Diario del Coronavirus – Giorno 14: La battaglia del cervello

di Simone Borri

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«La battaglia di Francia è finita. Comincia la battaglia d’Inghilterra».

La citazione della celebre frase di Winston Churchill, pronunciata in quei drammatici giorni del 1940 in cui il coprifuoco scendeva come una lastra di piombo su Parigi e le altre zone della Francia occupate dalla Wehrmacht tedesca, ci serve per introdurre il discorso sul coprifuoco attuale. E più in generale sulla nuova battaglia per la libertà che si pone davanti ai nostri giorni ed alle nostre generazioni.

La battaglia di Francia, come 80 anni fa, è finita, ed è persa. Parigi è la prima a sbracare, a cedere le armi, a rifugiarsi in un nuovo e neanche tanto surrettizio lockdown (la versione 2.0 si chiama appunto coprifuoco) per paura della seconda ondata di contagi da coronavirus Covid19.

Abbiamo ancora in mente i parigini che corrono alle armi per difendere la Rivoluzione libertaria cantando la Marsigliese, e poi ancora per opporsi al nazismo entrando nel Maquis, la Resistenza. E’ roba che appartiene ad altre generazioni, ad altre epoche. I francesi di oggi, come tutti gli europei loro contemporanei, hanno già perso qualsiasi battaglia identitaria fin dalla nascita, e si abbandonano volentieri, quasi voluttuosamente, al sacro terrore del morbo, senza farsi più le domande di una volta, di sempre.

Parigi sotto il coprifuoco, non è il 1940 ma il 2020

Parigi sotto il coprifuoco, non è il 1940 ma il 2020

Le varie Radio Londra che ancora trasmettono i dati reali della pandemia, o presunta tale, fanno fatica a raggiungere un audience significativa. Sono molti di più quelli che vorrebbero rifugiarsi nelle chiese a pregare come al tempo della peste, se non le trovassero chiuse. E allora l’unica è chiudersi anche loro, in casa, e nel frattempo tranquillizzarsi soltanto sentendo snocciolare la cantilena delle cifre dei nuovi contagiati, dei ricoverati in terapia intensiva, dei deceduti (tutti acriticamente e antiepidemiologicamente ascritti al Covid, ovviamente). Sono nenie rassicuranti, come le ninnananne e le preghiere della sera. Non hanno più valore scientifico di quelle, ma ad un anima imbarbarita, analfabetizzata di ritorno come quella di tanti nostri contemporanei non puoi chiedere il raziocinio. E’ morto insieme alla pubblica istruzione, tanto tempo fa.

Se sbraca il francese medio, figurarsi l’italiano medio, che non aspettava altro per poter dire: eh, guarda, l’hanno fatto loro….. Siamo un popolo di pusillanimi, di fronte alla malattia come a qualsiasi altra difficoltà esistenziale. Siamo privi di qualunque autonomia culturale, civile, di pensiero, di azione. Siamo un paese a sovranità autolimitata, anzi, inesistente, e prima di tutto lo siamo dentro le nostre teste. Gente che fa le riforme del proprio ordinamento giuridico e di stato civile quando il Papa dà loro il permesso. Gente che litiga con i cugini d’Oltralpe per la collocazione geografico-politica della cima del Monte Bianco in quanto questione suprema di dignità nazionale, salvo andare loro dietro non appena ci fa comodo. Perché non siamo e non vogliamo essere responsabili delle nostre azioni, ma compiamo solo quelle che ci paiono supportate dal precedente più autorevole. Se lo fanno a Parigi…….

La manifestazione della Lega alle pendici del Monte Bianco. parafrasando salvini: non il problema principale dell'Italia, in questo momento....

La manifestazione della Lega alle pendici del Monte Bianco. Parafrasando Salvini: non il problema principale dell’Italia, in questo momento….

La battaglia del cervello è già finita, é persa. Comincia la battaglia per la sopravvivenza di alcuni nostri diritti, la maggior parte dei quali il nostro governo ha già rubricato come attività superflue, non essenziali. Lo può fare, perché ormai è stato svincolato da qualsiasi rappresentatività, da qualsiasi carta costituzionale, da qualsiasi legame di fiducia con un parlamento che si riunisce ormai solo quando i suoi membri hanno bisogno di tagliarsi i capelli.

