Il battello del Brunelleschi

di Barbara Chiarini

Il Badalone, studi e schizzi ad opera di Filippo Brunelleschi

Il Badalone, studi e schizzi ad opera di Filippo Brunelleschi

Il quattrocentesco Palazzetto dell’Opera di San Giovanni, sede dell’antica canonica, si denota da secoli nella Piazza di San Giovanni per la sua bella facciata, realizzata in bozze di pietra forte al piano terra ed in filaretto grezzo al primo e secondo piano.

Anche il portale d’ingresso è assai particolare, sormontato com’è da un’artistica lunetta a timpano al centro della quale vi è un San Giovannino in terracotta (copia di un originale realizzato da Michelozzo di Bartolomeo Michelozzi, adesso conservato presso il Museo Nazionale del Bargello). Ai lati della lunetta, due aquile marmoree che artigliano un torsello, ricordano l’emblema dell’Arte Maggiore dei Mercatanti di Calimala che, almeno dal 1157, ebbe l’incarico di amministrare l’Opera di San Giovanni: la delega, altamente importante, venne data proprio a quest’Arte perché aveva alle spalle una solida reputazione commerciale ed economica, altrimenti non le sarebbe stato affidato un così autorevole mandato.

Filippo di ser Brunellesco Lapi (1377 – 1446), architetto, ingegnere, scultore, matematico, orafo e scenografo italiano del Rinascimento.

Filippo di ser Brunellesco Lapi (1377 – 1446), architetto, ingegnere, scultore, matematico, orafo e scenografo italiano del Rinascimento.

Oltrepassato l’ingresso, il cortile ha mantenuto le sobrie caratteristiche del XV secolo. Prima di salire ai piani superiori, ora adibiti a centro di accoglienza turistica e culturale, in una teca, ubicata a sinistra, si può notare un bel modellino in legno eseguito in scala dall’architetto Massimo Ricci, riproducente un’imbarcazione senza chiglia. Essa fu realizzata niente meno che da Filippo di ser Brunellesco Lapi ( 1377-1446) al tempo in cui era l’architetto, direttore dei lavori del duomo.

Esso è li per ricordarci di un’altra bella storia: quella del Battello chiamato Il Badalone. 

Dovete sapere che l’ esistenza del Badalone fu strettamente legata proprio alla costruzione della nostra meravigliosa Cupola di Santa Maria del Fiore o più propriamente potremmo dire che essa fu legata alla fornitura dei bianchissimi marmi che da Carrara (spiaggia dell’Avenza), venivano portati fino al Porto di Mezzo, lo scalo fluviale che precedeva la pescaia prima di Ponte a Signa, necessari per la sua edificazione.

Gli fu dato questo nome volendo riferirsi ad un oggetto enorme ed ingombrante: qualcun al tempo, lo definì  addirittura il Mostro. Ed in effetti, tale doveva essere per riuscire a trasportare almeno tre tonnellate di marmo per volta.

Lo strano natante venne inventato e realizzato a cura e spese dello stesso Brunelleschi: pare che la sua realizzazione gli costò una cifra enorme, circa mille fiorini.

L’idea di questo battello fu probabilmente dovuta al fatto che il trasporto di carichi considerevolmente pesanti, via Arno, era  molto oneroso ed altrettanto rischioso. 

Riproduzione del Badalone, modellino in legno eseguito da Massimo Ricci, architetto

Riproduzione del Badalone, modellino in legno eseguito da Massimo Ricci, architetto

Il trasporto veniva effettuato come si faceva per gli inerti del fiume, ovvero con grosse imbarcazioni chiamate Navi. 

Ma in realtà queste navi non erano altro che grossi barconi a fondo piatto, con la prua e la poppa squadrate ed aperte per permettere la salita e la successiva discesa di enormi blocchi di pietra o marmo mediante l’uso di carri speciali chiamati Lizze.

La maggior parte di questi venivano costruiti nei cantieri di Limite sull’Arno dove, fin dai tempi del Brunelleschi, si era sviluppata un’importante attività cantieristica: si era formata anche una nutrita schiera di Maestri d’ Ascia, divenuti famosi nel tempo per avere costruito importanti navi e barche, in legno, compreso i famosi Mas di  Gabriele D’Annunzio. 

Si trattava quindi di grosse imbarcazioni che, nonostante la loro chiglia piatta, correvano il rischio di arenarsi nelle anse del fiume con poco fondo.Questo fatto non deve trarre in inganno: la profondità media del fiume nel tratto fra Signa e Pisa era di circa nove metri: il nostro fiume ha perso quasi tutto il suo alveo in tempi molto recenti, per via della mancata attività di drenaggio . 

