Scherzare con il fuoco

di Simone Borri

Cesare Prandelli201130-001

Se stasera il Torino vince, la Fiorentina è quart’ultima, ed al prossimo turno si gioca contro il Genoa lo spareggio per non andare subito sott’acqua, nella zona rossa della retrocessione. Genoa, Atalanta, Sassuolo, Verona, Juventus, quanti punti può fare la banda viola ridotta nelle condizioni in cui l’abbiamo vista ultimamente? Quanti miracoli può fare Cesare Prandelli?

A meno di fatti imprevedibili, quello che aspetta la Fiorentina è un altro campionato giocato con il cuore in gola ed il terrore di una retrocessione con cui negli ultimi anni ha scherzato allegramente come si fa con il fuoco. Quattro anni, per la precisione, gli ultimi due dei Della Valle ed i primi due di Commisso.

Se la disgrazia del povero Davide Astori non avesse dato una sferzata allo spogliatoio ricompattandolo nel dolore, già l’anno 2018 ci avrebbe regalato il thrilling di una Fiorentina in lenta ma inesorabile discesa verso le zone della classifica che dopo l’ultima volta (il 2012, sempre in era Della Valle) nessuno si augurava di rifrequentare mai più.

L’anno dopo non ci ricompattò nulla, e mentre Della Valle si accingeva a vendere, grazie a Dio, Vincenzo Montella falliva miseramente il ritorno miracoloso e la patria si salvava all’ultima giornata in una scialba riedizione della partità della verità del 1978, Fiorentina – Genoa. Due squadre che ogni tanto si ritrovano lì, dove non c’é onore né gloria, ma solo sopravvivenza a scapito l’una dell’altra.

L’anno dopo ancora, ecco la volta di Commisso a cimentarsi con un calcio del tutto diverso da quello dei Cosmos, e dopo aver confermato con troppa facilità e faciloneria un Montella ormai pesce fuor d’acqua, eccolo chiamare al timone della nave che faceva la stessa acqua della precedente gestione Beppe Iachini, uomo delle mille salvezze. Il Covid ci ha impedito di sapere come sarebbe andata a finire, se le salvezze di Beppe sarebbero diventate mille e una. E’ stato praticamente l’unico aspetto positivo di una annata in cui sfidiamo chiunque a trovarne altri.

Quest’anno, confermato Beppe con la stessa precipitazione con cui era stato mantenuto il posto al suo predecessore, eccoci già, alla nona giornata, con le caviglie lambite dalle acque limacciose della zona pericolo. E con la prospettiva di un altro di quei campionati che speravamo di non vivere più, da quando la società è in mano ai babbi ricchi, e che invece si ripresentano a scadenze sempre più regolari. Anzi, sempre più frequenti.

Qualcuno ci deve spiegare cosa c’é di diverso tra rischiare la B con Della Valle e rischiarla con Commisso. Ah, sì, il centro sportivo. O meglio, il progetto di centro sportivo. Per qualcuno è sufficiente, de gustibus…… Altri invece – sempre di più – vorrebbero vedere nel frattempo i punti che si accumulano ai punti, la squadra che magari non fa grandi cose ma nemmeno offre scene pietose come da quattro anni a questa parte, la vita che scorre più tranquilla di quanto preveda finora il kharma del tifoso viola. Da tanto, troppo tempo a questa parte. Le vittorie sono rimaste quasi le stesse dei tempi di Befani e Baglini. Le retrocessioni sfiorate sono state diverse, a partire dal 1971. Quelle centrate un paio.

Che altro? Cesare Prandelli quest’anno ha accettato la chiamata di Commisso perché era là dove lo portava il cuore. Ci avesse ragionato un minimo, avesse ascoltato il consiglio del collega Montella, forse avrebbe detto: no, grazie, passo.

La stagione in corso rischia di aggiungersi a quelle infelici del mister di Orzinuovi, dal 2014 ad oggi. Per noialtri, rischia di aggiungersi al 1993 ed al 2002, non so se mi spiego. Al netto dei valori tecnici, che sono meno eccelsi che mai nell’edizione attuale della Fiorentina, è il clima che si assomiglia pericolosamente. La sensazione è quella della caduta libera, della rotta di Caporetto, dei singoli che si sentono già altrove e del collettivo che non esiste più.

Frank Ribery è un disadattato che resta a Firenze per onor di firma, ma che ha già spedito altrove la propria famiglia, in attesa di seguirla. Gaetano Castrovilli sembra Domenico Morfeo del 2002. Vlahovic sembra Adriano, talento probabilmente non da poco a patto che un allenatore ci perda tempo a tirarne fuori certezze caratteriali e qualità tecniche, e che altrettanto tempo ci perda lui stesso su se stesso. Il resto, un’accozzaglia di gente fuori posto, fuori ruolo, fuori condizione, fuori già da Firenze in un modo o nell’altro.

Con questa banda, se a Cesare non spuntano fuori le tonsille di Antonio Conte e non gli esce fuori qualche urlaccio (ammesso che serva a questo punto a qualcosa) la vediamo dura. Molto dura. Quella di ieri era in teoria la miglior formazione attualmente possibile. Figurarsi le altre.

Altrettanto dura sarà capire cosa vuol fare questo signor Commisso, che ci sembra sempre più studiare da meteora nella galassia viola. Che pure di meteore, magari meno dannose, a breve o lunga scadenza ne ha già annoverate diverse.

Se a qualcuno questi sembrano discorsi eccessivi, invito a riparlarne tra quindici giorni o giù di lì, dopo il match con la Juventus. Dopo aver messo in classifica chissà quanti punti. Azzardarne non più di un paio, in queste condizioni, è eccessivo?

Non siamo più quelli della remuntada del 2006-07. E i miracoli non si possono fare tutti gli anni, o perlomeno una volta ogni quattro o cinque anni ad andare bene.

L’unico progetto che ci resta, acclarato che qui nessuno ha più idea di come fare a vincere prima o poi qualcosa, sarebbe di passare almeno la domenica tranquilli. Se poi c’é da chiedere scusa a Beppe Iachini, lo facciamo anche volentieri.

Quanto allo zio, se il suo apporto è quello visto finora, può restarsene in America.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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