La Montagna degli Italiani

di Simone Borri

K2-180731-001

La notizia arrivò in Italia soltanto il 3 agosto, ma il K2 era diventata la Montagna degli Italiani tre giorni prima, il 31 luglio 1954. Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, componenti della spedizione allestita da Ardito Desio, raggiunsero la seconda vetta più alta del mondo quel giorno. Gli anglosassoni di Edmund Hillary avevano conquistato la più alta, l’Everest, soltanto l’anno prima. Dopo il tentativo di Luigi Amedeo di Aosta nel 1909, gli italiani non vollero farsi sfuggire almeno il podio. Pur tra mille polemiche e tragedie, ci riuscirono ed entrarono nella storia e nella leggenda dell’alpinismo.

La storia di una delle più grandi imprese sportive italiane è controversa. La vetta del K2 era la più alta del Karakorum, ma la sigla stava erroneamente per Karakorum Seconda. I primi scalatori la misurarono erroneamente, non accorgendosi che in realtà era la più alta del massiccio. Era una montagna assassina, con il tasso di mortalità più alto dopo l’Annapurna ed il Nanga Parbat. In epoca più recente, Reinhold Messner l’ha definita la montagna sopra gli ottomila più difficile da scalare.

Walter Bonatti, nel 1964

Walter Bonatti, nel 1964

Ce la fecero gli italiani di Ardito Desio, ma a prezzo di vite umane e di polemiche che non si sono ancora estinte. Il capo spedizione Desio aveva designato due stelle dell’epoca, gli alpinisti Compagnoni e Lacedelli, a compiere il tratto di ascesa finale verso la vetta. Ma il vero fuoriclasse di quella spedizione, l’alpinista italiano universalmente riconosciuto come il più forte del momento, era Walter Bonatti. A cui toccò l’ingrato compito – assieme al pakistano Amir Mahdi – di fare da portatore d’acqua. Nel caso specifico, di bombole di ossigeno. Tra il campo otto ed il nove, nella drammatica notte che precedette la conquista del K2, Lacedelli e Compagnoni intimarono ai due compagni di fermarsi più in basso lasciando lì l’equipaggiamento e negando loro il conforto del rifugio allestito sopra gli 8.000 metri.

Walter Bonatti ha raccontato quel dramma, cosa volle dire sopravvivere a quella quota senza riscaldamento, a -50°. Lacedelli e Compagnoni si limitarono a raccontare soltanto la parte gloriosa, la conquista della cima. Ardito Desio con la sua relazione avvallò il resoconto ufficiale. Il CAI fece poco o nulla per fare chiarezza definitiva tra le versioni, anche se a distanza di tanti anni pare avvalorata quella di Bonatti. Per decenni, infine, gli eroi di quella spedizione non si parlarono più, avvelenando in qualche modo a se stessi ed al loro paese il sentimento di orgoglio derivante da quell’impresa.

Ma l’impresa resta. Dal 31 luglio 1954 il K2 è la Montagna degli Italiani. Sul tetto del mondo resterà per sempre anche una bandiera tricolore.

«Quella notte sul K2, tra il 30 e il 31 luglio 1954, io dovevo morire. Il fatto che sia invece sopravvissuto è dipeso soltanto da me…»

(Walter Bonatti, Le mie montagne)

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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