Batosta Juve, il progetto va avanti

di Simone Borri

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Antonio Cincotta è un uomo d’onore, oltre che uno dei migliori coach in circolazione. Nel commentare la scoppola rimediata a Torino dalle sue ragazze, parla di gara condizionata fin dall’inizio da episodi sfavorevoli e dubbi. Sul primo gol della bianconera Girelli, dopo neanche tre minuti, sono ben tre le giocatrici viola che finiscono a terra prima che la palla giunga all’attaccante della nazionale femminile, pronta a mettere in rete.

Dieci minuti dopo, episodio che riecheggia il celebre Juventus-Inter del 1998: non sanzionato un fallo in area bianconera sulla Sabatino, il gioco non si ferma e sulla ripartenza la Bonansea viene atterrata al limite dell’area opposta, quella viola, mentre si invola verso il probabile raddoppio. Fallo da ultimo uomo, anzi da ultima donna: espulsione della Quinn, e sugli sviluppi della punizione successiva è pronta la Alves Souza a insaccare il 2-0 che taglia le gambe alle ragazze viola.

Difficile dare torto a mister Cincotta, ingeneroso sparare sulla Croce Rossa, rappresentata in questo caso dall’impegno che le giocatrici della Fiorentina ci mettono comunque fino al novantesimo, malgrado l’essere rimaste in dieci, al cospetto di una capolista arrembante e a tratti devastante, pesi qui più che altrove.

Nel calcio gli episodi non hanno un ruolo marginale, ma poi le partite durano novanta minuti ed i campionati – nel caso specifico – venti partite. La Juventus ne ha già vinte cinque su cinque, la Fiorentina, dopo l’esordio iniziale pirotecnico contro l’Inter, è ben più indietro. Non tanto per il 4-0 incassato (dopo il 3-1 casalingo subito dal Sassuolo) quanto per la distanza che separa, a prescindere dagli episodi, la squadra viola da quella che anche in ambito femminile é inevitabilmente sentita come l’avversaria più acerrima, la Juventus.

Nella scorsa stagione era sembrato che la Fiorentina avesse in qualche modo recuperato quasi del tutto il gap con le campionesse in carica. Poi è successa l’ecatombe di mercato. Via la Guagni, via la Mauro, via anche altre. Le ragazze arrivate a sostituirle partono inevitabilmente da più indietro rispetto alle più celebri colleghe, entrate nel cuore dei fiorentini non soltanto per lo scudetto vinto tre anni fa.

C’é da lavorare, insomma, per mettere di nuovo la squadra in condizione di essere competitiva fino in fondo. Se questo è il progetto viola, del che ci permettiamo – in ambito femminile come in quello maschile – di dubitare. La vicenda Bonetti è sintomatica. Tatiana era accreditata di volersene andare da tempo, seguendo l’esempio delle compagne partite quest’estate. I rumors la davano già a Madrid, sponda Atletico, ed alla vigilia del match di Torino c’era praticamente l’accordo. In Spagna le donne già giocano in regime di professionismo, a differenza dell’Italia.

Sta di fatto che nessuno, come confermato candidamente anche dalla società, ha cercato di trattenere Tatiana, come prima di lei Alia, Ilaria e le altre. Il trasferimento pare sia stato rinviato all’anno prossimo, data la difficoltà di sostituire adeguatamente e in breve tempo una giocatrice del calibro della Bonetti. E quella, aggiungiamo noi, di far fronte altrettanto adeguatamente al malumore che si sta diffondendo tra la tifoseria.

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Tatiana Bonetti

Nella settimana che segue la conclusione della vicenda Chiesa (con le dichiarazioni del giocatore che parlano senza mezzi termini di assenza di progetti in casa viola, dichiarazioni che Radio Spogliatoio tra l’altro attribuisce identiche nella sostanza alla stessa Bonetti), un’altra delusione in tinta bianconera accompagnata da un’altra cessione eccellente (senza ricambio) rischiava forse di essere troppo anche per una tifoseria che ancora stenta a considerare chiusa la luna di miele con la proprietà Commisso.

La quale proprietà si è lamentata della mancata telefonata di Federico Chiesa, ma ha incassato e incassa senza battere granché ciglio una sconfitta ed un ridimensionamento dietro l’altro. Cominciano ad essere tanti. Il tempo per rimediarvi c’é, ma a condizione che i progetti – non solo quelli edilizi – si facciano finalmente, e sul serio. Altrimenti, per collezionare delusioni e sconfitte bastavano i Della Valle, almeno nella versione ultima.

Ad Antonio Cincotta ed alle sue ragazze auguriamo una pronta ripresa. Se la meritano, neanche sullo 0-4 hanno mollato. E senza quel quarto d’ora iniziale di follia arbitrale forse avrebbero concluso la domenica sicuramente con una prestazione ed uno score più onorevoli.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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