La pietra dello scandalo

di Barbara Chiarini

La pietra dell'acculata

La Pietra dello  scandalo, anche detta La Pietra dell’Acculata

Loggia del Porcellino è il nome popolare con cui i fiorentini usano indicare la Loggia del Mercato Nuovo a Firenze, così chiamata per distinguerla da quella  del Mercato Vecchio, che esisteva un tempo  nella zona dove attualmente invece  si trova Piazza della Repubblica.  La bella loggia, disposta all’incrocio fra Via Calimala e Via Porta Rossa,  rappresenta uno dei luoghi più caratteristici della nostra città  ed ospita ancora oggi un vivace mercato affollato da bancarelle e commercianti che vendono souvenirs e prodotti di pelletteria. Ormai, di fatto, vi vengono venduti  prodotti che con i manufatti fiorentini tradizionali hanno ben poco a che spartire. Diversa era la natura della sua origine: mercato della seta e di oggetti preziosi e poi, nel corso dell’ Ottocento, mercato principale per la vendita dei celebri cappelli di paglia, rinomato prodotto manifatturiero tipico di Firenze.

Firenze, Loggia del Mercato Nuovo

Firenze, Loggia del Mercato Nuovo

La loggia, dalle ampie arcate in stile rinascimentale, fu costruita infatti  tra il 1547 e il 1551 su progetto di Giovan Battista del Tasso, in quello che era considerato, a buona ragione, il cuore della città antica a pochi passi dal Ponte Vecchio. 

Sul finire del secolo, fu presa la decisione di abbellire la Loggia e quindi fu deliberato di collocare, come era avvenuto per la Galleria degli Uffizi, delle statue che ritraessero i  fiorentini più illustri. Allo scopo furono commissionate più statue  e ne fu prevista la disposizione in delle nicchie angolari che invece in origine erano state create per restare vuote:  alla fine, ne vennero realizzate e posizionate soltanto  tre: quella di Michele di Lando  ad opera di Antonio Bortone (1895), quella di Giovanni Villani, realizzata da  Gaetano Trentanove (1890) ed in ultimo, quella di  Bernardo Cennini, scolpita dalla mano del maestro Emilio Mancini (1889).

Il punto focale della Loggia risiedeva però  già da secoli  (per la precisione dal 1640), nella Fontana del Porcellino.

In  realtà, la scultura bronzea non ritrae affatto un porcellino bensì un cinghiale e trae ispirazione da un’opera in marmo di epoca ellenistica, conservata ed esposta presso il nostro splendido  Museo degli Uffizi. Ve ne sono numerosi altri esempi, più o meno identici  sparsi nel mondo: in Belgio, in Francia e persino in un ospedale di Sidney.

Quella che si può vedere oggi, altro non è che una copia;  l’originale, opera dello scultore Pietro Tacca potete trovarla nel Museo Stefano Bardini.

Firenze, Loggia del Mercato Nuovo, Fontana del Porcellino

Firenze, Loggia del Mercato Nuovo, Fontana del Porcellino

La Fontana del Porcellino è uno dei monumenti più popolari di Firenze, un po’ come la Bocca della Verità a Roma. La tradizione vuole infatti che porti fortuna se la si tocca sul naso, il quale infatti risplende per via dello strofinio quotidiano di centinaia di mani. Per completare l’opera si dovrebbe poi poggiare una moneta nella bocca del cinghiale ed attendere che l’acqua la faccia cadere: se la moneta passerà attraverso le grate di scolo dell’acqua andrà bene, altrimenti nulla di fatto: ma questa è un’altra storia di cui, se vi aggrada,  racconterò in una prossima occasione!

La curiosità di cui vorrei invece raccontarvi quest’oggi  non si nasconde nelle statue e neppure nel porcellino, bensì  nel luogo stesso, vale a dire nella Loggia. 

Un’antica tradizione la lega ad una nota espressione popolare diffusa in tutta Italia: finire con il “sedere” per terra,  che detto in altre parole significa «restare a corto di denaro».

 Al centro del pavimento vi è infatti una lastra circolare che, nella Firenze rinascimentale, funzionava da vera e propria Pietra dello Scandalo!

