Alfonsina, una Lady Macbeth all’italiana

di Barbara Chiarini

Alfonsina Orsini nei Medici ( 1472 – 1520)

Alfonsina Orsini nei Medici ( 1472 – 1520)

Se fosse nata uomo probabilmente sarebbe stata considerata una figura astuta e intraprendente alla pari di un Macbeth shakespeariano. Ma invece Alfonsina Orsini nacque donna e per questo è passata alla storia nel ricordo della sua forte spregiudicatezza e della sua viscerale ambizione di raggiungere il successo atteso. 

Volendo vederla in altra maniera, la potremmo altrimenti definire una “signora di governo”, ciò che fu una rarità in epoca rinascimentale. Ecco perché, al tempo e col passare dei secoli, la sua figura ha suscitato una forma di antipatia di natura quasi misogina e antifemminista.

Nata nel 1472 da Pietro Orsini, conte di Tagliacozzo, e da Caterina Sanseverino, Alfonsina cresce fino alla prima adolescenza presso la corte di Ferdinando I a Napoli, una delle capitali culturali di quel periodo. A soli 14 anni, nel 1486, diventa sposa di Piero dei Medici, figlio del ben più noto Lorenzo il Magnifico e di Clarice Orsini, sua cugina, la quale da quel momento in poi diventerà anche sua suocera.

Giovane lei e altrettanto si può dire di Piero che al tempo ha solo 17 anni. Piero Lo Sfortunato, Piero Il Fatuo; così ce lo consegna la storia e veramente questo distintivo di infelicità gli si adatta molto.

Ma tanto più il marito, si mostrerà debole e indeciso nell’affrontare le difficoltà del vivere la sua stagione, tanto più lei, Alfonsina Orsini nei Medici, sarà fin da subito pronta a combatterle, addirittura a scontrarsi con il mondo, senza risparmiare nessuno, a maggior ragione i nemici. Anzi, spesso non esenterà neppure gli amici, così come accadrà nella storia che riguarderà  suo figlio Lorenzo e il Ducato di Urbino.

Piero di Lorenzo de' Medici, detto il Fatuo (Firenze, 15.02.1472 – Castelforte, 28.12.1503)

Piero di Lorenzo de’ Medici, detto il Fatuo (Firenze, 15.02.1472 – Castelforte, 28.12.1503)

Il suo matrimonio con Piero de Medici rappresentò un grande avvenimento mondano, visto lo sfarzo con il quale le nozze si svolsero: ma la vita di Alfonsina a Firenze (la quale vi giungerà solo nel 1488) non sarà invece pari alle aspettative che la giovane si era auspicata, immaginando la sua nuova vita. La figura di Lorenzo, il Magnifico sovrastava tutti e tutto e Piero non faceva niente, addirittura non pensava a niente che non provenisse come idea dal padre. 

Nei primi anni del matrimonio, neanche Alfonsina si distinguerà molto dalle altre mogli devote dei personaggi politicamente di rilievo della famiglia. Ella si occuperà perlopiù di cause religiose: ad esempio intercederà  insieme alla madre e alla suocera per il rinnovo del convento di Santa Lucia a Firenze per il quale sarà infatti costruita una chiesa e verranno comprati ulteriori immobili terreni. Ma finché saranno vivi suocero e marito, Alfonsina si comporterà come un ordinaria nobildonna di casa, ovviamente dedita anche alla procreazione.

Infatti, dal matrimonio verranno al mondo tre figlie e un figlio: Lorenzo e Clarice, i primi nati, saranno così chiamati in onore dei nonni paterni; le altre due, Maria e Luisa rimaste sempre nell’ombra, risulteranno pressoché sconosciute anche come notizie storiche.

Intanto Piero si rivela sempre più per quello che è;  un uomo arrogante e privo di carisma, erede poco dotato per pilotare la fragile Repubblica Fiorentina. Forse Alfonsina deve avere sperato che, una volta scomparso il Magnifico, suo marito sarebbe sfuggito da quell’anonimato a cui l’aveva costretto la troppa grande fama del padre, ma purtroppo ne uscirà delusa. 

Anche perché, con la morte di Lorenzo, le potenti famiglie fiorentine – avendo indovinato la fragilità del carattere di Piero – sperarono e insieme operarono, per portare avanti la rivincita che covavano nell’animo fin dal tempo in cui Cosimo il Vecchio li aveva sconfitti, facendo pagare agli Albizzi la colpa di essersi messi contro i Medici.

