L’ eterna Pasqua delle uova Fabergé

di Barbara Chiarini

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Le Uova Fabergé furono una realizzazione di gioielleria ideata presso la corte dello Zar di tutte le Russie ad opera di Peter Carl Fabergé, della omonima compagnia.

Al di là delle sue associazioni religiose possiamo definirle come uno degli oggetti d’arte più emblematici del XX secolo: un simbolo di lusso e raffinatezza, affascinanti, misteriose e eccezionali opere d’arte.

Queste incredibili uova pasquali realizzate in oro e altri materiali pregiati,  arricchite di gemme, smalti e pietre preziose,  (in assoluto le più creative e artistiche che siano mai state concepite) furono create dal Fabergé  espressamente per la famiglia imperiale russa.

Faberge190421-003Essendo un abile gioielliere, molti furono i suoi altri capolavori ma, vuoi per la loro incredibile bellezza, vuoi per la perizia artistica della loro lavorazione, per la sontuosità e l’inestimavile valore, vuoi per il numero limitato di pezzi di cui si compose la collezione, sono state solo e soltanto Le Uova a rendere famosa la casa Fabergé  in tutto il mondo.

Fra il 1885 e il 1917, Peter Carl ne realizzò ben 52, uno all’anno, all’approssimarsi della festività pasquale. Il primo fu progettato e costruito nel 1885. L’uovo fu commissionato dallo zar Alessandro III di Russia in persona, come sorpresa di Pasqua per la sua giovane moglie Marija Fëdorovna.

La povera Marija, nata principessa Dagmar di Schleswig-Holstein-Sonderburg-Glucksburg e di Danimarca, era stata allontanata dalla sua famiglia nonché dal suo paese, per sposare lo zar, uomo a lei completamente estraneo: trasferita in terra straniera, seguendo la medesima sorte a cui erano destinate molte altre giovani principesse, ella cominciò a soffrire la nostalgia di casa al punto da ammalarsi di una forte depressione. Fu così che suo marito diede la commessa di realizzare il primo uovo, quale prezioso dono per esprimere tutto il suo amore, con il desiderio di vedere tornare a sorridere la sua giovane moglie.

L’uovo era splendido, strutturato sul criterio con cui venivano realizzate le scatole cinesi o meglio, le matrioske russe! 

Conosciuta come L’Uovo di Gallina, la creazione di Karl Fabergé era di fatto un uovo il cui guscio realizzato in platino si apriva a rivelare un tuorlo doro, il quale a sua volta mostrava la miniatura di una gallina doro che indossava con orgoglio la corona imperiale russa (praticamente, una  vera e propria gallina  dalla uova d’oro !).

Ciò che rendeva il regalo ancora più bello fu il fatto che esso venne ispirato da una collezione esistente di proprietà della casa reale danese, offrendo così alla giovane Zarina un dolce ricordo della sua terra d’origine.

Faberge190421-001L’oggetto fu riconosciuto da subito come un’opera d’arte della gioielleria mondiale e Marija rimase letteralmente incantata dal prezioso regalo, che divenne dunque il primo di una lunga serie: Alessandro III decise infatti di farla diventare una tradizione e Fabergé fu nominato gioielliere ufficiale della Corte Imperiale. Anche dopo la sua morte, il figlio Nicola II di Russia continuò a commissionare al grande gioielliere le uova, piccoli scrigni di miniature realizzate a mano, ognuno contenente una sorpresa unica e stupefacente.

A condizione che ci fosse una sorpresa all’interno di ogni uovo, l’orafo poteva sbizzarrirsi a piacimento. Di fatto diede prova di incredibile creatività e maestria e ne realizzò di sempre più elaborati.

Per ottenere una lucentezza a dir poco straordinaria, Fabergé fece davvero opera d’ ingegno e di tecnica, arrivando ad applicare fino a sette strati di smalto, cotti più volte in forni che raggiungevano la temperatura di quasi 800 gradi: una volta definito il progetto, per la realizzazione di un uovo occorreva, pertanto, quasi un intero anno di lavoro da parte di un’equipe di artigiani. Ma Fabergé  riuscì comunque a realizzazione un totale di cinquantadue uova imperiali.

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Peter Carl Fabergé non era russo di nascita. Il padre, Gustav Fabergé si era formato come orafo ordinario a San Pietroburgo prima di aprire una gioielleria nel seminterrato della sua abitazione. Nato nel 1846, Peter aveva seguito le orme del padre e si era sottoposto ad un intenso addestramento, lezioni e studio dell’oreficeria. Nel 1882, quando suo padre morì, egli assunse le redini dell’azienda di famiglia e nello stesso anno Alessandro III vide alcuni loro lavori ad una mostra. Lo Zar ne fu affascinato e ordinò che gli oggetti fossero esposti nel Museo Hermitage come esempi di artigianato russo moderno di prim’ordine. Poi, nel 1885, alla Casa di Fabergé giunse l’incarico di realizzare il primo uovo imperiale, dando inizio alla tradizione di cui vi ho parlato.

Faberge190421-002Di queste uova oggi, se ne contano quarantaquattro. Il numero quarantatré, Constellation Tsarevich e quarantaquattro, Birch Karelia, non furono mai interamente completate a causa dello scoppio della Rivoluzione Russa e della fatale caduta della famiglia Romanov. Tuttavia, ne mancano altre otto, ammesso che esistano ancora. Cinque delle uova mancanti sappiamo che esistono grazie ad una documentazione fotografica d’archivio che ritrae lo Zar in compagnia della sua famiglia. Per le altre tre, invece, tutto ciò a cui i ricercatori possono affidarsi sono i nomi che appaiono sui contratti della Maison Fabergé. Nessuno ha una qualche idea del loro aspetto o un indizio di dove possano essere. Tutto ciò che rimane è un mistero che ossessiona gli storici dell’arte da decenni.

Una delle cacce all’uovo più intriganti della storia che ha avuto inizio a partire da quando esse furono vendute per sostenere lo sforzo bellico contro la Rivoluzione Russa, saccheggiate dai Bolscevichi.

Faberge190421-005Dopo il crollo dell’U.R.S.S., si é tentato di stabilire il numero preciso delle preziose uova imperiali, attraverso studi e ritrovamenti, per risalire al loro riconoscimento. A partire dalla fine degli anni Novanta la fondazione The Link of Times, presieduta dall’oligarca Victor Vekselberg, ha promosso l’acquisto ed il ritorno in patria di alcuni dei capolavori di Fabergé, i quali pertanto oggi sono custoditi nel Museo dell’Armeria del Cremlino a Mosca.

Ma ben oltre quaranta uova appartengono invece a musei e a collezionisti privati di tutto il mondo, disseminati tra Stati Uniti, Germania, Gran Bretagna (tre splendide uova, acquistate da Giorgio V nel 1933 fanno oggi parte della collezione della Regina Elisabetta II) , Svizzera e Francia.

Le ultime uova che sono andate all’asta avevano una stima che variava da 10 a 25 milioni di euro ciascuna, ma del resto non è certo sorprendente dedurre che per la loro rarità e la loro sfuggevolezza, le Uova Fabergé siano l’oggetto da collezione per eccellenza più ambito dai collezionisti di un certo calibro.

Nel 2017 la Maison Fabergé ha creato una nuova collezione di uova, lanciata dalla pronipote di Karl. Pare che i prezzi siano – per così dire – più convenienti…!

E’ bello portare avanti le tradizioni di famiglia. Peccato che nella mia, le uova, siano sempre state soltanto di cioccolata!

Pazienza ci vuole!

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Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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