Storia di un burattino di legno

di Barbara Chiarini

Le avventure di Pinocchio - storia di un burattino, di Carlo Collodi (1883): Illustrazioni di Enrico Mazzanti

Le avventure di Pinocchio – storia di un burattino, di Carlo Collodi (1883): Illustrazioni di Enrico Mazzanti

Carlo Collodi, pseudonimo del giornalista toscano Carlo Lorenzini, è stato il padre del burattino più noto al mondo.

La prima pubblicazione de Le Avventure di Pinocchio risale ad un lontanissimo 7 luglio 1881; è trascorsa un’eternità da allora ma la storia del burattino di legno parlante è un sempreverde letterario.

Le vicissitudini di Pinocchio sono note a tutti; le abbiamo ascoltate, le abbiamo lette, trasposte in numerose versioni dedicate ai più piccini ma anche ai più grandicelli.

Probabilmente però non tutti sanno che il personaggio più amato della letteratura per ragazzi vide la luce per due motivi: in primo luogo come replica ad un mutamento cruciale della società italiana ed in secondo, come occasione di guadagno per lo stesso autore il quale pare che in quel periodo non se la passasse tanto bene. 

All’indomani del completamento dell’Unità d’Italia, una delle prime problematiche da affrontare era l’istruzione pubblica, alla luce del fatto che il 78% della popolazione risultava analfabeta, con punte massime in Sardegna, Calabria e Sicilia. Con la Legge Coppino del 1877 si estese l’obbligo scolastico a tutti, portando l’istruzione elementare gratuita da due a tre anni (regolata dalla precedente Legge Casati del 1859).

Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini (Firenze, 24 novembre 1826 – Firenze, 26 ottobre 1890), è stato uno scrittore e giornalista italiano

Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini (Firenze, 24 novembre 1826 – Firenze, 26 ottobre 1890), è stato uno scrittore e giornalista italiano

Il Collodi cercò di esprimere, a modo suo, la medesima riluttanza che aveva provato egli stesso e che intuiva avrebbero accusato anche le migliaia di bambini costretti, da quel momento in poi, ad adempiere all’obbligo scolastico. 

Lo fece dando vita a personaggi discoli e svogliati come Giannettino e Minuzzolo, i quali prepararono il terreno ad un terzo, destinato a grande fama. 

Spinto dagli editori, entusiasti per le sue storie, e dalla necessità di far fronte alle spese della vita, Lorenzini si mise dunque a pensare ad un nuovo soggetto.

Quando nel 1881 inviò i primi due capitoli alla redazione del Giornale per i Bambini, diretto da Ferdinando Martini, quale supplemento del giovedì del quotidiano fiorentino Fanfulla, Collodi definì il suo lavoro «una bambinata» e disse al direttore del giornale: «Fanne quello che ti pare ma, se la stampi, pagamela bene, per farmi venire voglia di seguitarla».

La conclusione che Collodi aveva pensato per la sua storia – l’intenzione dell’autore era quella di concludere il racconto con il burattino che, impiccato, «stirava le gambe e, dato un gran scrollone, rimaneva lì come intirizzito» – non soddisfò affatto i lettori, e in seguito alle proteste ansiose e rammaricate dei piccoli lettori, il giornale convinse Collodi a continuare diversamente la storia.

Le avventure di Pinocchio, sceneggiato televisivo diretto dal regista Luigi Comencini (1972)

Le avventure di Pinocchio, sceneggiato televisivo diretto dal regista Luigi Comencini (1972)

Il lavoro, tuttavia, non fu agevole, tanto che occorsero altri due anni per vederne la conclusione, giungendo al classico finale, in linea con l’obiettivo pedagogico dell’opera, in cui Pinocchio si trasforma non solo in un bambino in carne ed ossa ma, per dirla con le parole di Pinocchio stesso, decide di comportarsi come  un ragazzino perbene perché ha capito i suoi errori, diventando finalmente educato e studioso.

Pertanto, l’autore continuò la serie fino al gennaio del 1883. A febbraio dello stesso anno, dopo aver rivisto la suddivisione in capitoli e completato il testo con le illustrazioni di Enrico Mazzanti, Collodi diede alle stampe il romanzo Le Avventure di Pinocchio per la casa editrice Paggi.

