Maglia viola lotta con vigore

di Simone Borri

Parma Calcio v ACF Fiorentina - Serie A

All’andata al Franchi il Parma aveva potuto fare la sua partita, innescando a piacimento Gervinho che aveva puntualmente segnato, costringendo i viola ad una parziale rimonta perfezionata dal sontuoso Castrovilli di quei tempi.

Tra i problemi sul tavolo di Iachini – quelli seri, a parte le voci che vorrebbero al suo posto ingaggiato il neo-allenatore virtuale Daniele De Rossi –, dovendo restituire la visita al Tardini facendo a meno possibilmente della cortesia, c’erano prima di tutto quelli di neutralizzare l’ivoriano e di trovare un sostituto efficace al talento pugliese, la cui condizione sembra essere una di quelle che più hanno risentito della sosta Covid.

Più tutto il resto. Dalla gestione di un Chiesa che già prima del lockdown destava perplessità (confermate peraltro anche ieri) a quella di una difesa che fa casino più spesso di quanto faccia reparto (con la riscoperta del giovane esplosivo Venuti che non ha nulla da rendere a Lirola in termini di prestazioni, e con l’insistenza su un Milenkovic generoso quanto un elefante in una cristalleria). Ciliegina sulla torta, il risentimento muscolare di Dragowski, l’unico forse ad essersi salvato contro il Sassuolo.

Agitare il tutto e possibilmente mescolare, come il vodka Martini di 007. Iachini si ritrovava messo con le spalle al muro dalla mancanza di risultati e dall’ira di Commisso (accreditato di aver chiamato dapprima Emery, e ci crediamo quanto ad un film di fantascienza) e poi appunto De Rossi (e ci crediamo eccome, purtroppo, perché di sciocchezze simili la Fiorentina delle ultime stagioni (e delle ultime proprietà) ne ha fatte diverse.

Perdere a Parma significherebbe affondare nella lotta per la salvezza e liberare un posto in panchina. Scenario agghiacciante, almeno il primo, per quanto ormai – bisogna dire – in via di diventare consueto. Ma Beppe ed il suo berretto vengono da una lunga storia di calcio. Provinciale, certo, non gli si può chiedere il calcio totale di Rinus Michels, di Arrigo Sacchi, di José Mourinho o Pep Guardiola. Gli si può chiedere però di impostare una di quelle sane partite da squadra provinciale su cui ha costruito le sue fortune degli anni scorsi. E di mandare in campo una Fiorentina tosta, ricompattata, che non pensi neanche per un attimo a giocare decentemente a calcio ma che non lasci nulla al caso e neanche un metro di campo al Parma.

Non eravamo convinti di Iachini sulla panchina viola, ma siamo pronti a riconoscergli un merito indiscutibile. Il primo di tempo di ieri, come quello di Roma, sono esattamente quanto gli è richiesto, per portare a casa l’obbiettivo stagionale. La salvezza, diventata un mantra per i fiorentini di ultima generazione.

Parma Calcio v ACF Fiorentina - Serie A

Missione compiuta. Con il rientrante Benassi a dare la sostanza che Castrovilli non ha il fiato di dare al momento; il giovane Venuti sorprendentemente (ma neanche tanto) padrone assoluto della fascia destra; il vecchio Ribery capace di fare reparto da solo a dispetto dei suoi anni; lo scalpitante Cutrone a cercare di creare spazi che oggi non esistono; ed in porta un Terraciano che ti potevi anche aspettare ma insomma vederlo all’opera è sempre una cosa bella e tranquillizzante, i viola confezionano una prima parte di gara di assoluta consistenza, costringendo il Parma (più muscolare, come dimostrano gli infortuni gigliati, ma se possibile ancor meno tecnico dei nostri) a sbattere su un muro di cemento.

Ci si mette per fortuna anche l’arbitro, che restituisce ai ragazzi di Iachini parte del maltolto dai suoi colleghi nelle giornate precedenti. Quando l’incontenibile Venuti va giù in area pochi minuti dopo aver fatto tremare la traversa parmigiana, il signor Abisso non ha dubbi, né glieli fa venire il Var. Rigore, che lo specialista Pulgar realizza mettendo a sedere lo specialista Sepe.

