Tutti a casa

di Simone Borri

RadioLondra201110-003

Parla Londra. Trasmissione destinata alle forze combattenti nelle zone occupate.

Alcuni messaggi in codice:

Giovanni ha i baffi lunghi

I cinesi hanno le corna ancora più lunghe

Felice non è Felice

Conte non è intelligente

Ferisce il mio cuore con monotono languore

la ricerca di un dottore

Mattarella non è di sana e robusta Costituzione

Lo stipendio non arriva a casa

il sussidio sì

Il divano non è per niente sano

deforma il culo all’italiano

Harold Stevens, il colonnello Buonasera

Harold Stevens, il colonnello Buonasera

Buongiorno italiani, è il vostro colonnello Stevens che vi parla, sulle solite frequenze. Riprendiamo le trasmissioni da Radio Londra, adesso che una nuova ora più buia è risuonata nel vostro paese, ed una nuova tenebra lo avvolge.

Il vostro governo vi ha messi nuovamente tutti a casa, agli arresti domiciliari. Lo chiama lockdown, con un termine della nostra lingua inglese, ma vi assicuro che è una invenzione tutta vostra.

Il vostro paese è tornato ad essere un immenso carcere. Non è la prima volta, e chissà se sarà l’ultima. La precedente non risale alla guerra, ma alla primavera scorsa. Vi dissero che il virus aveva preso tutti di sprovvista, e che faceva strage. Che era tutto sotto controllo, ma poi all’improvviso niente lo era più.

Come sempre. Siete un popolo per certi versi meraviglioso. Creativo come pochi altri, nel bene e anche nel male. Ma non vi riesce proprio di organizzare una società civile ed i suoi servizi. Una volta almeno vi riusciva reagire alla grande alle emergenze, ma a quanto pare è un’altra dote di cui il tempo sembra avervi privato.

Non vi riesce neanche esprimere un governo in grado di fare tutto ciò per conto vostro. E’ già tanto se quel governo un minimo vi rappresenta, poiché non avete saputo ancora trovare un sistema elettorale che vi dia voce con equità, e da cui tirare fuori dei degni rappresentanti. E questo purtroppo segna immancabilmente il vostro destino, nelle grandi come nelle piccole crisi, nella buona come nella cattiva sorte.

Nella guerra che ci vide contrapposti ottant’anni fa, la vostra nazione ebbe di che vergognarsi non per la dittatura, non per la pugnalata alle spalle inferta a noi ed ai francesi, ma per la fuga indegna di tutte le vostre istituzioni, dal Re d’Italia all’ultimo dei maggiordomi di palazzo, che vi lasciarono soli a fronteggiare un nemico feroce senza direttive, senza risorse, senza un’idea di possibile linea di resistenza.

Non avete mai avuto un De Gaulle o un Churchill a guidarvi. Simili leaders non vengono fuori per caso, sono espressione di una cultura, di una solidarietà sociale che fa sì che quando l’emergenza chiama, il popolo è pronto, ed il leader è pronto a sua volta a palesarsi.

Greta201111-001Non avete più nemmeno avuto un generale Diaz, capace almeno di piantare il picchetto oltre cui non ci si può ritirare sulle sponde del Piave, e da lì ripartire. Avete avuto quasi sempre capi di governo come questo Conte, un personaggio che avrebbe fatto la fortuna di Alberto Sordi. O come questo Mattarella, figura che Leonardo Sciascia avrebbe rifiutato di inserire anche nella meno riuscita delle sue novelle siciliane.

Con questa gente, amici italiani, non andrete lontano. Dal lockdown di primavera, dal coprifuoco h24 che ha già messo in ginocchio una prima volta la vostra economia e la vostra società, non vi è stato fatto fare un passo avanti.

Le strutture ed il personale sanitario sono quelli di allora, si assumono infermieri che non si sa dove vanno a finire, i posti letto ed i macchinari son sempre quelli, i pronti soccorsi anche. Andavano sott’acqua per le influenze stagionali delle annate scorse, figuriamoci adesso dopo altre sforbiciate alla spesa pubblica. I medici di base sono spariti, dissolti come l’esercito regio l’8 settembre.

