Parigi, 19 luglio 1900, le Métro, en dernier

di Barbara Chiarini

L’ingresso di una stazione della ferrovia metropolitana di Parigi, 1900.

L’ingresso di una stazione della ferrovia metropolitana di Parigi, 1900.

Tra il 1870 ed il primo ventennio del 1900, il  progresso tecnologico ed economico che aveva visto la Francia al centro della Seconda Rivoluzione Industriale, fece di Parigi una delle città più trafficate d’Europa. 

Partita in ritardo nella corsa al métro (Londra aveva già inaugurato il suo nel 1863), Parigi si trovò a dover far fronte al flusso di visitatori, atteso per l’Esposizione Universale del 1900, senza un sistema di trasporti pubblici, degno di questo nome. Perciò il 30 marzo 1898 la Mairie deliberò in tutta fretta,  la costruzione di una rete metropolitana sotterranea a trazione elettrica ; le chemin de fer métropolitain, cosi come lo chiamarono i francesi,  fu opera degli ingegneri Fulgence Bienvenüe e di Edmond Huet. 

L’ingegnere Fulgence Bienvenue, progettista della ferrovia metropolitana di Parigi, 1898.

L’ingegnere Fulgence Bienvenue, progettista della ferrovia metropolitana di Parigi, 1898.

I lavori iniziarono immediatamente qualche mese più tardi, nell’ottobre del 1898: la linea 1 venne  costruita in meno di due anni e inaugurata il 19 luglio 1900, esattamente  tre mesi dopo l’apertura dell’Esposizione Universale, la memorabile esposizione  con la E maiuscola, colei che tante meraviglie ha lasciato alla Parigi moderna.

I parigini dimostrarono subito di apprezzare la novità: ogni giorno ben centomila viaggiatori iniziarono a servirsi  di questo futuristico mezzo di trasporto. La rete della metropolitana crebbe ad un ritmo vertiginoso fino a quando non ebbe inizio la Prima Guerra Mondiale: pensate che, tra il 1900 e il 1914 vennero incredibilmente aperte ben 160 stazioni, vale a dire circa una stazione al mese!

Ed è a questo punto del nostro racconto che entra in gioco il fattore più interessante della nostra storia, colui che, con la sua opera, è riuscito a diversificare le stazioni del métro parigino da tutte le altre realizzate a giro per il mondo: il nostro elemento sorpresa è lui, Hector Guimard.

Il giovane architetto di cui stiamo per raccontarvi, aveva solamente  33 anni quando gli venne affidato il compito di disegnare gli ingressi del nuovissimo métro, ma non era certo un sconosciuto: a Parigi aveva  già progettato numerosi edifici  e ideato mobili unici per arredare gli spazi da lui stesso concepiti, secondo lo stile di una nuova arte che stava facendosi spazio, l’ Art Nouveau.

Nel progettare gli ingressi della nuova metropolitana, ça va sans dire, il nostro Hector seguì dunque i dettami di questa giovane corrente artistica, tutta incentrata su linee curve, sinuose e fortemente ispirate alla natura. Potevamo attenderci qualcosa di diverso da chi soleva sempre ripetere: «È alla natura che bisogna sempre domandare consiglio»?

L’architetto Hector Guimard, progettista degli ingressi delle stazioni della metropolitana di Parigi.

L’architetto Hector Guimard, progettista degli ingressi delle stazioni della metropolitana di Parigi.

Guimard aveva studiato con passione la flora e la fauna, aveva tratto ispirazione dai fiori, dai rami e dalle foglie; aveva approfondito anche degli studi  sugli insetti, analizzando la fattura di ali e zampe.

Per lui fu semplice cosa trasferire  la perfezione della natura nelle sue opere e lo fece con maestria e abilità, creando uno stile nello stile: lo Stile Guimard, appunto.

Di fatto, una a seguire l’altra, le silhouettes curve e ritmate dei suoi ingressi del métro, le cosiddette Bouches, cosi come le chiamarono i parigini, cominciarono a decorare le strade di Parigi,  portando la poesia della natura anche là dove esisteva soltanto il rigore di una città che pure architettonicamente, aveva vissuto i fasti di un impero e che adesso si stava aprendo alla nuova edilizia del cemento e del modernismo.

Guimard creò due tipologie di ingressi: le semplici Discese non coperte e le cosiddette Edicole, di cui però sono sopravvissuti soltanto pochi esempi (il più spettacolare lo si può ancora vedere alla stazione di Porte Dauphine).

Queste ultime, decisamente particolari,  furono immediatamente soprannominate Les Libelllules: una definizione veramente appropriata che pone evidenza all’assoluta leggerezza che componeva la struttura; realizzate con tettoie in vetro che si aprivano verso il cielo, lasciando filtrare la luce, ancora oggi  rievocano incredibilmente l’elegante volo di questi insetti misteriosi. 

Pare impossibile,  ma come sempre accade quando le novità fanno capolino nella tradizione, la nuova arte di Hector Guimard fu molto criticata: la società che gestiva la rete della metropolitana volle addirittura annullare il contratto di lavoro che aveva con il professionista e dunque, dopo aver creato ben 141 Bouches du Métro,  nel 1913 Guimard concluse i propri rapporti professionali con l’azienda.

Disegno d’epoca che riproduce una delle stazioni della metropolitana parigina, opera di Hector Guimard.

Disegno d’epoca che riproduce una delle stazioni della metropolitana parigina, opera di Hector Guimard.

Di queste bellissime stazioni ne sono sopravvissute soltanto 86: fortunatamente adesso sono intoccabili, perché divenute monumento storico.

A distanza di secoli, anche gli esponenti più critici nei confronti dell’ Art Nouveau hanno dovuto ammettere che, senza lo Stile GuimardParigi non sarebbe certamente divenuta la Parigi di oggi, quella che tutti amano: arricchita di un tocco di naturalezza e unicità nei suoi lampioni, delicati come boccioli di un fiore immaginario che pare ti invitino a scendere le scale fino al métro, nelle sue cancellate, realizzate con elaborati intrecci in ferro come le piante rampicanti sui muri, nelle insegne a sfondo dorato, che pendono qua e la, con su scritto Métropolitain in belle lettere curve, che paiono dipinte a mano!

Ghisa, vetro, pietra: elementi diversi tra loro ma che, accostati con leggerezza ed eleganza hanno creato queste istallazioni capaci di attirare ancora oggi lo sguardo, opere d’arte che hanno saputo al meglio inserirsi nel paesaggio urbano, come se ne avesser da sempre fatto parte; ammiccanti e indifferenti, ormai però, indispensabili.

Particolare di un lampioncino della métro, in “Stile Guimard”.

Particolare di un lampioncino della métro, in “Stile Guimard”.

Gli ingressi di Guimard sono un’ode al bello là dove il cemento cominciava già a invadere la città in nome del progresso, sono una dichiarazione d’amore al nuovo che si fonda sulle radici stesse della vita, sono un richiamo perenne alla flessibilità della natura, che si adatta e che sopravvive grazie a questa sua preziosa qualità, in contrasto con la rigidità e la durezza, che immancabilmente conducono all’autodistruzione.

Dovremmo semplicemente ricordarlo sempre tutti quanti!

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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