Una sfida ai limiti dell’impossibile

di Barbara Chiarini

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Era il 9 settembre dell’anno del signore 1501 quando Michelangelo Buonarroti iniziò a mettere mano al blocco di marmo da cui trasse fuori il celebre David, la scultura destinata a diventare l’ideale perfetto di bellezza maschile nell’arte.

Quando fu chiamato a Firenze, allo scopo di affidargli l’incarico di scolpire una statua del re David a carattere religioso, Michelangelo aveva solo 26 anni, ma era già divenuto famoso per avere realizzato La Pietà del Vaticano.

L’opera doveva essere sistemata su uno dei contrafforti della chiesa di S. Maria del Fiore di Firenze ad un’altezza di circa 80 metri, ecco perchè il David era stato commissionato il 16 agosto di quello stesso anno dai consoli dell’Arte della Lana e dagli Operai del Duomo di Firenze, con il vincolo di scolpirlo da un grande blocco di marmo che giaceva abbandonato presso il cortile dell’Opera del Duomo.

Nelle intenzioni dei  committenti, la scultura doveva rappresentare un’immagine diversa dell’eroe biblico rispetto all’iconografia tradizionale: un’opera monumentale che doveva scrivere un nuovo corso della scultura e in generale dell’arte; in altre parole un’opera universale.

Quel blocco gigantesco e mastodontico, che i fiorentini chiamavano il gigante, e che nessuno voleva più rimanesse nel dimenticatoio del giardino del Duomo, era stato abbandonato nel cantiere dopo che altri due artisti del Quattrocento (Agostino di Duccio nel 1463 e ad Antonio Rossellino nel 1476)  avevano già provato a scolpirlo, fallendo in entrambi i tentativi.

Michelangelo Buonarroti, scultore, pittore, architetto italiano ( Caprese, 6 marzo 1475 - Roma, 18 febbraio 1564)

Michelangelo Buonarroti, scultore, pittore, architetto italiano ( Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564)

I due abili scultori  avevano dovuto rinunciare all’impresa in quanto il blocco in questione presentava  numerosi problemi: quello principale era  dovuto alla sua fragilità. Probabilmente si trattava  di un pezzo di scarsa qualità;  presentava, infatti, numerose fenditure e fori (detti  in gergo taroli) e pertanto pare che esso avesse la tendenza intrinseca alla cottura, ovverosia alla perdita di coesione dei cristalli.

Inoltre, la forma del blocco, così alta e stretta faceva pensare che non fosse  possibile sviluppare il modo anatomicamente corretto alcuna figura umana all’interno del suo volume. Alcune zone erano addirittura ritenute fragili e friabili, specialmente quella sotto l’attuale braccio sinistro e si temeva che una volta scolpito potesse cedere e non fosse in grado di reggere il peso del resto della corporatura sulle sole gambe.

Per dirla in parole povere, Michelangelo si trovò a dovere lavorare su di  un blocco marmoreo di enormi dimensioni che però era già stato in parte modificato e in alcuni punti era divenuto molto fragile: tale mole doveva essere trasformata, plasmata con fatica, ingegno e scalpello  in una figura umana dalle fattezze possenti ma, al tempo stesso, slanciate. Una sfida ai limiti dell’ impossibile!

David, particolare del volto

David, particolare del volto

Michelangelo iniziò i lavori del David il 9 settembre 1501, provando la durezza del blocco sbozzandolo con qualche colpo di scalpello (ma Giorgio Vasari precisa che si mise effettivamente all’opera il 13): eppure, soltanto un mese dopo – il 14 ottobre – l’artista si era messo così alacremente all’opera tanto da farsi costruire un recinto di tavole attorno al suo campo di lavoro per occultare la vista del suo cantiere e non essere disturbato dagli occhi indiscreti di chi voleva vedere il gigante in lavorazione.

