Diario del Coronavirus – Giorno 13: Speciale DPCM

di Simone Borri

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Si apprende che l’Italia avrà un lockdown 2.0, una seconda ondata illiberale motivata da una presunta seconda ondata virale, allorché Emmanuel Macron annuncia ai francesi il couvre-feu a Parigi e nelle grandi città d’oltralpe.

Ma noi siamo l’Italia, e siamo governati dal governo italiano, diranno i miei piccoli lettori. Nominalmente sì. Ma come sempre siamo il paese a sovranità maggiormente limitata d’Europa, ed anche quello dove l’isteria collettiva da Covid ha mietuto più vittime.

I sondaggi, fatti non si sa come e da chi, parlano di una maggioranza dell’opinione pubblica italiana a favore di una nuova serrata, una nuova zona rossa nazionale. A volerci credere, bisogna anche considerare che c’è una crescente fetta di quella stessa opinione pubblica che è contraria, sicuramente la più incazzata e che non lo manda a dire essendo in gioco a questo punto la sua stessa sopravvivenza alimentare (del pagamento delle casse integrazione attivate dal primo lockdown se ne è persa notizia all’altezza di giugno, e a dicembre il blocco dei licenziamenti e gli ammortizzatori sociali scadono).

E allora il governo italiano fa quello che hanno sempre fatto i governi italiani. Esegue, o crede di eseguire, in modo asinino e pedissequo direttive che in sostanza vengono da fuori. Ma lo fa con juicio, con giudizio, come dice il governatore spagnolo di Milano al suo cocchiere nei Promessi Sposi quando si tratta di uscire dall’accerchiamento della folla inferocita). Con pusillanimità direttamente proporzionale all’incompetenza.

Giuseppe Conte, l'uomo della provvidenza. Ma per chi?

Giuseppe Conte, l’uomo della provvidenza. Ma per chi?

Il terreno, anche per la plebe italiana che non ha mai brillato per riottosità, figuriamoci per tentazioni rivoluzionarie, va preparato a dovere, perché le corde non è mai sano tirarle fino al punto di rottura. Perfino sui faccioni beffardi e sorridenti della Trojika Zingaretti, Conte, Di Maio potrebbe arrivare qualche pomodoro marcio, magari con dentro un sampietrino.

E allora, prima si fa parlare il Papa (non si sa bene se si rivolga ai fedeli o a fratello coronavirus nel raccomandare calma, unità ed inclusione, ma quello che conta è il tono di voce penitenziale ed il profumo di incenso, tanto basta per mettere a pecorone molti nostri connazionali).

Poi si fa parlare Mattarella. Non che ci sia bisogno di sollecitarlo. A differenza di Bergoglio, lui l’Angelus lo fa tutti i giorni. Nel suo caso il tono di voce e gli argomenti tirerebbero gli schiaffi, se ciò non configurasse vilipendio e attentato al capo dello stato. E allora bisogna beccarselo noi, il vilipendio e l’attentato ai nostri diritti, sorbendoci oltre al danno dei DPCM di Conte anche la beffa di Mattarella che li commenta come Natalino Sapegno faceva con la Divina Commedia.

Infine, ci vuole l’esempio autorevole, proveniente dall’Estero. In modo da poter dire: avete visto? I francesi…. gli inglesi…. i tedeschi…. gli spagnoli…… gli americani! tutti chiusi! Noi no, noi no, dicono infine scimmiottando un Raimondo Vianello d’annata. In realtà, hanno già pronti i provvedimenti, scritti a regola d’arte. Saremo anche la provincia più remota e meno consapevole dell’Impero, ma siamo anche la patria del linguaggio, oltre che del diritto. Quando si vuole violentare quest’ultimo, si ricorre alla manipolazione del primo.

Così, ecco che non si dice più ordinanza, ma decreto del presidente del consiglio dei ministri (DPCM). Fa più fino, ed anche più giurisprudenziale, e soprattutto non richiede che il Parlamento si debba riunire a convertire alcun che. Non si dice più lockdown, si dice coprifuoco. Qui per la verità ci sarebbero esempi passati che dovrebbero evocare qualche brivido almeno lungo la schiena dei più anziani, proprio coloro in nome dei quali si stanno chiudendo i cancelli delle celle della Bastiglia.

