La caduta del Duce

di Barbara Chiarini

La seduta del Gran Consiglio del Fascismo, 24 Luglio 1943.

La seduta del Gran Consiglio del Fascismo, 24 Luglio 1943.

L’ultima drammatica seduta del Gran Consiglio del Fascismo si tenne alle ore 17:00 del 24 luglio 1943, mentre gli Alleati procedevano speditamente verso Messina, dopo lo sbarco avvenuto due settimane prima sulle coste meridionali della Sicilia.

A Palazzo Venezia, l’atmosfera che preludeva il più drammatico dei vertici del Regime era tesa al massimo. Benito Mussolini arrivò per ultimo, andandosi a sedere al centro del tavolo a forma di ferro di cavallo: furioso per le cocenti sconfitte militari subite negli ultimi giorni, se la prendeva con i generali italiani, lodando invece i vertici militari tedeschi.

Il Duce era da poco tornato dall’incontro con  il Fuhrer Adolf Hitler, che si era tenuto il 19 Luglio a San Fermo, nei pressi di Feltre (Belluno): al suo rientro, si era trovato di fronte al bombardamento di Roma, avvenuto proprio quel giorno ed alla presa di Palermo, da parte degli angloamericani. 

Il Duce Benito Mussolini con il Fuhrer Adolf Hitler

Il Duce Benito Mussolini con il Fuhrer Adolf Hitler

Dunque, seppure a malincuore, Mussolini aveva dovuto accettare questa convocazione; sapeva bene, in cuor suo, delle crescenti manifestazioni di ostilità nei confronti del suo regime.

Una volta aperta la seduta, a fare l’appello fu il segretario del partito fascista Carlo Scorza: la prima parola spettava al Duce il quale non mancò la di ribadire la sua ferrea volontà di onorare il patto con il Terzo Reich.

L’ordine del giorno veniva invece presentato da Dino Grandi e riguardava  l’articolo 5 dello Statuto Albertino, il quale prevedeva la facoltà del  Re d’ Italiadi avocare a sé i poteri di Capo del Governo e delle Forze Armate, da anni saldamente in mano a Mussolini, e di ripristinare la funzione del Parlamento con delle libere elezioni che, ormai,  mancavano da un ventennio.

La spaccatura tra i consiglieri era inevitabile e profonda. 

Seguirono ore ed ore di discussioni: alle due del mattino, Grandi dichiarerà  fermamente che la risoluzione dovrà  essere fatta in un’unica seduta, niente sarebbe stato rimandato a domani, come invece, sarebbe voluta essere  la volontà del Duce; anche Galeazzo Ciano, suo genero, parteggiava per Grandi.

Benito Mussolini con Vittorio Scjaloia e Dino Grandi.

Benito Mussolini con Vittorio Scjaloia e Dino Grandi.

Ciano sosteneva, infatti, che il tradimento tedesco si fosse già consumato, avendo Hitler tenuto all’oscuro la diplomazia italiana dei suoi propositi di guerra, dopo aver siglato un patto con l’Italia Fascista, che avrebbe dovuto invece preservare la pace in Europa.

Dopo una breve pausa, nel cuore della notte romana, i rappresentanti del regime rientrarono nella sala del Consiglio, con i volti segnati dalla tensione e dall’ora tarda: l’ultima parola spettava comunque al Capo del Fascismo.

Il Duce ribadì e difese il suo operato, vantandosi di essere a conoscenza di certi segreti militari tedeschi che avrebbero presto ribaltato le sorti della guerra ma, alla votazione, quell’ordine che rimarrà alla storia come l’ Ordine Grandi, passerà con 19 voti favorevoli e 7 contrari. 

Mussolini si trovava così costretto a dichiarare chiusa la seduta e lasciava Palazzo Venezia,  intimando un ultima volta, ad alta voce: «Voi, tutti , qui presenti, avete provocato la crisi del regime, la crisi dell’Italia!».

Esattamente 24 ore dopo l’inizio dell’ultimo Gran Consiglio del Fascismo, Benito Mussolini veniva ricevuto dal Re Vittorio Emanuele III a Villa Savoia. Nonostante il Duce avesse cercato di sottolineare il carattere unicamente consultivo del Consiglio, Vittorio Emanuele III lo convocava per comunicargli  la sua decisione di volerlo sostituire al comando del nostro paese, con il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio.

Il Maresciallo Pietro Badoglio (1871-1956).

Il Maresciallo Pietro Badoglio (1871-1956).

Alle 17:20 Benito Mussolini, il Duce,  veniva arrestato dai Carabinieri e caricato su un’autoambulanza militare.

Per lui aveva aveva inizio la prigionia: per il popolo italiano aveva inizio il periodo più drammatico di tutta la guerra, con l’ondata dei bombardamenti dell’agosto successivo e l’inizio della Guerra Civile  a partire dall’ autunno del 1943.

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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