A proposito di stadio

di Patrizia Iannicelli

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Dopo la cocente sconfitta a San Siro, difficile da smaltire per come arrivata, tra errori individuali, cali di concentrazione, cambi inadeguati (poche le alternative a tal proposito), arrivano i risultati delle gare domenicali che non fanno altro che alimentare dissapori, polemiche, ma soprattutto rabbia per l’occasione persa. Quel salto di qualità che la nostra squadra aspetta da decenni, qualche nuovo innesto che insieme ad una base avrebbe potuto portare punti e posizioni di prestigio.

Abbiamo visto passare sulla riva dell’Arno signori campioni, appunto passare e stazionare per qualche mese per poi fare le fortune di altre squadre. Poi è subentrato il fair play finanziario, non si è parlato più di calcio, di schemi, di posizioni in campo, ma di conti, siamo diventati ragionieri e commercialisti. Prima si vende poi si compra per far quadrare i conti.

Si ripropone la questione stadio, in due circostanze diverse sono presentati i progetti alla stampa, la seconda volta con un meraviglioso plastico nella fantastica location della Sala d’Armi in Palazzo Vecchio con tutte le istituzioni, l’area della Mercafir la zona individuata. Tutto sembrava pronto e immediato, il primo mattone simbolico già collocato, due anni e il magnifico impianto sarebbe stato realizzato.

A quest’ora doveva essere lì, imponente, all’interno della città metropolitana. Poi la burocrazia (la stessa di oggi), impedimenti vari, inutile elencare tutto, riporta al nulla di fatto, e tutto viene accantonato, come le discussioni che si fanno al bar e lasciano il tempo che trovano. Gli ultimi anni calcistici una vera tragedia per i tifosi viola, direttori sportivi in disaccordo con gli allenatori, allenatori in rotta con le società, scommesse di giocatori sconosciuti.

L’ultimo periodo quanta sofferenza, delusioni, malcontento, polemiche e contestazioni plateali con ogni mezzo. Quando tutto sembrava ormai irrimediabile, arriva la novità inaspettata, come un fulmine a ciel sereno, in pochi giorni avviene il passaggio di proprietà, la Fiorentina passa in mano al tycoon italo americano Rocco Commisso. Migliaia di tifosi al Franchi (ottomila, ndr) alla sua presentazione, scene di euforia e giubilo, cori ed entusiasmo alle stelle dopo le prime parole («sono arrivato per vincere, nessun problema economico»), un connubio di intenti tra piazza e proprietà.

Il neo patron alla prima conferenza inizia a parlare di stadio, il primo pensiero al possibile restyling del Franchi, in quanto come monumento alcuni vincoli avrebbero impedito di fare altro, ma nello stesso tempo sottolinea che lo stadio di Wembley e lo Yankee Stadium sono stati demoliti e ricostruiti. Insomma la convinzione che un nuovo impianto avrebbe garantito introiti e maggiore fatturato.

Durante la stagione purtroppo funestata dalla pandemia del Covid-19, si ferma, come giusto, il mondo del pallone e tutto ciò che gli ruota attorno. Dopo mesi di lockdown, il carrozzone riparte senza pubblico a giugno e luglio, troppo grandi gli interessi economici, anche a livello internazionale, con la necessità di stilare le liste delle squadre per le coppe europee.

La tifoseria viola ancora una volta, si evidenzia nel manifestare la propria posizione, si schiera a favore del patron per la realizzazione dello stadio, dopo un percorso con macchine e motorini per le strade della città, si dà appuntamento sotto la Maratona del Franchi. Quando si dice la realtà supera la fantasia, una nota ditta di disfacimento fa sfilare gru e scavatori, il messaggio è eloquente, se necessario si può anche abbattere il Franchi.