Emmanuel Macron..... Parigi brucia?

Emmanuel Macron….. Parigi brucia?

L’ultimo coprifuoco imposto alla città di Parigi risaliva a ottant’anni fa. Portava la firma in caratteri gotici di Otto von Stülpnagel, nominato da Adolf Hitler comandante militare della piazza, nonché delle truppe tedesche di occupazione della Francia. La data era quella del 14 giugno 1940, il giorno che la Wehrmacht entrò nella capitale francese ponendo fine, almeno temporaneamente, alla seconda guerra mondiale in Europa.

Rispetto a quello stabilito da Emmanuel Macron ottant’anni dopo, il coprifuoco di Stülpnagel poneva restrizioni più miti. Si poteva girare fino alle 23, contro le 22 di Macron, e non si faceva questione di cosa e dove e come si poteva bere, o mangiare. I francesi avrebbero sofferto lacrime e sangue sotto l’occupazione nazista, ma i ristoranti, i bar e gli esercizi commerciali in genere ne sarebbero usciti tutto sommato in condizioni assai migliori. Quando Charles De Gaulle entrò da liberatore nella capitale francese il 25 luglio 1944, la trovò in una situazione decisamente migliore di quella che troverà sicuramente chi governerà la Francia dopo il collaborazionista Macron. Alla fine di questa follia, di questa drole de santé la cui seconda ondata prende il via proprio dal paese che aveva insegnato a tutti – ma i tempi e soprattutto le persone erano diversi – che cos’è la libertà. Pardon, la liberté.

Come collaborazionista, pur non avendo il phisique du role di un Petain o di un Quisling, Macron ha fatto fin dall’inizio la sua egregia figura. Appiattito sulle posizioni politiche del potente vicino, m.sieur le president in occasione del covid19 è andato anche oltre. A Berlino infatti non si sognano neanche di imporre restrizioni come quelle parigine, e se lo fanno trovano subito qualche voce istituzionale autorevole che li bacchetta. La magistratura berlinese ha costretto Angela Merkel a rimangiarsi l’equivalente del DPCM di Conte in quanto sproporzionato al tipo di emergenza a cui deve far fronte.

Trovatemi un magistrato italiano, uno solo, in grado di fare altrettanto e io risparmierò questo disgraziato paese, potrebbe dire il Signore se gli pungesse vaghezza di trattare questo paese medesimo come si merita, e cioè come Sodoma e Gomorra. No, qui Giuseppe Conte governa per decreto né più e né meno come facevano durante la Repubblica di Salò. Con la differenza che adesso un Parlamento democraticamente eletto ci sarebbe. Teoricamente.

Obersturmfuhrer Dario Franceschini, a cui si deve la decisione di autorizzare la polizia ad entrare senza mandato giudiziario nelle case private per verificare il rispetto dle DPCM

Obersturmfuhrer Dario Franceschini, a cui si deve la decisione di autorizzare la polizia ad entrare senza mandato giudiziario nelle case private per verificare il rispetto del DPCM

Ma le nostre Camere hanno già fatto sapere che quanto prima se non subito si ritireranno in smartworking. Votata la proroga dei poteri speciali al dittatore di Volturara Appula, gli emicicli sono pronti a vuotarsi, lasciando a presidio soltanto qualche pistola con la mascherina tricolore o arcobaleno a far finta che ci siano ancora una maggioranza ed una opposizione. E soprattutto che discutano di qualcosa, e governino questo paese.

Resterà di nuovo e presto il Direttorio, Bellicapelli Conte, Ridichemammahafattognocchi Zingaretti ed il geografo Di Maio, che comunicano via Facebook i loro diktat a cittadini ai quali non resterà a quel punto che commentare con insulti ed emoticon, il surrogato della partecipazione civile escogitato del ventunesimo secolo.

Presto insomma saremo di nuovo chiusi in casa anche noi. Non sarà primavera, ma bensì autunno e poi inverno. Stavolta gli sgravi (non quelli fiscali che sono stati inesistenti, ma quelli economici) non basteranno nemmeno a pagare la bolletta di un gas che andrà consumato h24. E speriamo che almeno ai nostri anziani siano già stati accesi i riscaldamenti fin dal primo freddo. Che a differenza del coronavirus è sempre e comunque una cosa seria, e tende a non perdonare.

