E se restasse Iachini?

di Simone Borri

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I segnali ci sono. Nell’ultima conferenza stampa il patron Rocco Commisso ha ringraziato il mister per l’obbiettivo stagionale raggiunto con quattro giornate d’anticipo. Lapsus freudiano? Crediamo che passati gli entusiasmi iniziali (più o meno già verso Natale scorso), il padrone della Fiorentina si sia reso conto che il calcio a Firenze (e in Italia) è affare più serio di quanto pensasse, e che dimensionare stabilmente la società e la squadra viola ai vertici del nostro campionato non sarà uno scherzo, stadio o non stadio.

Non è pensabile ovviamente, come non lo era durante la passata gestione, che qualcuno si accontenti di una Fiorentina che un anno sì e quell’altro pure si trovi invischiata nella lotta per non retrocedere, e di quello faccia il proprio obbiettivo stagionale, la propria mission aziendale, come si dice oggi. Il primo anno Firenze te lo perdona, poi basta.

E’ altrettanto vero che per fare un salto di qualità che attesti la società e la squadra a ridosso della zona che dà diritto quantomeno alla disputa delle coppe europee (entrarci o meno fa parte poi dell’alea sportiva insita in ogni competizione, dipende in altre parole da tanti fattori non sempre preventivabili) bisogna fare investimenti consistenti, inizialmente tutti a carico della proprietà. I ritorni saranno successivi, e solo se si è speso tanto e soprattutto bene. Nel calcio di oggi è così, soprattutto se hai ereditato un patrimonio tecnico di non eccelsa caratura.

Questo è ciò che attende l’A.C.F. Fiorentina la prossima estate (o per meglio dire questa estate, visto che ci siamo di già, il coronavirus ha sfalsato il ritmo delle stagioni, oltre alle nostre coscienze). Mr. Rocco dà atto dell’obbiettivo raggiunto e si pone, almeno dentro di sé, il prossimo, senza lasciare ancora trapelare nulla. Due i punti fermi, a suo dire: 1) non ha ancora interpellato alcun allenatore (ci crediamo, a quest’ora non si parlerebbe d’altro nei vicoli di Firenze e nelle colonne di qualsiasi giornale); 2) vuole precipitarsi – ha detto – a Firenze per ringraziare personalmente il mister della salvezza, a costo di scontare la quarantena che tocca agli americani nel nostro paese, a differenza di altre etnie o cittadinanze.

Più o meno nelle stesse ore, il mister Iachini ha rilasciato alla stampa parole di soddisfazione per il lavoro fatto. Missione compiuta, ha detto, ostentando una compiaciuta e tranquilla disposizione a tutto ciò che di buono può prospettargli adesso una stagione spesa come il migliore dei Cincinnati. E’ stato chiamato nel momento del bisogno e della disperazione, è venuto, ha vinto (lasciamo perdere convinto, il materiale tecnico del resto non lo favoriva più di tanto) e adesso rimette il mandato nelle mani della società e di quel Commisso che non vede l’ora di ringraziarlo pubblicamente all’americana, faccia a faccia. E lui lo sa, come sa di avere diversi crediti da vantare, anche se non più quel favore, quel furore di popolo che riscuoteva a gennaio.

Queste sono le coordinate iniziali dei prossimi sviluppi del mercato viola. Il primo nodo è quello appunto dell’allenatore, e scioglierlo non è oggettivamente facile. Che riesca o meno a svicolare alla quarantena anti-americana, mr. Rocco ha un bel dilemma davanti a sé. Gratitudine a parte, Iachini gli ha dato certezze alle quali trovare alternative potrebbe risultargli impossibile, considerato anche che la squadra dell’anno prossimo potrebbe magari non avere una caratura tecnica molto più alta della attuale (con una difesa da rifare, un Chiesa da non rimpiangere ma quantomeno da sostituire adeguatamente, un Ribery di un anno più vecchio e due-tre ragazzi di belle speranze a reggere il peso dell’attacco, se non arriva Belotti o chi per lui).

Le alternative? Lasciamo perdere gli allenatori di prima fascia internazionale. A Firenze non ci vengono. La città ha un appeal esclusivamente turistico, in questo momento. Non è poco, ci mancherebbe, ma lo si può soddisfare durante le ferie, non durante anni di contratto professionale. Parlare di Emery o roba simile richiama quel motivetto della Cenerentola Disney, i sogni son desideri, chiusi in fondo al cuor….. I top misters verrebbero qui del resto con una lista di giocatori che nemmeno la Mediacom può sognare di soddisfare. Discorso chiuso, calm down, come direbbe Rocco. Passiamo alla seconda fascia.

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Gli allenatori di fascia Iachini, Giampaolo, Juric e compagnia bella, valgono il benservito a Iachini? Vogliamo dire, Beppe ormai conosce l’ambiente (la tifoseria la conosce da trent’anni), conosce i giocatori ed i giocatori conoscono lui. Non è più quello che picchiava per noi (secondo uno slogan curvaiolo di qualche anno fa), ma è e resta quello che se vede uno dei suoi ragazzi battere la fiacca prima se lo mangia e poi lo leva di squadra. Comunque si chiami.

Come ha detto lui stesso, continuare un lavoro già avviato significa crescere ancora di più. Sensazione nostra è che quando l’ha detto parlasse a nuora perché suocera, in società, intendesse.

Discorso Spalletti. E’ un allenatore ormai fuori dal giro, come Montella, Prandelli e altre glorie purtroppo diventate vecchie, magari anzitempo. Per lui ricominciare in patria come profeta sarebbe il massimo. E’ un maledetto toscano e conosce bene anche lui i toscani maledettissimi che abitano in riva all’Arno. Ma è in grado di aprire un ciclo magari con tanti ragazzi, un Ribery con un altro anno ed altre cicatrici addosso, e chissà che altre scommesse? E’ in grado di rimettersi in gioco? O sarebbe l’ennesimo tentativo viola di emulare una Roma giallorossa troppo distante e poco efficace – per tanti motivi – come modello?

A meno di non voler scommettere sull’enfant du pays Leonardo Semplici – che al pari di Spalletti è più o meno del posto, ma che ha l’ulteriore handicap di essere giovane e di rischiare di bruciarsi emotivamente nella piazza più esigente e difficile che ci sia, la sua piazza – altre alternative non è che non ne vediamo. Non ci sono.

Crediamo, giocando per una volta con la boccia di vetro, che questi possano essere i pensieri che agitano mr. Commisso, mentre Barone & c. cercano di trovargli un posto sul primo volo che riporti lo zio d’America a Peretola.

La peggiore quarantena rischia di farla nelle stanze dove si fa il mercato viola. E in ciò che resta di questa estate infettata da vecchi e nuovi virus, francamente non vorremmo essere lui.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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