Questa pietra  altresì conosciuta  ai fiorentini  tutti come la Pietra  dell’Acculata , è niente meno e niente più  di un tondo marmoreo bicolore (bianco e verde scuro) posto al centro della Loggia e  visibile solamente quando non ci sono bancarelle.

Quella che potete osservare oggi purtroppo ne è soltanto un rifacimento  datato 1838: essa  riproduce a grandezza naturale una delle ruote del Carroccio, il tradizionale carro trainato dai buoi, simbolo della Repubblica Fiorentina, che portava le insegne del comune sul campo di battaglia e sul quale veniva issato il Gonfalone della città.  Intorno ad esso, nel punto indicato dalla pietra, si riunivamo poi le truppe, prima dei combattimenti.

Malauguratamente per taluni nostri concittadini, in epoca rinascimentale  suddetta pietra assurse anche ad un’altra funzione, divenendo il simbolo, il luogo, dove applicare una delle pene più umilianti del tempo: il punto esatto in cui  i debitori insolventi, i truffaldini, venivano duramente puniti.  Ma prima di essere condotti a subire pubblicamente la loro punizione presso la Loggia, i mercanti che non avevano onorato i propri debiti subivano  ancora un’altra umiliazione. 

Proprio come sono arredati oggi  tutti i negozi di vendita al dettaglio,  anche al tempo, ciascun commerciante disponeva nella propria bottega di un banco, atto a separarlo dalla clientela, utile per esporre la mercanzia, misurare, pesare  e portare a conclusione la trattativa.

Per coloro che erano stati dichiarati insolventi, i Mazzieri del Comune avevano il dovere di recarsi presso la rivendita, armati di grosse mazze con le quali spaccavano il banco in modo da impedire, in seguito, lo svolgimento di ogni attività. Infatti, con il banco rotto, nessun bottegaio poteva più lavorare!

Da questo reiterato gesto ebbe origine l’espressione bancarotta che in seguito fu copiata dal resto del mondo: banqueroute in francese; bankruptcy in inglese,  bankrott in tedesco.

Una volta rotto il banco, il fallito veniva quindi condotto alla Pietra dello Scandalo, per ricevere la sua seconda ed ultima condanna.

Firenze, loggia del mercato Nuovo, la Pietra dello Scandalo

Firenze, loggia del mercato Nuovo, la Pietra dello Scandalo

I malcapitati, dopo essere stati incatenati e  spogliati di  pantaloni e mutande, venivano imbracati e quindi issati con una corda, a mo’ di seggiolino. La corda veniva passata attraverso una campanella (che si trova ancora sopra la pietra) e gli armigeri sollevavano  il condannato per farlo ricadere violentemente sulle parti molli.

I poveretti erano quindi costretti a battere ripetutamente (minimo per tre volte)  le proprie natiche al suolo, nel rispetto di quanto stabilito dalle leggi vigenti al tempo, vale a dire  applicando la punizione de l’acculata (per via del clamore che suscitava nella popolazione il rituale che vi si compiva, e che riguardava la degradazione, fisica e morale, dei commercianti falliti). Da qui  l’origine di siffatta terminologia.

In una città come Firenze, la cui ricchezza era dovuta alla floridità dei commerci, era fondamentale instillare nella gente un sacro orrore del fallimento, che avveniva quando un debitore non era in grado di onorare i propri impegni.

La cerimonia doveva  pertanto essere non solo umiliante (per placare in qualche modo l’ ira dei creditori insoddisfatti) ma anche pubblica, affinché tutti potessero, per il futuro, stare alla larga dal fare affari con individui che si erano rivelati inaffidabili.

Da questa usanza  sarebbero nati dei modi di dire popolari piuttosto coloriti per indicare una buona dose di sfortuna oppure per precisare la posizione in cui qualcuno può fisicamente venirsi a trovare qualora incorra in situazioni economicamente molto negative!

Immagino che voi tutti abbiate inteso.

In gioventù sono stata una goliarda, ma oggi sono una signora di mezza età … .orbene sappiate trarre le vostre conclusioni senza che io ve le scriva!

Arrivederci alla prossima storia !

Firenze, la Loggia del mercato Nuovo, veduta notturna

Firenze, la Loggia del mercato Nuovo, veduta notturna

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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