Il Badalone, studi e schizzi ad opera di Filippo Brunelleschi

Il Badalone, studi e schizzi ad opera di Filippo Brunelleschi

La maggior parte del viaggio vedeva l’imbarcazione trainata da terra tramite pariglie di bovi e l’uso di grossi canapi per vincere la corrente del fiume. Per questo motivo era molto costoso il suo trasporto. Brunelleschi tentò di ovviare a questo problema inventando un battello mosso dalla forza del vento che riducesse (quasi della metà) i costi di trasporto ed i tempi di consegna! 

Ma il  Badalone, geniale nella sua invenzione, all’atto pratico risultò essere un vero e proprio fallimento: uno dei pochi errori commessi nel corso di una lunga carriera di architetto e ingegnere.

Si racconta infatti che, al suo primo viaggio, il natante naufragò forse per via di  una grossa piena.  La nave, che trasportava un carico di cento migliaia (migliaio o migliario = mille libbre fiorentine = trecentotrentachili) di marmo di Carrara,  si incaglio’ vicino a Empoli. 

Sono molti gli storici che ritengono che il povero barcone andò distrutto nell’ evento. Invece non fu così. Semplicemente esso finì spiaggiato in qualche ansa del fiume. Ne è  la prova il fatto che il Brunelleschi prese in prestito un grosso canapo dall’Opera del Duomo per recuperarlo e che l’Opera attese alcuni mesi per il recupero del marmo che trasportava, fino al momento in cui, non potendo attendere oltre per l’arrivo dei marmi che servivano a concludere la mastodontica opera del duomo e e della sua cupola, invitarono Messer Filippo a  fare pervenire gli approvvigionamenti di materiale in altro modo. 

Del resto il popolo fiorentino premeva affinche i lavori procedessero; era smanioso di mostrare al mondo  il proprio «simbolo visibile del potere, della grandezza e della magnificenza della città» , la sua bella Cupola!

Studi e schizzi di macchinari ingegneristici ad opera di Filippo Brunelleschi

Studi e schizzi di macchinari ingegneristici ad opera di Filippo Brunelleschi

Al di là di quello che può essere l’esito della storia di questo battello, quello che importa è l’invenzione del genio brunelleschiano che ancora una volta offrì alla storia ed ai suoi contemporanei un’invenzione fantastica : un battello meccanico mosso dal vento. 

Grazie a tutte le altre meravigliose invenzioni adoperate dal Maestro, esso divenne il capostipite, l’archetipo, di simili marchingegni fino al secolo successivo: ne è esempio la paratia idraulica inventata per l’assedio di Lucca, come  tutti i macchinari da lui inventati per favorire i lavori edili nei grandi cantieri quattrocenteschi, di carico e scarico.

In altre parole, nonostante il suo fallimento, anche il Badalone finì sui taccuini dei più importanti architetti ed ingegneri del Rinascimento, come il Taccola e come lo stesso Leonardo da Vinci. Sembra proprio che quest’ultimo fosse un fine conoscitore e copiatore delle invenzioni brunelleschiane e dei principi di meccanica inventati dal grande Maestro. 

Anche il povero Badalone, probabilmente, restando in vista sul corso dell’Arno come relitto, permise a studiosi come il Da Vinci di analizzarne la struttura ed il funzionamento. 

Brunelleschi fu  un vero e proprio pozzo di meraviglie per gli ingegneri e gli architetti del suo tempo, pure del secolo successivo.

A differenza di Leonardo, egli usò e mise in pratica tutte le sue invenzioni, esponendole alla copiatura. Era talmente convinto di questo che per il Badalone pretese addirittura il primo brevetto della storia, facendo impegnare l’Opera del Duomo di Firenze per tale condizione contrattuale. 

Firenze, Santa Maria del Fiore, particolare della cupola

Firenze, Santa Maria del Fiore, particolare della cupola

In effetti,  il Badalone fu veramente il primo battello fluviale mosso da un’energia diversa da quella dell’uomo o degli animali, trasmessa meccanicamente e non con la vela: un ingegnoso meccanismo ideato per sfruttare la forza delle correnti d’aria mediante due grandi pale simili a quelle dei mulini a vento che, con una serie di ingranaggi, trasmettevano l’energia per far girare quattro eliche motrici laterali e dare maggiore propulsione al movimento del battello, che così si poteva spostare con maggior rapidità.

Probabilmente, la tecnologia per lo sfruttamento di questa risorsa energetica era già molto nota e raffinata anche a quel tempo ma il nostro abile architetto, pur non andando a buon fine, ne trovò più semplicemente (si fa per dire!) una nuova e rivoluzionaria applicazione! 

Del resto: «Per il saggio nulla è invisibile»

Parola di Filippo Brunelleschi!

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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