Orson Welles, il prodigio del cinema

di Barbara Chiarini

 

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«Ci sono tre cose nella vita , che non sopporto: il caffè bollente, lo Champagne tiepido e le donne fredde»

È considerato uno degli artisti più versatili e geniali di tutto il Novecento. Conquistò la fama a soli ventitré anni a seguito della messa in onda dell’indimenticabile Guerra dei Mondi che lo fece passare alla storia.

Credo che, se gli studiosi di storia del cinema fossero costretti  a stilare una classifica dei migliori talenti assoluti incontrati nel tempo e dovessero porne soltanto uno a capo di essa, senza alcun dubbio la maggior parte di loro sceglierebbe Orson Welles.

E sapete il perché? Semplicemente perché il suo talento non può essere messo in discussione neanche ai giorni nostri e perché  è evidente (anche per chi non è del mestiere) che i suoi capolavori non hanno solamente scardinato la classica struttura dei film ma hanno anche definito il nuovo linguaggio espressivo che sta alla base del cinema moderno.

Orson Welles nasce nel Wisconsin il 6 maggio del 1915 da Richard Welles, inventore e proprietario di una fabbrica di furgoni (discendente di una ricca famiglia della Virginia) e da Beatrice Ives, pianista e suffragetta .

La famiglia si sposta continuamente per il lavoro dei genitori, che hanno immediatamente la percezione che il piccolo Orson sia stato dotato dalla natura di grandi capacità, e per questo lo stimolano ad applicarsi fin da piccolo negli studi e soprattutto nelle arti. Purtroppo Orson rimane presto orfano di madre e a circa dodici anni, perde anche il padre.

Appartenendo ad una famiglia benestante, può  però fortunatamente proseguire gli studi. Mostra fin da giovanissimo una grande passione per il teatro e doti intellettuali incredibili, basti pensare che neppure sedicenne scrive un saggio su Nietzsche, davvero molto apprezzato. 

Finiti gli studi, si reca in Europa per una sorta di viaggio educativo, calcando le tavole di molti palcoscenici. 

Al rientro negli Stati Uniti, Orson trova subito un’occupazione a teatro, e nel 1938, a soli ventitré anni,  manda in onda La guerra dei mondi , simulando con incredibile realismo un attacco alieno che terrorizza milioni di radioascoltatori.

La casa di produzione RKO gli offre un contratto che lo lega a loro per la realizzazione di un film all’anno, qualunque sia l’argomento di cui voglia trattare e qualunque cosa intenda fare:  regia, sceneggiatura, interpretazione.

Dopo aver lavorato a diversi progetti realizza nel 1941 il suo primo lungometraggio, quello che per i più sarà considerato il capolavoro assoluto della cinematografia mondiale: Quarto potere.

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Per realizzarlo impiega soltanto tre mesi di riprese e nove di montaggio: si occupa personalmente della sceneggiatura (Oscar nel 1942) nonché della regia ed interpreta pure la figura protagonista, ovvero Citizen Kane, un magnate dell’editoria (ispirato alla figura reale  di W. R. Hearst).

La pellicola si addentra negli oscuri meandri del potere, della sete di gloria, della solitudine che  affligge gli individui privilegiati, del tormento interiore, fino ad indagare sulla scomparsa dei  valori e di ogni scrupolo, in favore dell’interesse personale. Kane quasi perde il controllo di se stesso, della sua anima: pur di raggiungere i suoi obbiettivi, si isolerà da tutti coloro con i quali aveva un sincero e disinteressato rapporto affettivo e si farà prendere e consumare dalla brama di onnipotenza, dalla schiavitù a cui induce il potere del denaro, fin quasi ad annientarsi. 

La pellicola è qualcosa di straordinario, Orson Welles usa la macchina da presa come nessuno mai prima aveva fatto; adopera per primo il grandangolo e il piano-sequenza, donando alle immagini girate una profondità inconsueta: riprende soffitti, muove la telecamera dall’alto in basso,  come se l’obbiettivo diventasse  il suo occhio, libero di muoversi come meglio crede. 

Il film risultò intenso, realistico, dinamico ma forse troppo innovativo per l’epoca e, contrariamente a quanto si può pensare col senno di poi,  fu un clamoroso insuccesso.

Nel 1948 Orson Welles gira La signora di Shangai che ha per protagonista sua moglie,  Rita Hayworth  e poi il Macbeth. 

0C7819E6-967C-40B3-B4E1-D845FF3E8909Anche questa regia non è apprezzata dalla critica né tantomeno dal pubblico; la lentezza con cui viene volutamente girato il film e l’uso di un tipo di recitazione piuttosto inusuale per un classico (molto lontano dai ritmi teatrali ai quali il pubblico è abituato in questi casi), determinarono un nuovo  fallimento.

Orson Welles si ritrova solo e incompreso sia dal pubblico che dalla critica Come dalle case di produzione; da questo momento in poi, per guadagnare i soldi necessari a finanziare i suoi lavori, sarà costretto a lavorare per altre produzioni come attore.

Solamente molti  anno dopo, nel 1971, riceverà un Oscar alla carriera «per la superlativa capacità artistica e la versatilità dimostrata nella creazione di opere cinematografiche».

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Morirà  ad Hollywood il 10 ottobre del 1985, mentre è intento a lavorare ad una nuova sceneggiatura, dietro alla sulla macchina da scrivere. 

I suoi capolavori sono tuttora studiati nelle scuole di cinema: nessuno si è saputo  più  dare a quest’arte come fece lui.

 È vero, Orson Wells è stato il paradigma dell’eccesso: eccesso di genio, di curiosità, di opulenza, di grandezza (era alto oltre un metro e novanta per centocinquanta chili di peso!),  ma anche e soprattutto …di passione. Quasi sicuramente fu  uno dei più grandi personaggi del cinema e al contempo uno dei più chiacchierati.

Welles cercò di cogliere  il meglio della vita e fu, a fasi alterne, un vitellone alla Fellini, un playboy, oppure un maestro del nuovo cinema. 

Respinse (a fatica) il cancro della solitudine e della depressione e camminò pericolosamente in equilibrio tra verità e finzione: un personaggio uscito dall’opera Il Falstaff di Giuseppe Verdi (che peraltro interpretò nel 1965), vuoi anche per le sue gigantesche dimensioni, ma fu anche Cagliostro, Re Lear, Don Chisciotte.

 Ebbene, fu anche la voce americana di Don Camillo! 

Zelante e perfezionista del suo lavoro, fu  aspro contro il divismo imperante nell’ambiente della celluloide e quindi rinnegato da quello stesso mondo che, non pago,  lo punì duramente, marchiandolo come un talento irregolare e ingovernabile, fino ad  esiliarlo in Europa.

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A  più di cento anni dalla nascita (6 maggio 1915) ed a  trentacinque dalla morte (10 ottobre 1985), Orson Welles resta un mistero:  il mistero di un ragazzo prodigio che esordì a 25 anni con un capolavoro come Quarto potere (profetico pamphlet  sul futuro della comunicazione di massa, sulla perversione mediatica,  fino ad arrivare a sfiorare l’ipotesi degli attuali social network): un uomo che poi si perse nello stesso linguaggio del cinema, riducendosi in ultimo a prendervi parte tristemente soltanto in qualità di una comparsa! 

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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