Il cimitero delle Ballodole

di Barbara Chiarini

Lunetta con Careggi per la Sala delle Ville di Artimino, riferimento novecentesco ispirato a Giusto Utens

Lunetta con Careggi per la Sala delle Ville di Artimino, riferimento novecentesco ispirato a Giusto Utens

Sono davvero un’infinità le strade e le piazze di Firenze a cui personaggi, eventi, consuetudini e tradizioni hanno affibbiato nomi curiosi, particolari, talvolta buffi e talaltra sconvenienti, che spesso ci provocano un sorriso e ancora più spesso ci spiazzano parendoci nomi insensati. Ma anche molti nomi pronunciati quotidianamente dai fiorentini nascondono segreti e curiosità che i nostri concittadini non immaginano.

Un esempio è quello di Careggi, nome della collina a nord della città e sede della storica villa medicea dove Marsilio Ficino, incaricato da Cosimo De’ Medici, fondò l’Accademia Neoplatonica Fiorentina.

Quanti sanno che la parola da cui adesso prende il nome anche l’ospedale deriva da Campus regi – che significa possedimento reale – a rimarcare appunto la proprietà della famiglia medicea?

E, tanto per restare nel quartiere, esiste anche un altro modo di dire del tutto fiorentino (al massimo diffuso nelle province limitrofe di Prato o Pistoia), che probabilmente ciascuno di noi avrà detto oppure sentito almeno una volta nella vita e  di cui vorrei raccontarvi quest’oggi. Io la considero un’ autentica sciccheria lessicale!

Firenze, Villa di Careggi

Firenze, Villa di Careggi

Avete mai sentito o pronunciato quel detto che riferisce «Mandare tutto alle ballodole» ?

Ebbene, a Firenze è consuetudine usare questa frase quando si intende fare palese riferimento ad una situazione drammatica, una situazione per la quale il destino è quello di finire in rovina, senza altre possibilità di scampo.

Ma esso può anche essere  inteso con un più triste e diretto «andare a morire».

In effetti,  questo proverbio ha un origine assai curiosa e affonda le proprie radici niente meno che nella tradizione funeraria. Pertanto, «Andare alle Ballodole» significava originariamente ed in maniera assai diretta, un’ unica cosa: andare a morire. Il termine ballodole , infatti, è  mutuato da uno dei più antichi cimiteri di Firenze, il quale non a caso si chiamava Cimitero delle Ballodole  per via della sua ubicazione, una località prossima alla città che portava questo nome.

Col tempo, l’ espressione si è poi trasformata in proverbio ed ha attenuato il suo connotato di sventura da “morte” a “rovina” oppure, se lo ritenete meno tragico, a “dissesto finanziario”.

Quindi,  il significato di questo strano modo di dire risulta chiarito una volta conosciuta la primitiva destinazione d’uso del luogo al cui toponimo si riferisce. 

L’allodola (Alauda Arvenis Linnacus) detta anche Lòdola

L’allodola (Alauda Arvenis Linnacus) detta anche Lòdola

Ma come, quando e perchè la località in parola è divenuta sinonimo di area cimiteriale?

Ballodole deriva dalla contrazione del nome originario della piccola valle in cui il suddetto cimitero aveva sede, che si chiamava appunto Val di Lodole. Come tutti voi saprete  lodola è il termine colloquiale con il quale si designano in Toscana le allodole, ovvero gli uccellini canori che, nei secoli passati, era consuetudine tenere chiusi in gabbia come animali da compagnia, dandogli da mangiare un uovo sodo affinché cantassero.

Tuttora esistente, la località delle Ballodole; e’ situata nella zona di Careggi e dista poco più di un chilometro dall’ attuale Cimitero di Trespiano.

Il Cimitero delle Ballodole fu realizzato per ricevere l’enorme quantità di sepolture che si resero necessarie nel periodo di diffusione della peste: fu inoltre il primo cimitero creato a Firenze  istituito per la sepoltura della gente comune, al di fuori delle chiese.

Secondo fra’ Sisto da Pisa, infattiil luogo era usato «per il basso popolo di Firenze» fin dal medioevo. Quello che è certo, è che doveva essere in disuso già prima dell’inizio del XVIII secolo.

Firenze, Cimitero di Trespiano

Firenze, Cimitero di Trespiano

Nel 1783, in seguito alla legge del governo toscano che proibiva le future tumulazioni nelle chiese e regolamentava le sepolture a sterro,  esso venne chiuso, spostando la sede cimiteriale al nuovo Cimitero di Trespiano, costituito grazie all’ampliamento dei piccoli cimiteri di Santa Lucia a Trespiano e San Pietro a Careggi.

Il nuovo cimitero aprì il 1º maggio 1784 (anno della legge leopoldina sui cimiteri della Toscana), anticipando le riforme napoleoniche.

In  località  Ballodole , si trova tutt’ oggi una villa cinquescentesca, ridotta ormai a casa colonica: si tratta di quella che era un tempo Villa il Peruzzo. La bella fabbrica giace in fronte ad un pianoro dal significativo nome di Camposantinoa ricordo del vicino cimitero che vi sorgeva. Sebbene contraffatto dal tempo e dall’ incuria, è possibile  vederla procedendo a piedi lungo uno stradello che ancora oggi si chiama Via della Ballodole.

Firenze, Via delle Ballodole

Firenze, Via delle Ballodole

Insomma, appare chiaro che in generale i toscani, vuoi per superstizione, vuoi per sdrammatizzare o forse  anche e solo per un innato spirito dissacratorio, hanno da sempre preferito usare il verbo morire il meno possibile. Siete liberi di non crederci ma  pare che siano stati contati più di duecento modi popolari per sostituire la parola morire,  al fine di  pronunciarla il meno possibile. Eccone alcuni  fra i più curiosi e frequenti: «Andare a babborivéggioli» cioè a rivedere il babbo morto, «Andare a Patrasso» cioè ad patres suos, ovvero tornare al proprio padre, oppure  ancora «Andare a Trespiano»  dove si trova appunto, il cimitero di Firenze

Ma forse la migliore  tra tutte è questa : «Andare da Boscarìno» . 

Che cosa mai vorrà dire?  Ebbene, la Trattoria di Boscarìno  pare fosse un  locale adibito a ristoro ubicato nei pressi del cimitero: voci di popolo sostenevano che l’oste fosse un abile cuoco.

A voi trarre le dovute considerazioni e conclusioni.  Si sa che il popolo fiorentino, più che essere scaramantico, ha sempre avuto fama di essere vero buongustaio. Mai dunque perdere l’occasione di farsi un buona mangiata in trattoria…anche se poteva essere l’ultima!

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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