Cameriere … Champagne!

di Barbara Chiarini

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Sessantadue anni di musica, una carriera sulla cresta dell’onda e l’amore del pubblico che lo accompagna da sempre. 

Da quando ha esordito nel 1958, anno del primo grande successo Malatia, Peppino Di Capri è un’autentica star della musica italiana. Pochi come lui sono riusciti a conciliare, nei momenti più felici, la tradizione napoletana con le novità del rock’n’roll e del twist (l’indimenticabile St Tropez, e’ stata eletta a simbolo di un’epoca!).

Giuseppe Faiella, in arte Peppino Di Capri, nasce il 27 luglio 1939 nell’isola di Capri: diviene popolare, a partire appunto dagli anni ’60,  alle sue interpretazioni dei classici napoletani in chiave moderna. La città e l’isola lo adottano subito per il suo modo delicato di intonare le canzoni, comprese in un repertorio che va da brani più tradizionali come I te vurria vasa’ ad altri creati invece di suo pugno, come Luna Caprese.

Peppino Di Capri è stato l’unico cantante italiano a salire sullo stesso palco calcato dai Beatles, in occasione dei loro tre leggendari concerti italiani a Milano, Genova e Roma (1968). Egli, che era all’epoca tra i pochi rappresentanti del rock’n’roll italiano, ebbe l’onore di aprire i concerti dei Quattro di Liverpool (John Lennon, Paul Mc Cartney, george Harrison e Ring Starr).

Ma per Peppino Di Capri il vero successo arriva con le partecipazioni al Festival di Sanremo, dove si presenterà per ben nove edizioni, ottenendo sempre molto successo con le canzoni in concorso.

Davvero molte le sue canzoni a tutti note, memorabili pietre miliari degli anni Sessanta e Settanta , da Nessuno al Mondo, a Roberta, oppure  Nun è peccato, fino a Un grande Amore e niente più.

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Ma una su tutte una e’ divenuta una delle icone della canzone melodica italiana nel mondo.

Ed eccoci pertanto giunti alla scelta del nostro brano del giorno: una scelta obbligata, anche perché si tratta della canzone preferita da mia madre. Se non l’ accontentassi oggi,  non me lo perdonerebbe mai!

«Champagne per  brindare a un incontro…»

Una frase incisa nella memoria di buona parte di noi fin da quando nel lontano 1973 Peppino di Capri la compose in collaborazione con Salvatore De Pasquale. Subito dopo aver ascoltato il jingle con romantica e dolce soddisfazione, la domanda che assilla tutti è: perché in una canzone italiana classica si brinda proprio a champagne? 

Prima di risolvere questo mistero, ce n’è un altro che attende da tempo una spiegazione. Com’è possibile che nei matrimoni, al momento del brindisi agli sposi, le orchestrine suonino proprio questa canzone? Il testo della canzone in effetti parla di tutt’altro che di un matrimonio felice… è il racconto dell’incontro fugace di una notte con una splendida donna, perduta appena dopo averla incontrata. Non esattamente un augurio di lunga unione!

Ma forse, tutto sommato, non c’è da stupirsi più di tanto: non vi è mai capitato di ascoltare durante i matrimoni canzoni inneggianti ai tradimenti, coppie che si lasciano, solitudini struggenti? In fondo nell’arte, come nella vita, non c’è alcun obbligo di coerenza!

Risolto questo mistero, possiamo passare a quello successivo: perché un prodotto nazionalpopolare come la canzone, e come Peppino Di Capri stesso, fa brindare la coppia di amanti proprio a champagne e non a spumante, per esempio? In realtà la canzone era stata scritta per essere interpretata da una grande voce della canzone francese, Charles Aznavour e solo in un secondo momento Peppino decise di diventarne interprete direttamente. 

Peppino di Capri, pseudonimo di Giuseppe Faiella (Capri, 27 luglio 1939), cantante e attore italiano.

Peppino di Capri, pseudonimo di Giuseppe Faiella (Capri, 27 luglio 1939), cantante e attore italiano.

Oltre a un certo tocco di esotismo francese, dietro questa scelta c’è un motivo più banale e se vogliamo burocratico. Oggi siamo in tempi di denominazioni controllate ed etichette rigorose, che valorizzano il prodotto locale. In Italia, la denominazione champagne non esiste, esiste solo quella spumante,  ma fino a poco tempo fa non era così: il termine champagne era internazionale e molto più diffuso del corrispettivo italiano. Lo spumante, anche quello prodotto in Italia, veniva chiamato champagne italiano; ricordate

E quindi, anche il secondo mistero ha la sua soluzione!

Insomma, per il povero Peppino di Capri non c’erano alternative: quarant’anni fa  per festeggiare la fine di un amore , non si poteva ordinare nient’altro che Champagne!

La canzone arrivò in finale a Canzonissima il 6 gennaio 1974 e da allora fa parte della nostra cultura come «I cipressi che a Bolgheri alti e schietti …».
E pertanto: «Finché la barca va, “lasciamola” andare…»!

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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