Pony Express, una leggenda americana

di Simone Borri

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Statua della Pony Express, St. Joseph, Missouri

Il 3 aprile 1860 la storia della conquista del West si arricchì di una delle sue pagine più leggendarie. Era un momento estremamente dinamico ed altrettanto critico per l’Unione sorta ottant’anni prima dalla rivoluzione delle ex colonie inglesi del Nordamerica contro la Madrepatria. Nei due decenni precedenti il territorio degli Stati Uniti si era esteso, grazie all’avanzare di pionieri, coloni e cacciatori di pelli, ma grazie soprattutto anche alle guerre con il Messico per l’annessione di Texas e California ed alla grande Corsa all’oro che si era riversata su quest’ultima.

PonyExpress200403-006La nuova federazione era un territorio immenso, dall’Atlantico al Pacifico, ma totalmente privo di collegamenti affidabili tra i vari Stati. Le comunicazioni e le vie ed i mezzi attraverso cui esse avvenivano erano essenziali, tanto più che sulla giovanissima Unione si addensavano nuovi venti di guerra. La Guerra Civile che stava maturando a causa dell’irrisolvibile questione della schiavitù tra Nord e Sud. Era di fondamentale importanza che il governo di Washington stabilisse un sistema sicuro attraverso cui far giungere informazioni ed istruzioni fin nei più remoti angoli del suo territorio. Altrettanto chiedevano i privati, per gestire le loro attività commerciali.

Lo United States Postal Service esisteva fin dal 1792, ma più sulla carta che in concreto. Dal 1852 nella neoacquisita San Francisco si era costituita la Wells, Fargo & c., un nome destinato a diventare leggendario, così come le diligenze, gli stagecoaches, di cui si serviva per il trasporto merci e posta.

PonyExpress200403-003Un terzo socio di William Fargo ed Henry Wells, John Warren Butterfield, aveva messo su la Butterfield Overland Mail Company, che attraversava buona parte del Midwest avvalendosi di un sistema di stazioni di sosta e cambio cavalli.

Era un servizio dispendioso e impegnativo da gestire, non soltanto perché si svolgeva attraverso territori in gran parte ancora selvaggi (gli assalti alla diligenza da parte di pellerossa e banditi avrebbero fatto la fortuna del cinema americano e la disgrazia di molti investitori).

PonyExpress200403-005Mentre il decennio si concludeva ed il nuovo anno elettorale presidenziale 1860 prometteva sconvolgimenti (il candidato repubblicano Abraham Lincoln non faceva mistero del suo abolizionismo e della sua determinazione a costringere ad uniformarsi ad esso gli Stati del Sud, che minacciavano la secessione), tre uomini d’affari – William H. Russell, Alexander Majors, e William B. Waddell – ebbero un’idea che era l’uovo di colombo. Esisteva qualcosa di più economico e gestibile delle pesanti diligenze da spedire all’ovest tra mille peripezie. Esisteva dal tempo dei Romani antichi, che avevano affidato le loro comunicazioni pubbliche e private ad un cavallo ed un cavaliere che percorrevano l’Impero da una stazione di cambio all’altra. Più agili, più veloci, meno soggetti a cadere in imboscate.

I cavalieri dovevano essere di taglia minuta, non oltre i 50 kg, che sommati ai 10 del sacco della posta erano calcolati come ottimali per non appesantire troppo l’animale. Che doveva essere di razza resistente e veloce. Furono usati cavalli non più alti di un metro e mezzo e pesanto 400 kg, la statura e la stazza dei ponies. Pertanto il servizio fu battezzato Pony Express.

PonyExpress200403-007I cavalli venivano cambiati ogni 16 chilometri, la distanza massima stimata che potevano coprire correndo senza sfiancarsi. I cavalieri si passavano il testimone dopo 60 km. La Pony Express organizzò i 3.000 chilometri che separavano l’inizio della tratta ad est – St. Joseph, Missouri – dal capolinea a ovest – Sacramento, California – in 190 stazioni di cambio distanziate appunto di 16 km l’una dall’altra. A San Francisco in dieci giorni! garantiva la compagnia. Che allestì tutto questo in poche settimane.

Quando il 3 aprile 1860 i primi due cavalieri montarono in sella alle due estremità della pista, un mondo nuovo e insieme antico sembrò prendere il via. Il cinema hollywoodiano si sarebbe appropriato della leggenda dei Pony Express tirandone fuori una storia che aveva come protagonisti i mitici Buffalo Bill (affidato all’interpretazione di Charlton Heston) e Wild Bill Hickok.

PonyExpress200403-002La realtà fu molto più prosaica, il nome del primo ragazzo del Pony Express che partì da St. Joseph non si conosce. Come non si conosce neppure quello delle centinaia che lo seguirono (per la paga di 25 dollari a settimana, ragguardevole per i tempi), durante l’anno e mezzo di vita che durò il servizio.

Malgrado la Pony Express Company avesse dimostrato di poter funzionare egregiamente, la Wells Fargo era più potente di lei e con le sue ingombranti diligenze vinse l’appalto del servizio postale unionista. Assegnato tra l’altro quando ormai risuonavano le prime fucilate sparate dai confederati secessionisti e la Guerra Civile diventava in poco tempo una voragine capace di fagocitare tutto.

Tutto meno il servizio postale, che era e restava un servizio talmente essenziale la cui turbativa era considerata gravissima, un reato federale punibile con le più dure sanzioni.

A tagliare la strada ai Ponies ed ai loro cavalieri tuttavia non c’era solo la più potente concorrente californiana. Stavano sopraggiungendo due formidabili ritrovati del progresso: il telegrafo, impiantato in California alla fine del 1861, ed il cavallo di ferro. La ferrovia che unì Atlantico e Pacifico in soli cinque anni avrebbe mandato in pensione ogni altro mezzo di trasporto entro breve tempo.

PonyExpress200403-004Quando nel 1866 la Wells Fargo ereditò ufficialmente il contratto con la Posta ed il nome comunque prestigioso della Pony Express sotto la cui insegna l’avrebbe svolto, si trattava ormai di un servizio tendenzialmente in perdita. Fino al 1890 Wells Fargo mantenne in piedi l’attività, per poi specializzarsi nel settore bancario (a tutt’oggi è la quarta banca d’affari americana dopo Bank of America, Citigroup e JP Morgan Chase).

Finita l’epopea della conquista del West, la consegna della posta divenne un servizio pubblico, gestito dall’USPS. Che comunque nel 2006 pensò bene di rinverdire una vecchia e mai dimenticata tradizione, rispolverando e registrando il nome di quella effimera e tuttavia affascinante staffetta che al tempo dei pionieri aveva attraversato le grandi pianure per arrivare in California. Il Servizio Postale americano si chiama adesso anche Pony Express, ed il suo logo è tornato quello dei tempi di Buffalo Bill.

C’é voluto un secolo e mezzo, quasi, ma alla fine Russell, Majors e Waddell hanno avuto ragione.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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