I mezzi di informazione diffondono una paura millenaristica, la Morte Nera è la fuori, in attesa di ghermire ognuno di voi. Intanto i vostri vecchi sono tutt’altro che al sicuro nei lager dove li avete relegati, perché voi lì dentro non ci potete entrare, a confortarli, ma il personale di servizio che nessuno controlla e tampona, quello sì. I vostri bambini vanno a scuola come ci andavano un anno fa, anche se i banchi sono più bellini di allora. Alcuni fanno lezione in presenza, altri da casa, beneficiando – si fa per dire – di una rete internet che è stata implementata in questi anni allo stesso modo in cui è stata implementata la sanità.

Quando arrivano a scuola – quelli che ci vanno – sono già stati esposti al contagio per aver dovuto utilizzare gli stessi trasporti della più varia umanità. Una umanità, tanto per cambiare, costretta ad accalcarsi su seggiolini e corsie dalla penuria di mezzi e la scarsezza di corse, tagliate come ogni altra cosa dalla spending review selvaggia (anche questo è un termine nostro, i vostri capi quando vogliono somministrarvi una pillola avvelenata usano sempre termini inglesi).

Siete di nuovo a casa, chi ha lo stipendio assicurato e chi invece ha già perso il suo, o sta per farlo a questo secondo giro. La cassa integrazione, per chi la percepisce, è virtuale. L’INPS per non scucire soldi accampa le più disparate scuse burocratiche, aggrappandosi spesso alla motivazione della documentazione incompleta. Oppure semplicemente tacendo, che si arrangi il malcapitato mal segnalato dal suo datore di lavoro. Il quale datore di lavoro, secondo un vezzo tutto vostro italiano, magari ha più da guadagnare da un fallimento pilotato che da una ristrutturazione dell’attività solidale con i propri dipendenti.

Ma del resto, come dar loro torto più di tanto? Chi lavora in proprio e senza garanzie pubbliche, lunedi prossimo è atteso dagli F24. Non sono aerei della Lockeed americana, ma i moduli con cui il fisco italiano esige il pagamento dell’IVA e di tante altre gabelle.

E col cazzo…. I beg your pardon…. che il governo italiano ve le sospende, lunedi prossimo come a primavera scorsa.

RadioLondra201106-003L’importante è che non usciate di casa, perché se lo fate la sanzione è severissima. Durante l’ultima guerra, sintonizzarsi su questa frequenza radio poteva costare 1000 lire di multa e due mesi di galera. Niente male, costa molto di più adesso girare senza autocertificazione governativa, o adducendo cause non di estrema necessità (come per esempio portare la spesa a vostra madre anziana, è successo).

Senza contare che, come succedeva nell’Europa occupata ottant’anni fa, c’è sempre qualche vostro vicino disposto a fare il delatore, a denunciarvi e, se può, a rovinarvi. Succede anche ai popoli molto più coesi e solidali del vostro, figurarsi da voi.

Il vostro colonnello Stevens che vi parla ricorda il suo soggiorno nella splendida Napoli nel suo periodo di servizio diplomatico. Tutto è partito da Napoli, anche stavolta, come al tempo delle Quattro Giornate. E Napoli sarà l’ultima a volersi fare colorare di rosso, c’è da giurarlo.

Di Napoli ricordo soprattutto quella frase, recitata dal suo più grande attore di teatro, una frase che dette speranza in giorni ancora più bui di questi: Ha da passa’ ‘a nuttata….

Ha da passare. Anche nel chiuso delle case dove siete stati relegati, nel silenzio e nella rabbia che non potete condividere neanche con i vostri conviventi e familiari per quanto sono esausti anche loro, questa radio cercherà di portarvi informazioni e incoraggiamenti a resistere. Non resilienza, ma resistenza.

Vi lascio con una nostra canzone, del tempo in cui le bombe naziste (e qualcuna anche delle vostre) cadevano sulla nostra testa. Non ci fermarono, non ci chiusero in casa, e alla fine la nostra ora più buia diventò davvero quella più grande, come ci aveva promesso il nostro primo ministro.

Ce lo ha ricordato di recente la nostra regina, che ottant’anni fa si mescolava al suo popolo e guidava le camionette del corpo militare ausiliario e adesso ancora guida quel suo popolo, incitandolo a ritrovare il suo antico coraggio. Il coraggio che auguro anche a voi italiani di ritrovare, presto.

Noi ci incontreremo di nuovo.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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