La morte dell’Imperatore, 5 Maggio 1821

di Barbara Chiarini

Napoleone Bonaparte

Napoleone Bonaparte

 Fu vera gloria? Ai posteri L’ ardua sentenza

Il 5 maggio del 1821, durante l’esilio nell’isola di Sant’Elena che proseguiva dal 1816, moriva Napoleone Bonaparte, uomo,  politico e militare francese tra i più gloriosi e influenti della sua epoca.

Nato ad Ajaccio, nella Corsica del sud, venne ribattezzato l’uomo del destino, per il nuovo assetto politico dato all’Europa e all’area mediterranea, attraverso i suoi trionfi militari di generale e condottiero dell’esercito francese.

Dopo il ruolo centrale ritagliatosi nel periodo della Rivoluzione francese, riuscì a prendersi la guida del Paese, dando vita al primo Impero della Francia. 

Si proclamò Imperatore del popolo francese nella storica notte del 4 dicembre 1804 non lasciando che Papa Pio VII toccasse la corona, indicando a questo modo la sua completa autonomia dal potere pontificio.

L’incoronazione ad Imperatore

L’incoronazione ad Imperatore

Napoleone è considerato il più grande stratega di tutti i tempi: condusse oltre venti campagne militari  in Europa e le concluse tutte brillantemente. 

Arrivò in breve tempo ad assoggettare sotto il suo potere buona parte dell’Europa continentale, attuando  interessanti opere volte al rinnovamento sociale. Impossibile non citare la sua riforma del sistema giuridico, con l’elaborazione del Codice Napoleonico, ancora oggi considerato come la base della giurisdizione civile contemporanea.

Fu considerato da molti quasi invincibile ma, ahimè, come purtroppo sempre accade, il passo falso arrivò anche per lui: il suo grande errore (che poi sarà il medesimo anche per altri a seguire dopo di lui!) fu infatti quello di intraprendere la campagna di Russia del 1812, il cui disastroso risultato ne decreto’ immancabilmente la sua rovina. 

Nel 1814 fu  pertanto costretto  ad abdicare  e  dunque essere esiliato all’Isola d’Elba. 

Tornato furtivamente a Parigi nel 1815, riuscì a riprendere il potere per i cosiddetti cento giorni  ma, con la battaglia di Waterloo (combattuta nel giugno dello stesso anno), venne quindi sconfitto definitivamente.

Alla disfatta segui un secondo esilio, questa volta presso L ’Isola di Sant’Elena (situata nell’Oceano Atlantico centro meridionale), dove trascorse gli ultimi anni della sua vita e quindi morì il giorno 5 Maggio dell’ anno  1821  per un  presunto tumore allo stomaco.

Fu un dittatore ma anche un riformatore del sistema giuridico e dell’assetto amministrativo delle diverse aree dell’Impero, in particolare dell’Italia che per la prima volta si ritrovò in gran parte riunificata sotto la sua corona.

Le sue ultime parole furono: “Francia, esercito – capo dell’esercito – Giuseppina”.

Alla morte di Napoleone è legata anche una pietra miliare della letteratura italiana, Il cinque Maggio, la poesia scritta dal nostro grande poeta Alessandro Manzoni.

Manzoni, profondamente colpito dalla morte di questa figura tanto importante per la storia degli uomini (non amo’ mai la dittatura di Napoleone però considerò giuste le idee della Rivoluzione Francese che Napoleone voleva imporre a tutta Europa), compose un ‘ode in suo onore.

Alessandro Manzoni

Alessandro Manzoni

La scrisse in soli tre giorni, subito dopo avere appreso la notizia della sua morte. In verità, il lutto produsse in lui il medesimo sgomento che sempre coglie gli uomini quando muoiono i Grandi, coloro che sembrano indistruttibili; lo scoramento misto alla commozione nel Manzoni si tradusse nella meditazione sulla vita e sulla morte, sulla fragile transitorietà delle glorie umane e terrene, sulla dolorosità della solitudine, acuita dal ricordo delle grandezze passate e dall’ansietà di un desiderio, talvolta potente, di un aiuto che non arriverà più.

Ebbene cari amici, lo ammetto: adesso che sono diventata adulta  sono capace di apprezzare questa poesia molto più di quando ero una studentessa e riconosco quanto i suoi versi siano veramente toccanti. Il poeta rimane muto ripensando agli ultimi attimi della vita di un uomo che il Fato aveva voluto arbitro della storia e del destino umano, racchiudendo in se’ le aspettative di un’epoca intera; ecco quindi perché il Manzoni non potrà esimersi dal ripensare a quando  e se potrà esistere nuovamente un altro uomo che saprà essere altrettanto incisivo nel determinare  il futuro dei popoli, un personaggio che, calpestando la sanguinosa polvere del mondo e della vita, lascerà nella storia un’orma altrettanto grande.

Anche se quasi certamente nessuno tra noi sarà stato risparmiato dal dovere studiare  o addirittura imparare a memoria i versi di questa poesia in tempi più o meno remoti (ossia quando frequentavamo ancora i banchi di scuola!), vorrei  ricordarne un breve passo. Non vogliatemene!

«Ei fu. Siccome immobile,

dato il mortal sospiro,

stette la spoglia immemore

orba di tanto spiro,  

così percossa, attonita la terra al nunzio sta,

muta pensando all’ultima

ora dell’uom fatale;

né sa quando una simile

orma di pie’ mortale

la sua cruenta polvere

a calpestar verrà».

 

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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