Il secolo di Albertone

di Barbara Chiarini e Simone Borri

Dal film “Il Tassinaro”, Alberto Sordi con Giulio Andreotti

Dal film “Il Tassinaro”, Alberto Sordi con Giulio Andreotti

(b.c.)

A Trastevere, in via San Cosimato 7, una targa ricorda Alberto Sordi, un romano illustre nato il 15 giugno di cento anni fa. Nel suo rione, come nella memoria collettiva dei suoi connazionali, esso ha incarnato l’italiano esemplare con tutti i suoi grandi difetti e le sue piccole virtù. 

Per la ricorrenza Stefano, figlio di Giulio Andreotti, ha voluto ricordare il rapporto speciale che lo statista ebbe con l’attore e regista, al punto d’essere coinvolto nel film Il tassinaro,  pubblicando una lettera che Sordi aveva scritto a suo padre per ringraziarlo degli auguri ricevuti per il compimento dei 70 anni. 

Alberto Sordi, attore, regista, comico, cantante e doppiatore (15.06.1920 - 4.02.2003)

Alberto Sordi, attore, regista, comico, cantante e doppiatore (15.06.1920 – 4.02.2003)

«Grazie Presidente – scriveva Sordi – per il suo affettuoso pensiero. Tratteniamoci a lungo e bene altri tre o quattro decenni (dall’espressione del S. Padre) con la Sua Apostolica Benedizione. Cento di questi giorni Presidente dal suo dev.mo Alberto Sordi». 

Per il centenario l’attore romano sarà ricordato sui giornali ed in tv.

E anche noi della redazione di Bloogger abbiamo gradito farlo.

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(s.b.)

Quante volte l’abbiamo detto? Albertone è l’italiano medio. E con questa frase breve, concisa e carica di significati per nulla reconditi abbiamo sempre inteso sintetizzare al massimo – e a volte con un po’ di sufficienza – una vita ed una carriera: quella del più grande attore italiano di tutti i tempi.

Senza se e senza ma. E’ stato il più grande per la bravura in scena, per la simpatia sul set e nella vita di tutti i giorni, e soprattutto per quella sua capacità di far ridere ma anche riflettere incarnando come nessun altro pregi e difetti dei suoi connazionali. Il tenente colto di sorpresa l’8 settembre («Signor comandante, accade un fatto incredibile, i tedeschi si sono alleati con gli americani!»), il medico della mutua, il venditore di armi, l’americano a Roma, l’italiano in America, il tassinaro, e altri cento. Storia di un italiano, intitolò tanti anni fa la RAI una antologia dei suoi film che spopolò. Li avevamo visti tutti decine di volte, li rivedemmo per l’ennesima volta. Era la storia di tutti noi italiani, non di uno solo, per quanto fosse il più simpatico.

Simpatica canaglia, come a volte lo siamo un po’ tutti noi abitanti del Belpaese. Con quella faccia un po’ così riassumeva tutte le nostre facce, di italiani del dopoguerra, del boom economico, degli anni di piombo e del riflusso. Con quella voce e quella mimica poteva dire e fare quello che voleva. Da doppiare Oliver Hardy come nessun altro (la voce italiana di Ollio supera in comicità di gran lunga quella originale di Babe), a rendere immortale il gesto dell’ombrello nei VitelloniLavoratoriiiiii!», quante volte l’abbiamo rifatto, pronti a scappare via come lui rincorsi da qualche malcapitato operaio?).

Poteva perfino cantare, senza sfigurare rispetto a nessuno. Come in quella You never told me (Breve amore) colonna sonora di uno dei suoi capolavori, Fumo di Londra, sulle cui note si lasciò indietro nientemeno che Julie Rogers, e che oggi vogliamo riproporvi come brano del giorno. Il suo giorno.

Goodbye Albertone. Non è stato un amore né breve né di poco conto. Non ti dimenticheremo mai. Non possiamo. Sei la nostra storia.

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