Ma saranno gli eventi successivi alla morte del Magnifico (sopraggiunta nel 1492) a vedere qualcun’altro emergere dal nulla: sarà proprio Alfonsina Orsini, una blasonata qualsiasi, che si trasformerà in uno straordinario boss; bisogna soltanto attendere ancora un paio di anni.

Così arriviamo al 1494, quando scendono i francesi; Piero non ha saputo fare niente per fermarli, ha ceduto tutto, fortezze incluse. Anche il Savonarola non aspetta di meglio. La popolazione insorge; il servile Piero è cacciato a forza nel secondo esilio della stirpe. 

I Medici tutti sono costretti alla fuga ma Alfonsina non li segue: ha fiducia nel suo nome di Orsini, più che in quello di una donna facente parte ormai della famiglia Medici.

Lorenzo di Piero de' Medici (Firenze, 12 .09.1492 – Firenze, 04.05.1519)

Lorenzo di Piero de’ Medici (Firenze, 12 .09.1492 – Firenze, 04.05.1519)

Decide di restare da sola nel palazzo di famiglia e le viene consentito. Per quasi un anno rimane in via Larga, custode solitaria ed accerchiata del patrimonio, anche se alla fine, sarà costretta a cedere e tornerà a ricongiungersi con il marito. 

I tentativi di rientro dei Medici saranno molteplici ma falliranno in più occasioni: a questo punto, pur di tornare, Piero si mette al soldo degli invasori francesi. Non sarà una buona mossa, anche perché nel 1503 il figlio del Magnifico annegherà nel Garigliano, nel tentativo di traghettare l’artiglieria. 

Alfonsina rimane vedova all’età di 33 anni con due figli adolescenti da crescere e un’ambizione smisurata da gestire. Poco incline a ruolo di vedova addolorata, da questo momento, ella assumerà finalmente il ruolo di capo famiglia (decisione che, col senno di poi, possiamo ammettere le sarebbe stata calzante sin dall’inizio) e facendo base prima a Roma e poi di nuovo a Firenze, recupererà molto del prestigio che la famiglia Medici ha perso negli ultimi anni. 

Per prima cosa si occuperà di garantire alla figlia Clarice un matrimonio di prestigio.

Alleandosi con il cognato, il cardinale Giovanni de’ Medici non ancora eletto Papa, ella riuscirà  a combinarle le nozze con Filippo Strozzi, il rampollo di una delle casate fiorentine più influenti del tempo. 

Acquisterà palazzi e terreni (per esempio l’attuale Palazzo Madama), consolidando anche a Roma e nel Lazio la forza economica della famiglia.

Poi si dedicherà alla ricostruzione di una fitta rete di amicizie in molte città italiane. Resterà molto vicina alla famiglia Strozzi, ovviamente, a Machiavelli e soprattutto al cognato divenuto ormai Papa Leone X. 

E’ questa una protezione non indifferente per una donna sola al potere, una valida garanzia e un solido appoggio per il giovane figlio Lorenzino che Alfonsina, sopra ogni cosa, vuole vedere affermato e potente. Su di lui appunterà tutte le speranze, non mollandolo mai neppure di un passo; vuole farne un principe e penserà per lui ad un matrimonio che riesca a proiettare la famiglia Medici nel panorama internazionale, per rinverdire l’antico prestigio e forse qualcosa di più.

Ecco quindi decretate le nozze con Maddalena de la Tour d’Auvergne, nipote del re di Francia: a questo modo, la famiglia si farà strada anche verso la corte parigina.

 E a far data da questo momento, il mondo paramediceo si rivolgerà soltanto a lei, incluso Niccolò Machiavelli. 

Michelangelo, Cappelle medicee, Lorenzo dei Medici duca di Urbino

Michelangelo, Cappelle medicee, Lorenzo dei Medici duca di Urbino

Quando la Lega Santa caccerà i francesi dall’Italia nel 1512, per i Medici si riapriranno le porte della città. Sarà lo stesso Machiavelli a scrivere a Donna Alfonsina fornendole ragguagli personali sulla caduta del gonfaloniere Soderini. 

