Quanto manca alla fine?

di Simone Borri

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Probabilmente i giocatori della Fiorentina avevano fatto la bocca più di tanti loro colleghi ad aver concluso la stagione anzitempo a fine febbraio, e più di tanti colleghi hanno maledetto l’improvvida decisione della Federcalcio di propinare a loro ed ai loro già messi a dura prova tifosi questo supplemento. Di agonia, verrebbe da dire. La zona retrocessione è a meno sei punti, e la Fiorentina di punti ne ha fatti di più nel periodo della sospensione.

Probabilmente, dicevamo, è una questione di mentalità. Il Sassuolo, come già il Brescia, corre e si danna l’anima per dare un senso alla stagione, comunque la si concluda e poi la si valuti. Venire al Franchi per queste squadre è come sentirsi riavere, una doccia rinfrescante dopo una corsa sotto il solleone. La Fiorentina è l’avversario che tutti si augurano, è defatigante. E’ il nulla in campo, o per meglio dire è Ribery, quel poco che resta di Chiesa, un Castrovilli ancora lontano dalla migliore condizione, e pochissimo altro. Sì, anche Dragowski, che all’inizio – dopo l’inguardabile ciabattata di un Chiesa che ad ogni azione d’attacco in questo momento abbassa la propria quotazione di mercato (stai a vedere che affarone sarà cederlo la prossima estate) – si erge da solo ad arginare un Sassuolo che mostra di volere e potere fare la partita.

Chiesa si dispera, noi con lui

Chiesa si dispera, noi con lui

La Fiorentina è rimasta in quarantena, e già che prima di essa non era un gran che, l’abbiamo detto e ridetto. Adesso in campo ci va addirittura il suo ectoplasma, e va a finire che proprio a noi, che non eravamo per nulla convinti del suo ingaggio,  tocca difendere il mister Iachini, che non è Kroop e nemmeno José Mourinho, ma allenatela voi una squadra che è stata allestita senza né capo né coda, che confida soltanto nella buona condizione di un trentasettenne fuoriclasse quanto si vuole ma pur sempre trentasettenne. Ed in una buona sorte che è rimasta in quarantena anch’essa, a quanto pare.

Senza giocatori votati al modulo offensivo, né a quello difensivo, il buon Iachini evidentemente non sa mai che squadra mettere in campo. Magari le partite le legge tutte correttamente, ma ne sbaglia altrettante. Non può fare altro che sbagliarle, con i giocatori che ha.

Quest’oggi, in compenso, il rigore fischiato contro è sacrosanto, non c’è distanziamento sociale alla Caceido, Castrovilli sbaglia l’intervento, Juricic non simula, l’arbitro Chiffi non ha dubbi, e per una volta è lecito che non ne abbia. Il Var potrebbe solo confermare. Defrel dal dischetto mostra ancor meno incertezze, il Sassuolo al 24° è già avanti. Per i viola è più buio di quanto sia lecito visto l’orario.

Dieci minuti dopo arriva la buonanotte, sempre di Defrel. Il raddoppio è un gol da dopolavoro aziendale, i nostri eroi sono sempre a rimuginare sul primo o a pensare a chissà che. Beccare il secondo è questione di poco, con Defrel lasciato solo ad aggiustarsi la palla al limite dell’area, fare giusto un comodo passo avanti e ripetere di fatto il calcio di rigore.

E’ una serata in cui perfino i colpi di testa di Pezzella su calcio d’angolo vanno sul palo e rimbalzano fuori, e Ribery non ha la forza di bissare l’eurogol di Roma, pur ripetendone il movimento alla perfezione.

L’unica cosa che riesce ai viola e di farsi fare un terzo gol ancora più ridicolo del secondo, con il povero Castrovilli che si fa rimontare da Muldur manco fosse un cittadino qualsiasi riuscito di casa a farsi una corsetta dopo due mesi di clausura.

Castrovilli, condizione approssimativa

Castrovilli, condizione approssimativa

Ecco qua, c’è poco altro da aggiungere. Mancano ancora dieci giornate – se abbiamo tenuto bene il conto – alla fine di questa farsa di campionato che comunque tre posti in serie B li assegna, Covid o non Covid. I sei punti che avanzano alla Fiorentina cominciano a sembrare pochini. A Beppe Iachini auguriamo, per il suo e nostro bene, di riquadrare la squadra a propria immagine e somiglianza prima che sia troppo tardi. Tanto il bel gioco non abita più qui, e allora, come diceva Nereo Rocco: o palla o gamba, meglio se palla, ma insomma…..

Alla società auguriamo di svegliarsi. La luna di miele sta finendo, caro Rocky, e i fatti cominciano a scarseggiare. Dello stadio a Campi, in questo momento, ce ne importa il giusto, se proprio dobbiamo dire. Ci importerebbe di non dover affrontare di nuovo una nuova rifondazione da zero. Sarà anche colpa di Della Valle che ha lasciato chissà che situazione (non ci sembrava così drammatica, checché ne dicano i bene informati), ma qui manca tutto e all’orizzonte ancora non c’è nulla, come avrebbe detto il Conte Mascetti.

Se i chiari di luna son questi e se tanto ci dà tanto, l’unica cosa certa è che intanto stanno smantellando anche la squadra femminile. Ilaria Mauro se ne va, altre compagne l’hanno già preceduta. Per chi non avesse chiara la dimensione del fatto, è come quando nel settore maschile se ne andò Batistuta. A rafforzare per di più una diretta concorrente.

Che anche Commisso si sia convinto che noi siamo Firenze, e s’è vinto già prima di giocare?

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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