Ricominciamo?

di Simone Borri

Pezzella e Vlahovic, la faccia migliore di questa Fiorentina post-Covid19

Pezzella e Vlahovic, la faccia migliore di questa Fiorentina post-Covid19

Avete presente quel gioco che facevamo da bambini, un-due-tre-stella? Quello dove uno sta sotto, conta e poi si gira a controllare gli altri, che devono avvicinarsi a lui sfruttando ad ogni conta il brevissimo tempo a disposizione e fermandosi prima di essere colti in movimento?

La Federcalcio, a differenza delle altre federazioni sportive nostrane, ha deciso che la stagione non può chiudersi senza la ripresa del campionato. Sarebbe il terzo titolo non assegnato nella storia calcistica italiana, dopo quelli tolti alle due torinesi nel 1927 e nel 2006 per malversazioni. Sarebbe anche quello più motivato, visto che nel frattempo – almeno così ci hanno detto, costringendoci in casa e in molti casi senza reddito – c’é stata una pandemia.

Ma il nostro calcio, e soprattutto quella classe di ricchi sempre più scemi che lo gestisce, ormai non sopravvive senza i soldi delle televisioni. Una recente analisi contabile ha rilevato che delle iscritte alla serie A soltanto in sei sono da considerare in attivo, e la più importante di queste è l’Atalanta. Il che vuol dire che nella metà sinistra della classifica predomina come colore il profondo rosso, squadroni quotati in borsa compresi.

FR7 al rientro dopo 205 giorni di assenza

FR7 al rientro dopo 205 giorni di assenza

Ecco dunque il perché di questa ripartenza che si appoggia psicologicamente sulla voglia di normalità della gente comune (ed il calcio faceva parte anche troppo di quella nostra normalità saltata per aria a febbraio scorso) e che rischia tutta la sua residua ed esigua credibilità mandando in campo una armata Brancaleone di ragazzotti che già non sono dei fenomeni e che da quattro mesi non si allenano neanche.

Il che comporta danni immediati e altri a più lungo termine. Quelli immediati, a giudicare da cosa si è visto sui campi e negli stadi a porte chiuse in questa prima mandata che ha assegnato anche la Coppa Italia oltre a stragiare il nostro inno nazionale, dovrebbero risolversi in una retinopatia anch’essa pandemica, se si continua a maltrattare il pallone insieme al buon gusto degli spettatori.

Quelli a più lungo termine, causati dal congestionamento dei calendari indotto da questa ripartenza forzosa e pretestuosa, dovrebbero provocare un marasma dapprima gestionale e poi tecnico. I nostri giocatori, che per la maggior parte del tu al pallone lo danno in pochi, se non si allenano nelle dovute maniere e con i dovuti tempi offriranno spettacoli sempre più dopolavoristici. Considerato che in mezzo a questo marasma, poi, c’é da disputare una Olimpiade, un campionato europeo e tra poco anche un mondiale, l’assurdo mondiale invernale nelle sabbie roventi del Qatar.

Il Donnarumma bresciano porta le rondinelle in vantaggio su rgore

Il Donnarumma bresciano porta le rondinelle in vantaggio su rgore

Questo il quadro generale. Dicevamo di un-due-tre-stella. La sensazione è che al termine della prolungata conta impostaci dal coronavirus ci siamo girati per ritrovare calcio e calciatori nelle stesse condizioni in cui li avevamo lasciati, come se fossero rimasti immobili sul posto ed in precario equilibrio. E accidenti se ne vedi almeno uno che si muove, anche solo per aver perso quell’equilibrio.

La partita della Fiorentina – nella sala stampa del Franchi intitolata a quella Manuela Righini di cui ricorreva in questi giorni il decennale della scomparsa ed il cui acume critico e mai asservito ad altro interesse che non il colore viola ci manca oggi più che mai – viene giustificata (dai pochi giornalisti presenti che hanno avuto, bonta sua, l’accredito da parte della società A.C.F. Fiorentina) come inevitabilmente condizionata dalla prolungata inattività psicofisica.

Il tuffo di Pezzella per il pareggio

Il tuffo di Pezzella per il pareggio

Sensazione nostra, che non siamo accreditati ma il cervello ce lo portiamo sempre dietro, allo stadio e fuori, è che la Fiorentina abbia giocato con il Brescia a fine giugno così come avrebbe fatto a fine febbraio. I viola sono una squadra mediocre, tenuta su dalle giocate dell’impagabile Gaetano Castrovilli, del rientrante (dopo 205 gorni di assenza per infortunio) Frank Ribery, dell’intermittente Federico Chiesa (il primo a rendersi conto nell’occasione dell’insufficienza della sua prestazione, a giudicare da quella bottiglietta sbattuta via al suo rientro in panchina), del garoso (in senso buono, non sarà né PassarellaGonzalo Rodriguez, ma la baracca viola l’ha onorata e servita quanto e come loro) German Pezzella e del volenteroso Dusan Vlahovic (il primo a risultare contagiato dal Covid19 e l’ultimo a venirne fuori tra i nostri giocatori, c’é ancora qualcuno che mette in discussione l’utilità di questo ragazzo alla causa viola).