Dopo 10 anni di manovre, sarà la nuora di Lorenzo il Magnifico, Alfonsina Orsini, a riportare la dinastia Medici a Firenze. 

E quando nel giugno 1515 rientrerà nella città gigliata dove, nel frattempo, i Medici hanno riguadagnato in un modo o nell’altro il potere, ella continuerà a giocare il suo ruolo di capo famiglia indiscusso. 

Lo dimostrano i documenti: non è raro infatti trovare al lato dei verbali ufficiali del tempo la dicitura di “commissione” dell’Illustrissima Signora Alfonsina o anche “per ordine” di Madonna Alfonsina.

Un altro aspetto interessante del suo impegno è possibile trovarlo negli scritti non ufficiali, nei registri cittadini e in tutte quelle testimonianze lontane dai giochi di potere e dalle manovre politiche pubbliche.

Infatti, Alfonsina si prodigò molto per abbellire la nostra città, per aumentare la produttività delle derrate alimentari e fornire sostentamento ai meno abbienti: acquistò per esempio il Padule del Fucecchio con lo scopo di fare eseguire dei lavori di drenaggio e guadagnare, per le popolazioni impoverite, nuovi terreni coltivabili, risollevando in parte l’economia locale basata soprattutto sulla pesca lacustre.

Ma Alfonsina non è ancora soddisfatta. C’è ancora una cosa che l’assilla: è la richiesta per il figlio Lorenzo del ducato di Urbino, feudo della Santa Sede. L’ambasciatore Francesco Vettori scrive che Alfonsina era instancabile nel sollecitare il Papa affinché desse quello Stato a suo figlio.

Ad Urbino i Medici avevano trovato rifugio durante l’esilio; ma la riconoscenza non era certo un sentimento praticato da Alfonsina Orsini e, alla fine, il Papa cederà. Nel 1516 i Della Rovere verranno espropriati a tradimento e Lorenzo sarà fatto duca: un atto indegno, diciamolo, ma non più di altri successi nella storia.

Tutto questo è comunque sufficiente a bollare Donna Alfonsina come una donna dalla più cieca ambizione, una rovina per l’Italia. 

Peraltro, in soli tre anni Lorenzo perderà il ducato e anche la vita (non senza però aver prima sposato la nipote del re di Francia). 

La gioia sarà dunque di breve durata: pochi giorni dopo aver partorito la figlioletta Caterina, futura regina di Francia, Madeleine morirà e il marito la seguirà il mese successivo.

Caterina de' Medici (Firenze, 13.04.1519 – Blois, 05.01. 1589)

Caterina de’ Medici (Firenze, 13.04.1519 – Blois, 05.01. 1589)

Di fronte al rovinoso tramonto dei propri sogni, e del potere che non poteva certo sopravvivere alla scomparsa del suo titolare, anche madonna Alfonsina se ne va: sono passati solo otto mesi, è il febbraio 1520.

Nelle pagine scritte su di lei dopo la morte si leggerà  biasimo e derisione. Da che mondo è mondo, alle donne non si legittimano facilmente le posizioni di rilievo e soprattutto, non si perdona loro di avere lo scettro del potere tra le mani. 

E Alfonsina Orsini Medici li ebbe entrambi.

Di lei è stato trasmesso un ritratto fatto di molte ombre e davvero poche luci. Si è parlato di avarizia, di sete di denaro e di potere, di ambizione smisurata, di intrighi e faziosità soprattutto per il destino politico del figlio Lorenzo. 

Ciò che per gli uomini sono tratti fondamentali, pregi, se non addirittura vere e proprie virtù quando si esercita il comando, per una donna le stesse caratteristiche sono vizi e come tali veri e propri peccati.

Il caustico epitaffio suggerito da Filippo Strozzi suo genero –  il quale in vita tanto aveva anche molto beneficiato dei maneggi della suocera – racchiude in sé il giudizio di un’epoca: «Alfonsina Orsini, per la cui morte nessuno porta il lutto, la cui vita tutti hanno sofferto, la cui sepoltura è massimamente piacevole all’umanità».

Ma Alfonsina non fu l’anima nera della famiglia Medici. Forse, più semplicemente, ella usurpò dei ruoli e delle prerogative tipicamente maschili, cosa alquanto difficile da digerire… 

Si capisce bene: per voler partecipare ai giochi di potere occorre nascere con i pantaloni e non con le gonne, ora come allora.

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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