Pochi dubbi anche alla mezz’ora. La Fiorentina di questi tempi deve molto a German Pezzella, che nella circostanza indirizza verso la porta una inzuccata delle sue trovando il braccio dell’ex Darmian staccato dal corpo. A norma del regolamento attuale è rigore netto. L’arbitro non avrebbe visto, ma viene richiamato al Var. Che rispedisce Pulgar sul dischetto, rigore quasi in fotocopia del precedente. Fiorentina sul 2-0, in improvvisa e comoda discesa nella partita più determinante della stagione.

Sembra fatta, ma tra il dire e il fare c’è un Abisso. I parmensi picchiano come fabbri ferrai, e gli sporadici cartellini gialli del direttore di gara lasciano il tempo che trovano. Fa male semmai, ma per motivi tecnico-tattici, quello affibbiato a Venuti quasi del tutto immeritatamente, che costringe un apprensivo Iachini a non ripresentarlo nella ripresa. Lirola non garantirà la sua stessa onnipresenza e sostanza, e la fascia destra passerà in mano al Parma.

Si fa male Benassi, alla fine del primo tempo, e bastano poche battute di Castrovilli per far capire che oggi sarebbe stato meglio lasciarlo a riprendere fiato in panchina. L’illusione dei viola di aver chiuso il match del resto dura poco. Al 5° minuto Abisso è di nuovo al Var, a controllare la regolarità della manata inferta da Pezzella a Kucka, mentre i due saltavano in area fiorentina. Sembra di poter dire obbiettivamente che il fallo è inconsistente, sia con il vecchio che con il nuovo regolamento. Ma Abisso se la prende comoda anche stavolta, sembra un ricercatore dello Spallanzani mentre esamina l’azione al microscopio. E alla fine viene via dal Var con la mano puntata sul dischetto del rigore viola. Terraciano legge bene Kucka, ma il tiro del parmense è troppo potente e i padroni di casa accorciano, rientrando in partita.

La tegola del ventesimo, con Ribery falciato duramente da Kulusewski (che se la cava con un giallo francamente un po’ troppo benevolo), sembra destinare ai minuti finali della gara il solito kharma angoscioso (ed infruttuoso) della Fiorentina. Entra Chiesa, e anche a lui basta poco per far capire la scelta iniziale di Iachini di lasciarlo fuori. Il mister oggi non può essere accusato di aver sbagliato i cambi, semplicemente perché di cambi effettivi non ne aveva.

Più seri del previsto gli infortuni di Benassi e Ribery

Più seri del previsto gli infortuni di Benassi e Ribery

Più avanti entrano Sottil per Cutrone (che si è mangiato nel frattempo una clamorosa occasione per richiudere il match) e Ceccherini per un Dalbert senza infamia e senza lode. Sottil ha voglia di spaccare il mondo, e per poco non ci riesce. Delle quattro occasioni clamorose vanificate dalla Fiorentina (le altre due se le sbertucciano Chiesa e Castrovilli), la sua è forse quella che grida meno vendetta, anche se regala ai tifosi viola attimi di gelo artico, perché dieci secondi dopo il Parma è già dall’altra parte, e costringe Terraciano a guadagnarsi stipendio e straordinario.

Finisce come Dio vuole, con i tre punti e con l’ennesima certificazione che questa stagione non terminerà mai troppo presto. E con la tenue consolazione di quelle nove lunghezze che adesso ci  separano dal Lecce. Ma guai a sentirsi già salvi, la Fiorentina di secondo nome si chiama Penelope: disfa sempre alla giornata successiva ciò che ha guadagnato – e tutto sommato meritato, al netto dell’anticalcio che esprime – alla precedente.

Lasciamo stare De Rossi dov’è, per compromettere anche la prossima stagione abbiamo tempo tutta l’estate. Tiriamo a finire questa, che ci sta facendo rimpiangere perfino il lockdown di primavera.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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