Comincia la battaglia per non farsi rimettere a sedere sul divano, psicologicamente prima ancora che materialmente. E forse è già persa anche quella, perché Conte – come il Bruto di Shakespeare – è un uomo d’onore soltanto nell’ironia di Marco Antonio. Se promette di non chiudere tutto, significa che nella stanza accanto gli stanno già preparando il DPCM da firmare.

Presto saremo di nuovo tutti a casa, e stavolta non saremo colti di sorpresa come l’8 settembre (1943) o il 7 marzo (2020). Stavolta ci organizziamo per tempo, qualcuno ha già cambiato il copridivano, mentre tiene pronto all’ingresso di casa il nuovo guinzaglio del cane. Perché l’italiano medio con le regole ha un rapporto tutto particolare. Pretende che gli altri le rispettino, ed è pronto a farsi abbietto delatore del vicino di casa e di chiunque. Ci svicola attorno personalmente appena può, con pretesti ancor meno dignitosi dell’acquiescenza con cui ha fatto mostra di accettarle, senza ribellarsi quando era il momento.

L'immagine non è tratta da Le mie prigioni, di Silvio Pellico.....

L’immagine non è tratta da Le mie prigioni, di Silvio Pellico…..

Gli anziani ci hanno già preceduti, chiusi nelle case di riposo senza essere stati interdetti né tantomeno condannati a provvedimenti restrittivi della libertà. Sono cittadini nel pieno possesso dei loro diritti civili, e tuttavia non possono uscire dalle loro residenze sulla base di non meglio motivate ordinanze delle kommandantur nazionali e regionali. Ci sarebbe da far causa, da denunciare per sequestro di persona, se solo si trovasse un Tribunale aperto e disposto almeno a protocollare un’istanza.

A ruota li seguiranno i giovani, che già danno segni di squilibrio e che vengono da anni di pedagogia a rovescio a cui il Covid ha dato solo la cosiddetta mano di coppale. I gravi fatti di Livorno sono sintomatici di una condizione giovanile di sbando totale. Non si sa rinunciare ad un aperitivo o ad una qualunque bevuta, perché nessuno ha insegnato a rinunciare a nulla, ad affrontare una difficoltà che una, in nome di un valore accettabile e condivisibile. L’ordine costituito, il bene comune non appartengono certo a questi valori, e la Polizia – che del resto da anni ha accettato supinamente di farsi prima disarmare e poi delegittimare – è un soggetto sociale come tanti altri, da prendere a sassate quando si mette nel mezzo.

La sassaiola di Livorno contro la Polizia

La sassaiola di Livorno contro la Polizia

Infine ci siamo noi, la mezza età, quelli che in tutto questo casino dovranno cercare di sbarcare il lunario con tutto il resto del mondo a carico, malgrado che da qui a Natale il governo avrà fatto di tutto per trinciare il maggior numero di attività professionali possibili. Nel frattempo, a giudicare dai primi refoli dell’aria che tira, o tirerà presto, è già stato individuato il nemico interno, l’ebreo della situazione. Se il nemico esterno viene meno – perché si attenua in quanto virus, o perché alle cavolate dei virologi da talk show si possono opporre le controdeduzioni dei virologi veri, da laboratorio, che si trovano su internet, se si vogliono cercare – ecco che quello interno è già pronto.

MeinKampf201022-001La nuova contrapposizione alimentata ad arte sarà tra redditi garantiti e non, tra lavoratori pubblici e privati, fra percettori di stipendio e percettori di rendita (o reddito, di cittadinanza o d’altro genere). Intendiamoci, molti dei redditi garantiti stanno facendo di tutto per dare argomenti e motivi di disgusto a chi non è così fortunato come loro, e soprattutto disturba la coincidenza fra costoro ed i sostenitori della sanità da coprifuoco. Ma insomma, il gioco più vecchio del mondo si appresta nuovamente a gettare in confusione le nostre povere menti messe a dura prova da un esercizio della ragion critica a cui non siamo più abituati da quando alle superiori – quei pochi – studiavamo Kant per l’interrogazione di filosofia.

Se è un complotto, è stato organizzato davvero bene. Ne dubitiamo tuttavia, il potere al giorno d’oggi non è così intelligente come una volta. Ma il fatto è, a ben pensarci, che il popolo lo è ancor meno.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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