Questa squadra era mediocre in inverno e lo è in estate. Al cospetto del Brescia ultimo in classifica si presenta, com’era prevedibile, come agnello sacrificale. Nel primo tempo i ritmi da dopolavoro o da allenamento infrasettimanale fanno sì che la viola sia mangiata in un sol boccone dalle rondinelle. Alle quali, per loro fortuna, manca Balotelli, e che Lopez mette in campo come la solita sua banda di assatanati. I bresciani leggono la partita con una lucidità ed una cattiveria agonistica che ai nostri manca. Quando nella ripresa il fiato dei lombardi cala, quello dei toscani che finalmente si è rotto non è ormai sufficiente a guadagnare i tre punti.

Imprecisione imperdonabile dei nostri piedi migliori, bravura degli avversari che sistematicamente vanno a mettere in difficoltà l’uomo dalla situazione più critica perché già ammonito. Il resto lo fa il sig. Federico La Penna della sezione di Roma. Per una partita come questa servirebbero un po’ di intelligenza e di buon senso anche da parte del fischietto. Il La Penna dimostra di essere carente in entrambe le caratteristiche, meritandosi – al meglio che si può concedergli – l’appellativo di fiscale. Le sue decisioni, a discutere le quali non tollera mai l’intervento del Var, condizionano alla fine il risultato quanto i pregi e i difetti delle due squadre.

Federico La Penna, un altro arbitraggio che lascia perplessi

Federico La Penna, un altro arbitraggio che lascia perplessi

Il rigore per il Brescia al 17° p.t. lascia dubbi, il contatto c’é ma subito dopo che Dessena ha ciccato il pallone mancando una comoda deviazione. L’ammonizione a Caceres ci può al limite stare, ma non assolutamente la seconda che lascia la Fiorentina in 10 nella ripresa: lì è Torregrossa che inciampa sull’uruguaiano viola in netto anticipo. Alla mezz’ora del primo tempo tutta la difesa viola è gravata di cartellini gialli. Per avere la prima ammonizione ai danni del Brescia bisogna aspettare la mezz’ora del secondo tempo. Espulso insieme a Caceres anche un attonito Iachini, che deve aver sì protestato ma sembrava di poter dire con le dovute maniere. Ammonito anche Chiesa, che contro la Lazio non ci sarà: grasso che cola.

I due gol annullati alla Fiorentina sono giudicati con il bilancino del farmacista: il fuorigioco di Vlahovic, se c’é, è di quelli da microscopio dello Spallanzani. Nella seconda occasione, la palla esce di un niente prima che Chiesa la metta al centro, complimenti al guardalinee che è riuscito a vederla con l’ipervista, passando attraverso il corpo del nostro numero 25.

Luci ed ombre per Federico Chiesa, contro la Lazio non ci sarà

Luci ed ombre per Federico Chiesa, contro la Lazio non ci sarà

E’ pur vero che stiamo qui a discutere del nulla, di una partita e di un campionato che a questo punto non avrebbero dovuto neanche essere giocati. Gestiti come prima della sosta da una Federazione che quando vede viola come minimo fa casino (un-due-tre-stella!). Interessanti come un dibattito su stadio vecchio/stadio nuovo, perché la Fiorentina a questa classifica non ha altro da chiedere che una rapida salvezza, e possibilmente un altrettanto rapido oblio estivo, anche se qui le cose andranno avanti fino ad agosto. Per riprendere tra l’altro sempre ad agosto.

Due note a margine. Se ne sono andati in settimana Mariolino Corso e Pierino Prati detto la peste, campioni di un’Italia che giocava a calcio (e faceva anche altre cose) molto meglio di adesso. Chissà se le ultime immagini che si sono portati via da questa vita sono quelle dell’orrendo calcio dei tempi del coronavirus. Almeno da quel punto di vista hanno finito di soffrire.

L’altra nota riguarda lo stadio. Appena la F.I.G.C. ha annunciato la ripresa delle ostilità, a Firenze sono riprese quelle a proposito di Campi si – Campi no, Franchi si – Franchi no. E relative strumentalizzazioni politico-economiche. Ci limitiamo a sperare che il buon Commisso abbia approfittato di questi mesi di stop per riflettere su come funzionano le cose nella nostra città. E che sia determinato a prendere presto una decisione. Insieme magari a qualche giocatore di calcio un po’ migliore di quelli che ci ha presentato quest’anno.

Ben ritrovati a tutti.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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