Il nascondiglio del Brindellone

di Barbara Chiarini

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A Firenze la parola Brindellone è divenuta sinonimo di un ragazzo piuttosto alto, poco furbo e mal vestito: questa perla di vernacolo fiorentino prende in realtà origine da un carro che ha uno storico valore per la nostra città, da molti e molti secoli ormai.

Ecco dunque che oggi, proprio nel giorno della S.S. Pasqua, vorrei raccontarvi la storia del Brindellone e del suo bel nascondiglio.

Passando per Il Prato, poco distante dall’omonima porta, vi sarà certo capitato di notare un’enorme parete di legno. E’ qui che, al numero civico 48, si trova il gigantesco portone che nasconde al suo interno un deposito molto speciale: questa è appunto la Casa del Brindellone, il celebre carro che, ogni anno per la Pasqua, viene trainato con una coppia di buoi, da qui fino a Piazza del Duomo, in trionfale corteo.

Anticamente il carro, molto più piccolo e semplice di quello attuale, subiva ogni qual volta danni a causa del tradizionale scoppio, tanto da dover essere restaurato di anno in anno.

Quando nel 1494, in seguito alla cacciata dei Medici da Firenze, la famiglia dei Pazzi rientrò in possesso dei propri vecchi privilegi (non ultimo quello dell’organizzazione del Carro per il Sabato Santo), fu deciso di realizzarne uno più resistente e massiccio.

La storia affida infatti a Pazzino de’ Pazzi ed al suo ritorno dalla Prima Crociata nel 1099, le origini dello Scoppio del Carro.

Fu Pazzino a riportare  a Firenze alcune pietre focaie dal  Sepolcro di Cristo: grazie al loro utilizzo, vennero illuminate  per la prima volta le celebrazioni notturne del Sabato Santo. In un secondo tempo, poi,  la cerimonia venne spostata alla domenica ed i fiorentini decisero anche di costruire un carro che fosse assai trionfale.

Il curioso nomignolo di Carro invece è legato alla tradizionale festa celebrata anticamente dalla Zecca fiorentina.

Ogni anno il 24 giugno, in onore di San Giovanni Battista, patrono di Firenze, un alto carro di fieno se ne partiva dalla Torre della Zecca per fare l’intero giro della città: sopra trasportava un uomo che doveva rappresentare il Santo. Generalmente, per l’interpretazione veniva scelto un uomo che fosse di costituzione non troppo robusta, ma sempre piuttosto alto. Il figurante veniva poi malamente ricoperto con un manto di pelo di cammello e piazzato in cima al carro. L’aspetto trasandato, sommato al fatto che l’uomo fosse spesso ubriaco, quindi ciondolante e gonfio di cibo per aver banchettato fino a pochi minuti prima in Santa Maria del Campo, gli valsero il soprannome di brindellone, ovvero di straccione, persona mal vestita.

Per analogia da allora l’espressione è andata a indicare tutti i carri che attraversavano la città per le feste, compreso quello pasquale.

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La domenica di Pasqua  infatti a Firenze si svolge la manifestazione dello Scoppio del Carro:  tra una folla esuberante di turisti e ancora qualche fiorentino, il nostro bel  Brindellone passa per le strade del centro,  trainato dai suoi  buoi.  Sopra di esso è posizionata una torre pirotecnica: il suo tragitto  arriva fin davanti a Santa Maria del Fiore, con tanto di Gonfalone in gran corteo. All’interno della Cattedrale, l’arcivescovo che svolge la funzione accende dunque un razzo a forma di colomba (quella che noi fiorentini  chiamiamo tutti  la colombina) la quale attraversa tutta la navata tramite un meccanismo a fune e, una volta raggiunto il carro, lo fa scoppiare.

Lo spettacolo pirotecnico, che dura circa venti minuti, distribuisce simbolicamente sulla città il fuoco benedetto, avvolgendo l’imponente mole del Carro in una nuvola di fumo, mentre scoppi e scintille si susseguono ininterrottamente.

Pertanto soltanto raramente è possibile assistere presso via il Prato alla complessa operazione di apertura e chiusura di quell’enorme  portone di casa. Terminate le festività pasquali, il Brindellone viene ricondotto nel suo garage extra large, per trascorre il resto dell’anno, perfettamente mimetizzato tra due palazzi.

Ecco dunque  svelato il mistero!

Appendice:

Quest’anno cari  amici, anche il Bridellone #Resterà a casa #.

Purtroppo non poteva essere altrimenti, mancherà lo Scoppio del Carro. Non accadeva dal 1944, quando la guerra vinse sulla tradizione. Il Brindellone se ne dovrà restare nel suo hangar. Ma tuttavia il significato più profondo di questa nostra tradizione sarà conservato: la luce del fuoco Benedetto, acceso con le tre pietre del Santo Sepolcro da cui negli anni scorsi scaturivano i bagliori luminosi con cui il carro inondava il cielo di Firenze, c’è e ci sarà sempre, come a dire che tutta la città condivide il messaggio.

Una Firenze convinta che la luce avrà comunque il meglio sulle tenebre. E la vita vince sulla morte, nonostante.

A voi che ci leggete, arrivino  i nostri più sinceri auguri di Buona Pasqua! 

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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