A Roma perdere è di rigore

di Simone Borri

FBL-ITA-SERIEA-ROMA-FIORENTINA

Rigore è quando arbitro dà, diceva Vujadin Boskov, indimenticato filosofo del calcio della parte finale del ventesimo secolo. Anche nel ventunesimo, e chissà che avrebbe detto Boskov a proposito del Var, quella macchinetta infernale che gli arbitri vanno a consultare quando non si chiamano Chiffi e non hanno già le idee chiare a prescindere.

A Roma perdere è di rigore, diciamo noi senza la pretesa che il nostro aforisma diventi famoso come quello di Boskov. A Roma, rigore è un lungo volo in area che comincia con Calceido e finisce con Dzeko. Nel frattempo cambia la maglia, da biancoceleste a giallorossa, ma quando il volatile tocca terra il risultato non cambia, l’arbitro ha già fischiato indicando il dischetto viola. Il Var custodisce le immagini che testimonierebbero l’assenza di ogni contatto, ma con Chiffi (e non solo lui) al fischietto quelle immagini servono come quelle delle telecamere di sicurezza. Non interessano realmente a nessuno, e tra 48 ore o giù di lì saranno già cancellate per poter riutilizzare il DVD.

Questo tanto per descrivere il contesto, come direbbero i grandi scrittori. The Big Picture, come direbbero gli inglesi. In mezzo, mannaggia come direbbero a Roma, ci capita sempre la Fiorentina. All’Olimpico la vita era grama con Batistuta e Toni in squadra, figurarsi adesso che attorno a Ribery trotta una ciurma di gente che ha appena festeggiato l’ennesima salvezza. Dall’altra parte, o Roma o Lazio, basta che sia uno strazio. Le squadre della Capitale hanno debiti spalmati per buona parte del ventunesimo secolo, le Coppe europee per loro devono essere tradotte in poste di bilancio, altrimenti il sistema bancario nazionale rischia di collassare quanto e più che per il coronavirus o i titoli tossici.

La Fiorentina arriva a Roma al termine di una settimana in cui ha imperversato il tormentone Iachini SI – Iachini NO. Ne abbiamo dato conto rischiando di essere tacciati di schierarci a favore di un tecnico che a dicembre tutti volevano sulla panchina viola e a luglio adesso tutti negano di aver mai conosciuto, come l’Apostolo Pietro dopo l’arresto di Gesù. Il Beppe che sicuramente ha più dignità di tanti che adesso nominano il suo nome, in un senso o nell’altro, schiera la sua squadra in campo a Roma così come ha fatto a Milano: pensando – con ragione – di poter portar via qualcosa di sostanzioso dall’Olimpico così come ha fatto dal Meazza.

Beppe il fatto suo lo sa, è innegabile. La Fiorentina, è un dato di fatto, ha la miglior difesa dell’era Covid, e su quella pietra Beppe costruisce la sua chiesa. Fuor di blasfemia, il muro viola offre pochi spazi ad una Roma che non ha la potenza esplosiva in attacco dell’Inter, e che alla fine del primo tempo ha bisogno della prima creazione di un Chiffi ispirato come il Botticelli per tirare fuori dalla schiuma di questa partita la bellezza di un rigore per la squadra di casa. Che Lirola tocchi Bruno Peres è questione sulla quale i periti assicurativi potrebbero dibattere per mesi, arrivando – come peraltro spesso loro succede – a nulla.

Sul dischetto va il nostro ex Pulgar dello scorso anno. Veretout è giustappunto un ex con qualcosa da dimostrare, e purtroppo i rigori li sbaglia di rado, con qualsiasi maglia. C’è anche tempo per un gol graziosamente annullato per fuorigioco netto di mezza Roma. Come a dire: e vi lamentate dell’arbitraggio?

Fiorentina200727-002

Nella ripresa, Iachini che non ha più nulla da perdere mette dentro la nuovelle vague Vlahovic-Cutrone per l’intergenerazionale KhouaméRibery. La fortuna aiuta gli audaci, a volte. Dopo dieci minuti Milenkovic si riscopre goleador saltando più in alto di tutti e depositando alle spalle di un basito portiere romanista. Tutto da rifare per i giallorossi, ai quali non bastano evidentemente i “favori della sorte”.

L’ultima mezz’ora ci regala finalmente una partita giocata a viso aperto da due squadre con esigenze diverse. La Roma vuole, anzi deve andare in Coppa per i motivi sopra detti. La Fiorentina ha da difendere l’onore suo e quello del suo mister. Ribaltamenti di fronte si susseguono, con l’impressione che con il passare dei minuti i padroni di casa abbiano qualcosa da spendere in più. I giallorossi premono, i viola non hanno paura. Prova ne sia Iachini che mette dentro Venuti per un Chiesa che oggi ha giocato se non altro per onor di firma. La Roma crea occasioni, ma la più netta è quella viola di Duncan.

Finirebbe così, con i viola ancora a punti senza aver tutto sommato demeritato, se non ci fosse latente nell’aria ancora il Chiffivirus. 85°, azione convulsa, sventata due volte da Terracciano. Sulla seconda occasione, contatto con Dzeko più che altro per l’impossibilità di annullare le Tre Leggi della Fisica, dopo che comunque il pallone è già andato abbondantemente fuori.

Il tocco di Chiffi a "smarcare" Dzeko

Il tocco di Chiffi a “smarcare” Dzeko

Chiffi è l’unico a non avere dubbi, insieme agli Ultras romanisti. Iachini gli grida dalla panchina viola: «Non vai neanche a rivederla!». Frustrazione comprensibile, per l’ennesima partita decisa da un sistema, più che da un arbitraggio.

Batte ancora Veretout, Fiorentina con le pive nel sacco, Roma in Europa League. Il campionato che ormai è divertente e sportivamente interessante come un consiglio d’amministrazione in cui agli azionisti vengono spiegati domenica dopo domenica i riflessi dei loro investimenti ed alla fine vengono distribuiti i dividendi ha poco altro da aggiungere da un punto di vista tecnico. Vince, anzi rivince la Juventus – che gioisce invitando la tifoseria al distanziamento sociale, immaginarsi…. – a seguire gli azionisti di minoranza Inter, Lazio, Roma, Atalanta, Milan, Napoli.

La Fiorentina fa parte ancora di un altro giro. Michelangelo, per sopravvenuta mancanza di sponsor, andò a Roma a costruire una copia della Cupola del Brunelleschi. Da allora è cambiato poco, un lungo volo in area cominciato da Calceido e finito da Dzeko. E noi a guardare.

La parola a Commisso.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


Visualizza gli altri articoli di Simone Borri

Potrebbe interessarti anche ...

Commenta l'articolo