La gita a Spezia va di traverso alla Fiorentina

di Simone Borri

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Al quarto minuto la pratica Spezia sembrerebbe già archiviata. Il gol di Pezzella è il fulmineo suggello su un gradito ritorno, che ad un certo punto sembrava addirittura in dubbio. German Pezzella a settembre era inserito nel novero di una serie di giocatori dati per in fuga, anche se poi alla fine se n’é andato solo Federico Chiesa. Il capitano invece è tornato a riprendersi la fascia, che ha platealmente baciato dopo aver segnato il gol di apertura. Bel gol e polemiche chiuse, una volta tanto.

Il gol di Biraghi è un altro suggello su un ritorno altrettanto gradito. A Cristiano l’anno interista ha fatto bene, sulla fascia promette di crescere ancora e diventare un’ira di Dio. Non scomodiamo Vargas, e men che meno Cafu o Nela, ma il numero tre viola promette davvero bene, almeno da centrocampo in su. Indietro, purtroppo, avrebbe bisogno di giocare più spesso dentro una reparto difensivo che sia appunto un reparto, e non una somma di pur ottime individualità. Come difensore puro, Biraghi non alza il livello di quel reparto, né lo alza più Caceres, che ultimamente ci sta abituando ad incertezze gravi, come quella che ci manda al riposo sul 2-1 a seguito del gol di Verde che riapre i giochi. Lo Spezia accorcia nel momento che la Fiorentina smette di giocare e si chiude indietro. Paradossi del calcio fiorentino di questi tempi.

Il vantaggio di Pezzella

Il vantaggio di Pezzella

Già, perché al quarto minuto, come detto, la pratica sembrava chiusa, ma poi c’erano gli altri 86 più recupero. E la Fiorentina queste partite, questi troppi minuti ancora da giocare storicamente se li complica sempre. In ogni tempo, con ogni clima, su ogni fondo (si giocava sul sintetico del Manuzzi di Cesena) e soprattutto con ogni proprietà. Soprattutto l’attuale, che di progetti sembra averne ancor meno dei predecessori.

L’eroe negativo di giornata è Beppe Iachini. Che manda in campo la solita formazione, a fare il solito gioco. Anzi, non gioco. Avevamo previsto in estate la riconferma di Beppe (per motivi non tecnici), prevedendo anche che si trattava di un nodo che sarebbe venuto puntualmente al pettine. Nel bailame societario dove il presidente non sa cosa fa il direttore sportivo e viceversa, e tutti e due non sanno cosa fa l’allenatore, Beppe Iachini è diventato l’unico punto fermo per i giocatori. Nel senso che lui sa giocare – e far giocare – in quel modo e basta. Se tu gli metti in mano giocatori più adatti al modulo offensivo, con qualche situazione da recuperare o da far maturare (ogni riferimento a Vlahovic, attualmente in stato confusionale, è decisamente voluto), la Fiorentina diventa il solito corto circuito tecnico – tattico che favorisce le imprese di giornata di avversari come lo Spezia.

I liguri sembravano francamente uno spot per il campionato a 18 o anche a 16 squadre. Saliti in A al termine del campionato più folle della storia, quello costretto dal Covid a concludersi tardi e male con ritmi di gioco da pallacanestro, gli spezzini sembrano la vittima sacrificale predestinata di ogni turno di campionato. «Se non si vince oggi…… oggi c’é un risultato solo…..», borbottavano i tifosi viola mettendosi a sedere sul divano (una volta si sarebbe detto: entrando allo stadio….) ieri alle 15,00.

Se Nzola non avesse sprecato clamorosamente l’occasione al novantaduesimo, oggi saremmo qui a commentare un risultato solo: la sconfitta, la terza consecutiva, della squadra viola. Invece siamo a commentare un poco dignitoso pareggio, con i nostri eroi comunque già in zona pericolo, ed uno scenario possibile di fronte che ripete esattamente quello dell’anno scorso, e di altri anni precedenti a scadenze regolari.

L'esultanza di Biraghi dopo il raddoppio

L’esultanza di Biraghi dopo il raddoppio

Continuiamo a pensare che fabbricare e vendere supporti per l’informatica (in USA) sia una cosa diversa dal possedere e saper gestire una squadra di calcio (in Italia), e che alla Fiorentina servirebbero meno esternazioni (per di più di quelle alla Pontello, che fanno incazzare mezzo mondo senza portare a casa nulla) e più programmi.

Ma da che mondo è mondo paga l’allenatore, e Beppe Iachini in questo momento sembra il candidato ideale per pagare il conto. Contribuisce a rendersi indifendibile. I cambi di ieri, del resto, gridano vendetta al pari della formazione iniziale. In particolare la gestione di Callejon lascia perplessi, ce lo aspettavamo titolare da subito, entra invece a dieci minuti dalla fine in una squadra che a quel punto non ha più né capo né coda, e magari aspetta solo il colpo di grazia che per poco non arriva.

L'esordio amaro di Callejon

L’esordio amaro di Callejon

L’altra cosa che ci lascia perplessi di Iachini è il non aver fatto presente per tempo alla proprietà che con quei giocatori dalla vocazione prevalentemente offensiva, con una squadra divisa in tre tronconi che non fanno reparto e non si aiutano, lui non era in grado di assicurare prestazioni e risultati. Ma chi è l’allenatore che si autodenuncia all’inizio di una stagione? Quanto alla comunicazione, se il direttore sportivo non dialoga con il proprietario, può mai riuscirci l’allenatore?

Detto questo, siamo altrettanto sicuri che il tanto invocato esonero di Iachini e la sua sostituzione (a furor dello stesso popolo che l’aveva accolto a gennaio) avverrà nel momento in cui la Fiorentina sarà di nuovo impelagata nelle acque del sud della classifica, quelle pericolose. E che pertanto nello spirito e nei modi si ripeterà una volta di più l’operazione Iachini. Si fa il nome di Cesare Prandelli, con tutto l’affetto e la stima si rischierebbe un altro Montella bis. Nomi su cui costruire il famigerato progetto, anzichè pensare solo a salvarsi per l’ennesima volta, in giro disponibili non ce ne sono.

L'incredibile pareggio di Farias

L’incredibile pareggio di Farias

Valeva la pena spendere qualche giornata in meno a questionare su uno stadio che in ogni caso a Firenze vedranno forse i nostri nipoti, e qualche giorno in più a tavolino con lo staff a fare non diciamo qualche programma, ma quantomeno a buttare giù due o tre ipotesi di lavoro condivise da tutti.

E invece, la società si è schierata come la difesa viola sul pareggio di Farias. Tanti colonnini di cemento fermi in mezzo al prato, ognuno perso a guardare se stesso. E una voce stentorea come quella di Biraghi che alla fine, a pareggio subito, grida: «ma chi c….. era?»

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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