Le due associazioni del tifo (Accvc, Atf), sono al fianco dell’iniziativa. Agli inizi di luglio (precisamente il 2), viene fatta una raccolta di firme, tra tutti i club e tifosi. Inizia la nuova stagione dopo una breve pausa estiva, il mercato è complicato, tra diversi esuberi da smaltire nella rosa, pochi i nomi in entrata, Bonaventura e Biraghi (rientra dal prestito), Borja Valero, (da quello invernale sono inseriti Kouame e Amrabat).

Il presidente Commisso dopo sette mesi in America, torna in Italia per curare da vicino gli interessi tra squadra e infrastrutture. Si riparla di stadio, anche perché viene approvato in Parlamento il Decreto Semplificazioni sblocca stadi che prevede di velocizzare gli interventi di modifica o di rifacimento ex novo di alcuni impianti. Dopo aver accantonato la pista Mercafir (all’asta per i terreni nessun acquirente), si riparte con la ristrutturazione del Franchi, anche le istituzioni con il primo cittadino Nardella si schierano al fianco del proprietario.

La questione appare difficile e controversa, dialoghi e confronti, ma si lascia aperta anche l’alternativa del nuovo impianto a Campi Bisenzio. Le due opzioni sono valide, cosi come l’unione tra i due sindaci Nardella e Fossi, che non vogliono mettere ostacoli all’una o all’altra soluzione, forse per dare il massimo supporto al patron. Viene indetta una conferenza stampa, insieme allo studio Deloitte (servizi di consulenza strategica) per delucidare sui benefici che il nuovo impianto dell’Artemio Franchi (da demolire) produrrebbe (nuovi posti di lavoro, nuove attività commerciali, crescita dei ricavi del club, riqualificazione del quartiere). Un impatto economico importante (5 miliardi in dieci anni) per garantire al Club di competere ai massimi livelli in Italia e in Europa.

Dopo aver presentato il progetto ambizioso, ma con toni decisi senza mezzi termini, come si presumeva si sono schierati due fazioni: quelli per cui il Franchi è un monumento da salvaguardare per storia e architettura, in contrasto con coloro che dopo quasi cento anni sarebbe necessario guardare a nuove opportunità.

Si arriva cosi al nostro punto di partenza, una domenica autunnale con i primi temporali rintanati nelle proprie case, mentre i risultati fanno aumentare e crescere la rabbia, arriva il comunicato (pubblicato dalla testata) congiunto delle due associazioni Accvc e Atf. Si ribadisce ancora una volta, se ancora non fosse chiaro, la decisione di manifestare tutto il malcontento per la questione stadio con lo scetticismo e le perplessità sull’esito finale. Finita la pazienza, stufi di parole e dei soliti teatrini che da spettatori sono costretti ad assistere da decenni.

Attraverso un’iniziativa per la costruzione del nuovo stadio, sono state raccolte 29.582 con l’adesione di molti club. Poiché l’argomento di attualità coinvolge molte altre componenti, abbiamo ricevuto diverse testimonianze (whatsapp, email, telefonate), unanime il pensiero di altrettanti tifosi che amano la Fiorentina e Firenze, ben venga un nuovo stadio, non importa dove sarà costruito, il Franchi fa parte di una storia gloriosa dove gare di rilevanza internazionale e nazionale con le diverse generazioni che ci hanno stazionato non possono essere cancellate.

Un impianto nuovo è una priorità necessaria per crescere e migliorare, per diminuire il gap con le big, per offrire una migliore visione e un minimo di comodità per i tifosi, costretti da decenni alle intemperie climatiche. Abbiamo iniziato con la sconfitta di sabato, che in queste ore è passata in secondo piano, chissà se lo stadio nuovo porterà punti e vittorie, lo scopriremo solo vivendo, recitava una nota canzone. Lo stadio è importante, la nostra cronistoria lo ha evidenziato, ma ancor più importante la costruzione di una squadra competitiva, sperando che in queste ultime ore non si vendano i campioni, a partire da Chiesa, non ci sarebbe il tempo necessario per sostituirlo con un giocatore di pari livello.

Il salto di qualità passa anche nel mantenere i talenti, appunto come abbiamo detto: a proposito di stadio.. prima la squadra!

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