I nostri anziani…. condannati ad aspettare la fine nelle loro celle, senza più altro conforto che una videochiamata (chi ha lo smartphone, o è in grado di usare quello della RSA). Con il dubbio che si insinua in quelli di loro che non è stato ancora graziato dalla demenza senile: vale la pena campare magari sei mesi in più, ma farlo ridotti come l’Abate Faria nel Conte di Montecristo?

Il capo della polizia Franco Gabrielli, a cui si deve il ritiro della decisione di Franceschini, grazie ad una sua lettera ufficiale con cui ha dichiarato le forze dell'ordine non disponibili

Il capo della polizia Franco Gabrielli, a cui si deve il ritiro della decisione di Franceschini, grazie ad una sua lettera ufficiale con cui ha dichiarato le forze dell’ordine sostanzialmente non disponibili

I nostri ragazzi….. costretti dalle disposizioni di una che a volerle bene assomiglia più a Morticia Addams che ad un Ministro della Pubblica Istruzione a trastullarsi con l’autoscontro dei banchi a rotelle in attesa che qualcuno dica loro se si rientra in classe, si va tutti a casa e soprattutto se l’anno scolastico, per la seconda volta consecutiva, è andato a puttane. Absit iniuria verbis, e casuale sia qualsiasi riferimento a persone e ministri viventi o vissuti.

Poi ci siamo noi, la generazione di mezza età, quella che la storia dovrà ringraziare per aver causato tutto questo. Perché non stavamo attenti a scuola, malgrado funzionasse un po’ meglio di adesso. Non abbiamo imparato una mazza, da maestri buoni o cattivi ma comunque maestri. Non abbiamo mai sentito come nostro dovere scendere in una qualunque piazza a protestare, se non nelle due ore stabilite da CGIL e simili per accorciare la settimana e far finta di battersi per rinnovare già abbastanza ridicoli contratti di lavoro.

Siamo qui, ad aspettare i prossimi DPCM di questo Conte, l’uomo di conseguenza di una terza repubblica che pensa già alla quarta, ritrasferendone magari la capitale a Salò, la Vichy italiana. Che nel frattempo si è fatto furbo, e stavolta l’Italia la rimetterà a casa un pezzetto alla volta, un DPCM alla volta.

Francesco Vaia, direttore sanitario dell'Ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma: «Non servono nuovi lockdown, Basta terrorizzare i cittadini, il Paese non ha bisogno di stress»

Francesco Vaia, direttore sanitario dell’Ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma: «Non servono nuovi lockdown, Basta terrorizzare i cittadini, il paese non ha bisogno di stress»

In attesa delle prossime disposizioni – inutili a contrastare un virus che, a meno che qualcuno non lo pompi ad arte nell’atmosfera continuamente (absit iniuria Cinae, o chi per lei e con lei), si sta già attenuando per conto proprio come tutti i virus (*); ma utilissimi alle casse comunali, regionali e statali, i vigili e vigilini sono già con il libretto delle multe in mano -, prendete tutti la lavagnetta e scrivete cento volte:

più contagiati = più tamponi

più contagiati = più asintomatici

asintomatico non vuol dire malato

malato non vuol dire in pericolo di vita

cura non vuol dire vaccino

Burioni fa rima con gettoni (di presenza)

i dpcm non servono ad un……

Prof Giulio Tarro, virologo di afma internazionale allievo di Albert Sabin e principale accusatore della politica governativa di contrasto al covid19

Prof Giulio Tarro, virologo di fama internazionale allievo di Albert Sabin e principale accusatore della politica governativa di contrasto al covid19

Pensierino della sera:

Prima o poi anche un popolo costituito da materiale inerte come il nostro potrebbe perdere la pazienza. Stiano attenti lor signori parlamentari, che la prossima riforma costituzionale non l’abbiano a fare gli schiaffi, piuttosto che le matite copiative.

(*) dichiarazioni dei prof. Tarro e Bacco in conferenza stampa alla Camera dei Deputati:

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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