L’ascesa hitleriana al potere

di Barbara Chiarini

Adolf Hitler (1889-1945) con le camicie brune

Adolf Hitler (1889-1945) con le camicie brune

Il 2 agosto 1934 Adolf Hitler assommò su di sé tutte le cariche istituzionali e servì al popolo la dittatura, in qualità di Führer. Lo fece legalmente e senza grossi ostacoli, basando la sua ascesa sulle paure diffuse nella Società.

Ma come si può spiegare il suo incredibile successo in un brevissimo lasso di tempo come avvenne? Ma soprattutto: come fece a conquistare il cuore e la testa del popolo tedesco? 

La risposta va ricercata tornando indietro di 13 anni, quando Adolf Hitler era semplicemente uno dei tanti altri nomi e cognomi appuntati tra le liste dei veterani di guerra, un anonimo caporale con la passione per la pittura.

Nato il 20 aprile 1889 nel villaggio austriaco di Braunau am Inn, il futuro dittatore aveva infatti un trascorso da pittore, ignoto quanto squattrinato, che aveva fallito per ben due volte l’ingresso all’Accademia di belle arti di Vienna. Volendo tristemente ironizzare verrebbe da commentare che le prime soddisfazioni gli giunsero più verosimilmente  dai fucili anziché dai pennelli e dalla tavolozza.

Infatti, quando nel 1914 la Germania si immergerà nel primo conflitto mondiale, egli stesso si arruolerà come volontario nell’esercito tedesco. Un’esperienza di vita da cui il giovane Hitler avrà modo di maturare una ferma convinzione o meglio un’accusa senza precedenti: se la sua nazione adottiva era uscita sconfitta dalla guerra, questo dipendeva unicamente dalla mollezza dei governanti tedeschi e dalla congiura ebraica. Successivamente, dal novembre del 1918, nel mirino del reduce Hitler finirà anche la Repubblica di Weimar: come per quasi tutti i tedeschi, anche per lui quel nome era sinonimo di umiliazione in quanto erano stati i governanti di Weimar a firmare il Trattato di Versailles il quale aveva imposto alla Germania delle condizioni di pace davvero durissime.

HITLERALPOTERE.2020.08.02-03

Una volta trasferitosi a Monaco di Baviera, Adolf cominciò a frequentare i circoli di estrema destra, ambienti in cui la firma dell’armistizio veniva definita come una pugnalata alla schiena per il popolo tedesco. 

Resta comunque un fatto straordinario quanto la sua ascesa fu sorprendente: il 16 ottobre del 1920 Adolf parla in pubblico per la prima volta; da quel momento, in breve tempo diverrà addirittura il leader del partito DAP, ribattezzandolo poi Partito nazional-socialista dei Lavoratori Tedeschi (Nsdap, o Partito nazista). 

­Hitler fu abile nel convogliare le paure e l’energia distruttiva delle masse e per farlo non disdegnò il ricorso alla violenza: «Ci dipingano pure come delinquenti. L’essenziale è che parlino di noi», spiegava ai suoi.

Nel 1921 riorganizzò il servizio d’ordine del partito in un gruppo paramilitare: le Squadre d’Assalto, affidandole all’amico Ernst Röhm. Le camicie brune (così chiamate per via del colore delle loro divise) nei primi Anni ’20 avranno un preciso ordine: terrorizzare gli avversari, un concetto o meglio un ordine semplice ed efficace, come il titolo di cui Hitler si fregerà nello stesso anno; Führer, ovvero il capo, la guida.

Certamente, a livello politico, il successo di Hitler fu favorito dall’inflazione galoppante che, sebbene innescata dalla crisi globale egli continuò ad attribuire insistentemente ai risarcimenti imposti a Versailles.  Sta di fatto che, alla fine del 1923  il führer era pronto all’azione e tra l’8 e il 9 novembre giocò niente meno che la carta del colpo di Stato. Il piano prevedeva la conquista di Monaco di Baviera e la conseguente aggressione al governo centrale. 

Fu un flop clamoroso che ebbe come conseguenza la galera;  ma la notizia rese noto il suo nome sulle prime pagine di tutti i  quotidiani, apportandogli, in un un modo o nell’altro, una certa fama. La condanna, emessa il 1° aprile 1924, fu a cinque anni da scontare nel carcere di Landsberg. 

Durante la prigionia  egli scriverà  la sua visione del concetto di battaglia (ovvero le idee hitleriane sulla razza ariana) in un libro che nel bene o nel male, diverrà uno più famigerati e discussi della storia; Mein Kampf.

Adolf Hitler (1889-1945) insieme a Benito Mussolini (1883-1945)

Adolf Hitler (1889-1945) insieme a Benito Mussolini (1883-1945)

Ma in carcere, Hitler avrà modo anche di studiare un piano alternativo: come insegnava Benito Mussolini, il potere si poteva prendere anche in altro modo. E quando nel dicembre 1924 grazie a uno sconto di pena, Adolf venne rilasciato, poco dopo avere fatto rientro a Monaco, istituì una nuova forza paramilitare da affiancare al partito: l’unità speciale reparto di difesa Ss – Schutzstaffeln. 

Correva l’anno 1925; probabilmente, la Grande Depressione seguita al crollo di Wall Street permise al führer di scuotere ancora di più le coscienze popolari, promettendo di riportare il benessere economico a chiunque, pur senza spiegare come. Bisognava solo avere fiducia o, come sosteneva Hitler medesimo, fede in lui.

E fu questa, la sensazione di impotenza, a spingere la maggior parte dei tedeschi a rifugiarsi proprio nell’estremismo di Hitler in quanto  in molti si convinsero di poter trovare in lui quello che tanto bramavano trovare; protezione e sicurezza.

Quando nel 1932 furono indette le elezioni per la presidenza della repubblica, il candidato Hitler scese in campo contro Paul von Hindenburg, l’anziano e potentissimo presidente uscente. Il führer ottenne circa il 36% dei voti, pochi per essere eletto, ma abbastanza per dimostrare che era impossibile ignorarlo. 

Caduto l’ultimo governo socialdemocratico, il gioco fu facile.

Detto fatto, il 29 gennaio 1933 Adolf Hitler venne nominato cancelliere e il mattino dopo si insediò, giurando fedeltà alla Costituzione.

In breve, il burattino si fece burattinaio: il 28 febbraio, ovvero il giorno dopo che un’incendio aveva avvolto il Reichstag, Hitler varò un decreto che consentiva in nome della sicurezza nazionale, l’arresto di ogni soggetto definibile pericoloso. Il successivo Decreto dei Pieni Poteri soppresse i partiti e quando, il 2 agosto 1934, Hindenburg morì, il  fuhrer assommò su di sé tutte le cariche istituzionali e servì al popolo la dittatura. 

Fu così che, legalmente e senza grossi ostacoli, Hitler giunse al potere.

Colonia (Germania), 1929: Adolf Hitler sfila con le camicie brune

Colonia (Germania), 1929: Adolf Hitler sfila con le camicie brune

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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