Da quel momento, un’aura di mistero circondò tutto il periodo di lavorazione. Michelangelo iniziò provvedendo a stuccare e ricoprire le venature e i taroli della statua con malta di calce in modo che la superficie riacquistasse la levigatezza tipica delle sue sculture giovanili.

Consci dei successi romani dell’artefice e curiosi di sapere l’esito di una prova così difficoltosa i fiorentini se ne rimanevano in trepidante attesa senza poter nemmeno sbirciare o dare una fugace occhiata all’interno del cantiere dell’ artista.

Tre anni di duro e quotidiano lavoro, difeso gelosamente dagli sguardi dei curiosi, portarono a un risultato che, parafrasando il Vasari, tolse «il grido a tutte le statue moderne et antiche, o greche o latine che elle si fossero».

Il 23 giugno 1503, alla festa di S. Giovanni, patrono cittadino,  venne aperto il recinto e finalmente la popolazione fu invitata ad ammirare l’opera che era già a buon punto. Il 25 gennaio 1504, secondo le cronache,  la statua veniva definita «quasi compiuta» e si procedeva a nominare una commissione per deciderne la collocazione: quindi, nel mese di maggio la statua fu trasportata nella sua sede definitiva.

David, particolare della mano

David, particolare della mano

L’iniziale destinazione della statua, all’esterno della zona absidale della cattedrale di Santa Maria del Fiore, fu accantonata per la monumentalità dell’opera, pertanto i commissari scelsero di collocarla a lato dell’ingresso principale di Palazzo Vecchio e qui rimase fino al luglio del 1873, quando si decise di spostare l’opera all’interno dell’Accademia di Belle Arti per evitare che agenti atmosferici potessero ulteriormente danneggiarla; infatti,  in Piazza della Signoria dal 1910 è comunque presente una sua fedelissima copia.

Nel tempo l’opera era stata oggetto anche di altri tipi di danneggiamento: il più grave un gesto vandalico compiuto ai suoi danni nel 1527 con la frantumazione del braccio sinistro (di cui sono ancora visibili i segni), il più recente nel 1991 con la rottura dell’alluce del piede sinistro. 

Considerata un capolavoro indiscusso della scultura mondiale, la scultura marmorea del re David è uno degli emblemi del Rinascimento nonché uno dei simboli della nostra città, Firenze, emblema del Bel Paese in tutto il resto del mondo.

Da sempre considerato l’ideale di bellezza maschile nell’arte così come la Venere del Botticelli è considerata il canone di bellezza femminile, molti ritengono che esso sia l’oggetto artistico più bello mai creato dall’uomo.

L’opera, ritrae l’eroe biblico nel momento in cui si appresta ad affrontare Golia. L’originalità rispetto all’iconografia tradizionale sorprende nella rappresentazione dell’eroe completamente nudo, armato soltanto di una solida fede in Dio, di razionalità e intelletto, oltre che di fionda e sasso.

Firenze, Galleria dell’ Accademia

Firenze, Galleria dell’ Accademia

E noi,  per condividere la medesima ammirazione, cediamo volentieri l’ultima parola a chi seppe esprimere meglio di chiunque altro nei secoli lo stupore mozzafiato di chi osserva da vicino la perfezione di uno dei massimi capolavori di scultura di tutti i tempi, il sommo Vasari:

 «Perché in essa sono contorni di gambe bellissime et appiccature e sveltezza di fianchi divine; né mai più s’è veduto un posamento sí dolce né grazia che tal cosa pareggi, né piedi, né mani, né testa che a ogni suo membro di bontà d’artificio e di parità, né di disegno s’accordi tanto. E certo chi vede questa non dee curarsi di vedere altra opera di scultura fatta nei nostri tempi o ne gli altri da qualsivoglia artefice […] Veramente che questa opera ha tolto il grido a tutte le statue moderne et antiche, o greche o latine […] con tanta misura e bellezza e con tanta bontà la finí Michel Agnolo»

(da Le Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori di G. Vasari).

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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