Hope and Glory (Anni 40)

di Simone Borri

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Il discorso della Regina ha dato inevitabilmente il via ad un revival di memorie storiche collettive. Ieri parlavamo di We’ll meet again, il leit motiv di Vera Lynn che accompagnò e rincuorò gli inglesi negli anni bui del blitz nazista su Londra, i due anni in cui praticamente da soli si ritrovarono a fronteggiare un intero continente su cui campeggiava la croce uncinata.

Oggi è il turno di un brano più recente, che rievoca tuttavia in modo altrettanto magico sonorità e atmosfere british del tempo della guerra.

John Boorman

John Boorman

Tutti conosciamo John Boorman per una serie di film di successo, a cominciare da Duello nel Pacifico, la versione di Robinson Crusoe affidata alla recitazione contrapposta di Lee Marvin e Toshiro Mifune, a Un tranquillo weekend di paura, apologo della precarietà della nostra civiltà nei confronti dello stato di natura sempre in agguato recitato da Burt Reynolds e John Voigt, allo Zardoz che segnò il primo fantascientifico tentativo di Sean Connery di affrancarsi dalla schiavitù del successo decretatogli dall’Agente 007 James Bond, fino al fantastico mitologico Excalibur, la sua rivisitazione in chiave (finalmente) wagneriana del mito della Tavola Rotonda.

Alla metà degli anni 80, Boorman decise che era il momento di usare la sua arte cinematografica per raccontare un pezzo della propria autobiografia. Lo aveva appena fatto, per il tramite di Steven Spielberg, James Graham Ballard, grande scrittore icona soprattutto dei cultori della fantascienza. L’Impero del Sole, interpretato dal giovanissimo Christian Bale, altro non è che il racconto della sua infanzia trascorsa in un campo di prigionia giapponese.

I ricordi di Boorman, bambino di sette anni da poco compiuti allorché suo padre si ritrovò, al pari di tanti altri inglesi, a combattere la leggendaria e disperata Battaglia d’Inghilterra, sono classificabili come assai meno drammatici ma nello stesso tempo altrettanto fantastici. L’estate in cui la Luftwaffe cercò con ogni mezzo di piegare la resistenza inglese fu probabilmente per il bambino John la più fantastica da ricordare per tutti gli anni a venire della sua vita.

HopeandGlory200408-001Il film che ne trasse più di quarant’anni dopo è un gioiellino della cinematografia non soltanto britannica. La seconda guerra mondiale vista attraverso gli occhi innocenti di un bambino, il terrore dei raid aerei trasformato in un gioco d’avventura. Un film d’avventura infantile ma anche una commedia familiare e sociale, e su tutto la celebrazione nostalgica di quella resilienza incredibile che caratterizzò la vita londinese negli anni della guerra.

C’é poi una scena che da sola vale tutto il film, quella finale in cui il bambino protagonista torna a scuola per la ripresa autunnale delle lezioni, per scoprire che…… «Nothing in my life matched the joy of that day when my school lay in ruins.…».

HopeandGlory200408-003Thank you, Adolf!!!!!!!, gridano i bambini sulle macerie della scuola. E perfino il nonno andato a riprendere il nipote non può fare a meno di ridere, a crepapelle.

Tutto questo è Anni 40, in lingua originale Hope and Glory.

Il titolo del film è ripreso da una canzone patriottica in voga a quel tempo, Land of Hope and Glory, l’unica in grado di rivaleggiare nel sentimento nazionale inglese con God save the Queen.

La splendida colonna sonora del film fu scritta appositamente da Peter Marvin, compositore inglese allora in voga. Il brano di oggi è omonimo del film, ed é interpretato dalla cantante Helen Sava.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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