Lampi viola sull’Appennino

di Simone Borri

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E’ il derby dell’Appennino, della nostalgia (per tempi migliori), della soddisfazione (moderata, per la dignità ritrovata e la salvezza conquistata senza troppi patemi).

Sulle panchine, due uomini che sanno di aver fatto il loro dovere. Sinisa Mihajlovic, fresco di cittadinanza onoraria bolognese ampiamente meritata e di rinnovata stima da parte di chiunque conosca la sua storia recente, a ben vedere ha fatto anche qualcosa di più. Era da tanto tempo che Bologna non metteva in campo una rappresentativa capace di farla divertire senza patemi, o quantomeno di non farla vergognare di essere una nobile decaduta in basso, troppo in basso.

Beppe Iachini, fresco di risultato acquisito che lo rende qualcosa di più di un Cincinnato. Ogni giorno che passa lo vede più vicino alla riconferma in viola, e d’altra parte le alternative prospettate sono buone soltanto per riempire colonne di stampa cartacea o elettronica. Anche Firenze si vergognava ultimamente delle sue rappresentative calcistiche, con Beppe-picchia-per-noi quantomeno ha potuto smettere di farlo.

E’ un derby dell’Appennino senza nulla da chiedere, e forse proprio per questo è piacevole a vedersi. I viola si schierano con la novità Venuti, che nel frattempo novità non è più. Il resto è la formazione tipo, al netto di Ribery sostituito da Cutrone. Formazione con i suoi pregi e difetti stagionali. Questi ultimi li mette subito in mostra il Bologna, che in un quarto d’ora sfiora il gol con giocata pregevole di Dominguez, ma non tanto pregevole da non potere essere letta per tempo da Terracciano, e con Sansone che arriva tardi di un soffio su un pallone che attraversa tutta la linea di porta viola. Sinisa in panchina dice qualcosa in serbo che non possiamo tradurre.

I pregi sono soprattutto quelli mostrati da un Chiesa che se avesse sempre giocato come stasera saremmo qui adesso a fare addirittura discorsi europei, invece di vedere desolatamente irraggiungibile addirittura il Sassuolo dal basso del nostro nono (e fino a poco tempo fa insperato) posto.

Occasioni da ambo le parti, con i rossoblu che chiudono il primo tempo in leggero vantaggio ai punti, per usare il metro della boxe. Non ci si gioca niente di importante se non l’orgoglio, e forse è per questo che l’arbitro di turno arbitra bene, senza infamia e senza lode. I suoi colleghi di infamie ne hanno messe a referto diverse anche quest’anno, ai danni di ambo le squadre. Il signor Di Bello stasera a confronto pare la reincarnazione di Pierluigi Collina, e porta in fondo la gara in modo esemplare.

Nella ripresa sale in cattedra Federico numero 25, il figlio di un Chiesa che aveva fatto ben altre prodezze su quest’erba del Franchi. Il ragazzo si è contentato di tante promesse, invece, mantenute a sprazzi. I suoi tre gol di stasera assomigliano tanto ai tre di Batistuta (fatte le debite proporzioni) a Milano nel 2000: hanno forse la particolarità di essere gli ultimi visti in viola.

Nella prima occasione Chiesa beneficia di una deviazione decisiva, che mette fuori causa Skorupski e provoca altre imprecazioni in serbo da parte bolognese. La seconda invece è il pezzo buono del repertorio di Federico, discesa, sterzata, tiro secco, ripresa sulla respinta e palla in rete.

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Fiorentina in vantaggio con fin troppa facilità, quella che a volte deriva dall’estro dei suoi giocatori di classe, quando scendono in campo motivati e in condizione. Bologna punito oltre i suoi demeriti, ma davanti i rossoblu un Chiesa – questo Chiesa – non ce l’hanno. Si vedono annullare comunque un gol per fuorigioco, dopodiché capitolano sullo sfondamento dell’uomo del momento viola. Attorno a Nikola Milenkovic, assieme a Chiesa, ruoterà il mercato viola delle prossime settimane. Per il momento attorno alla sua proiezione offensiva ruotano due squadre che assistono imperterrite alla sua spallata ed alla rete sfondata che vale il tre a zero per la Fiorentina ed il ritocco della quotazione già avanzata da Ramadani nella sede del Milan.

Chiude ancora Chiesa con il suo gol più bello, facendo vedere a Dominguez come andava calciata quella palla capitatagli all’inizio della gara. Federico al fischio finale va a prendersi il pallone per tenerlo come ricordo. Sappiamo tutti cosa può significare, anche senza andare a rievocare il Batistuta del 1998 e del 2000. Pur avendo giocato sotto tono (diciamo così) per buona parte della stagione, Federico si porta a casa anche la soddisfazione di essere il capocannoniere viola con dieci reti segnate.

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La Fiorentina che sale al nono posto adesso ha di fronte una Spal già retrocessa per consentirgli di aumentare il numero delle sue marcature, insieme ai rimpianti per una squadra che doveva e poteva fare di più quest’anno. Rocco Commisso invece ha pochi giorni di tempo per decidere il destino di Chiesa, ammesso che non sia già deciso e da tempo.

Dopodiché, con buona pace del giovane Federico a cui auguriamo ogni bene, nella storia viola resterà soltanto suo padre Enrico. Classe superiore, come dicono gli inglesi. Sotto ogni punto di vista.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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