Ci risiamo, vero Federcalcio?

di Simone Borri

Ribery espulso nel concitato e rabbioso dopo-gara della Fiorentina, sarà squalificato

Ribery espulso nel concitato e rabbioso dopo-gara della Fiorentina, sarà squalificato

Non ci stancheremo mai di ripeterlo: questo è un torneo che non doveva esistere. Di conseguenza questo LazioFiorentina è una partita che non avrebbe dovuto giocarsi. Troppo tempo è passato da quando avrebbe avuto un senso, una ragion d’essere. E nel mezzo c’è stata la tragedia che sappiamo. Nel mondo civile si annullano eventi sportivi per molto meno.

Ma noi non siamo un paese civile, ed i ricchi scemi che governano il nostro calcio hanno battuto i piedi per terra, mettendosi per l’ennesima volta la mano sulla tasca del portafoglio, invece che sul cuore. Eccoci dunque in campo a fine giugno, a orari impossibili, a giocare partite inutili, se non per portare avanti la farsa di questo duello a distanza tra Juventus e Lazio che assegnerà lo scudetto 2020. Ignobile scudetto, ma i tifosi italiani sono abituati a inghiottire ben di peggio.

Fatta la doverosa ed irrinunciabile premessa, eccoci ad una partita che se fosse stata giocata quando previsto, nei giorni cioè in cui il governo italiano mise tutti agli arresti domiciliari, avrebbe avuto un taglio tecnico crediamo ben diverso. La Lazio allora era uno schiacciasassi, la Fiorentina era la Vispa Teresa che correva dietro a gentil farfalletta. Sarebbe finita presumibilmente male, molto male.

Quattro mesi dopo, con i giocatori che si ritrovano d’improvviso tra i piedi quella cosa strana e rotonda e qualcuno di loro (e di noi spettatori) che ancora ha la testa in quarantena, la partita è abbordabile per i viola, che anzi nel primo tempo se ne impadroniscono sembrando in grado di fare l’ennesimo favore ai bianconeri di Torino e di poter mandare tutti in vacanza, o almeno in pace come a fine messa.

Il motivatore Iachini imposta una partita delle sue, facendo ripetere ai suoi ragazzi all’Olimpico la partita che il Brescia ha disputato al Franchi pochi giorni fa. In più del Brescia, la Fiorentina ha un Frank Ribery che a metà tempo si inventa una delle sue giocate degli anni d’oro seminando una difesa laziale da Subbuteo e mandando la palla in rete.

L’Aquila vola basso per tutto il primo tempo, e a inizio ripresa la Fiorentina potrebbe chiudere il conto dapprima con un Castrovilli troppo lezioso nella circostanza in cui si trova quasi a tu per tu con Strakosha, poi con un Ghezzal che dimostra di avere tra i fondamentali una castagna dalla distanza niente male, ma anche poca fortuna.

Frank Ribery, dalla gioia alla rabbia

Frank Ribery, dalla gioia alla rabbia

Poca fortuna, diciamo così, la Fiorentina ne ha anche con gli arbitraggi. Questo Fabbri non sembra disastroso come il La Penna di qualche giorno fa. E’ più scientifico, come certi consulenti del nostro governo. Commette in sostanza una sola sciocchezza, peccato che sia determinante e soprattutto come sempre ai danni della squadra viola. Caceido è bravo a buttarsi sul contatto con Dragowski, Fabbri non ha dubbi e il Var in questo supplemento di stagione post-Covid deve essere rimasto in quarantena, perché non usa più consultarlo. Una classe arbitrale a questo punto forse più screditata della magistratura italiana sta facendo in sole due giornate più danni di Palamara & c.

La Fiorentina non ha che da chinare la testa, incassando l’immeritato pareggio di Immobile dal dischetto. Dopodiché il resto è ordinaria amministrazione. Una Lazio ritirata su dal baratro e rinfrancata ha uomini in grado di inventarsi un altro gol, e purtroppo è quello che succede all’83°, quando Luis Alberto pesca l’angolino da fuori area.

Fiorentina che resta a zero punti, e stavolta può recriminare pesantemente, anche se – come ormai di consueto – inutilmente. Il problema di investitori come Rocco Commisso non è a questo punto la pubblica amministrazione che ciurla nel manico del nuovo stadio. E’ una Federazione che ciurla nel manico del fair play, a tutti i livelli. Conviene ancora dannarsi l’anima (e spendere) per competizioni di questo stampo? Ai tifosi l’ardua sentenza.

La Lazio rimane all’inseguimento della Juventus, ma possiamo dire che ce ne importa il giusto. E’ un campionato che non doveva nemmeno esistere, figurarsi se era il caso di riproporci le zozzerie -come dicono a Roma – di ogni maledetta domenica. Chiunque si cucirà questo scudetto insanguinato sulla maglia, avrà una bella faccia e un bello stomaco a gioire. Eppure siamo certi che lo farà.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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