Il romanzo racconta le esperienze accidentali, dannose e crudeli (ma anche attraenti e ricche di colpi di scena), del burattino di legno, figlio prediletto di Mastro Geppetto, un povero falegname.

Le imprese di Pinocchio (termine toscano che sta per pinolo, seme commestibile del pino), conquistarono i piccoli lettori e non solo.

Molto più di un burattino che vuole diventare bambino, più di un volto tondo e nasuto fatto solamente di legno, Pinocchio è divenuto nel tempo un’ icona universale, nonché una metafora della condizione umana. Una delle migliori storie mai scritte per raccontare l’iniziazione alla vita: Pinocchio nasce bambino imperfetto – non a caso simboleggiato da un burattino tozzo e spigoloso – per tramutarsi via via in un piccolo uomo. Dalla durezza del legno alla sensibilità della carne.

Pinocchio, film d’animazione prodotto dalla Walt Disney Productions (1940)

Pinocchio, film d’animazione prodotto dalla Walt Disney Productions (1940)

Lo accompagnerà lungo tutto il percorso di questa sua metamorfosi il mitico Grillo Parlante, il quale fungerà come una sorta di coscienza esterna. Per giungere all’età adulta dovrà superare i molti pericoli disseminati sul percorso dalla fanciullezza: le cattive compagnie, l’ignoranza e l’inesperienza, l’incapacità di sottostare alle regole, la bugia come arma di difesa, e via dicendo.

 Le Avventure di Pinocchio sono un racconto dove si celano potenti simboli: il Gatto e la Volpe, il Paese dei Balocchi, Lucignolo, da essere luoghi o personaggi frutto dell’immaginario collettivo, si trasformeranno in termini di paragone o in modi di dire.

L’ inganno o forse anche il divertimento di Collodi fu esattamente questo: scrivere la storia di un burattino alla ricerca della sua umanità.

E Pinocchio e’ estremamente umano ogni qual volta si allontana dalla strada maestra: umano è il suo piagnucolio quando incenerisce i piedi nel fuoco, quando rabbiosamente e ripetutamente tenta di spiaccicare al muro il Grillo Parlante, quando dolente si ritrova a penzolare impiccato  alla Quercia Grande, quando è preso dall’ansia di seguire il compagno di sventure Lucignolo; perfino quando si tratta di quel suo naso che – come un distintivo mobile di immaturità – ad ogni bugia si allunga, e si allunga, e si allunga…

Un libro meraviglioso nella sua imperfezione, esattamente come chi ne è protagonista. 

Pinocchio

Pinocchio

A cinquantatré anni finiti, ho capito che prima o poi nella vita Pinocchio ritorna sempre.  E insieme a lui ritorneranno anche un Gatto ed una Volpe che probabilmente non si presenteranno ciechi o zoppi ma comunque si adopereranno assai per imbrogliarti.

C’è  stato o ci sarà un Grillo Parlante che pur senza antenne, avremmo dovuto o dovremmo ascoltare al fine di evitare tante grane!

E che dire degli Zecchini d’Oro: ci sono sempre anche loro. Magari non tintinneranno piu’ perché si sono tramutati in carte magnetiche;  eppure, se seppellisci ricchezza nel Campo dei Miracoli continuano a non crescere alberi, ma ladri che dissotterrano il tesoro!

Pinocchio, film diretto ed interpretato da Roberto Benigni (2002)

Pinocchio, film diretto ed interpretato da Roberto Benigni (2002)

Non è un caso se il burattino di legno è stato omaggiato da varie trasposizioni cinematografiche: da Luigi Comencini – con Nino Manfredi nei panni di Geppetto – a quella, meno fortunata, del regista Francesco Nuti (con Occhiopinocchio), passando per quella di Walt Disney del 1940 che ha reso nozioni largamente comuni idee quali il naso lungo del bugiardo, fino all’ interpretazione di Roberto Benigni nel 2002 che intese interpretare Pinocchio bambino. E tante altre ancora.

La verità è che Pinocchio è magia! 

Leggerlo da bambini quasi un imperativo; rileggerlo ogni volta che capita tra le mani, da adulti, una continua conferma.

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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