Honky Tonk Train Blues

di Simone Borri

Odeon200421-001

Aprile 1978. Termina le trasmissioni dopo due stagioni il programma più rivoluzionario della storia della RAI Radiotelevisione Italiana. Odeon – Tutto quanto fa spettacolo, da un’idea di Brando Giordani ed Emilio Ravel, ha portato per mano la nostra televisione dal mondo castigato e bigotto delle interrogazioni parlamentari per le fugaci visioni delle caviglie delle gemelle Kessler a quello – da sempre immaginato come trasgressivo e finalmente confermatosi tale – del Crazy Horse parigino, dei suoi spogliarelli e di tutto quanto sta premendo alle nostre porte di casa per entrare a far parte della nostra vita. Dal rock più estremo (sono i primi a parlare del fenomeno punk) al cinema più futuribile (sono i primi a recensire Star Wars).

Rosa Fumetto, la regina del Crazy Horse

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Sigla finale di quel programma, dopo del quale niente sarà più lo stesso su nostri piccoli schermi e nelle nostre case, è Honky Tonk Train Blues, un pezzo che viene da lontano, dagli anni d’oro del ragtime, boogie woogie e jazz, che Keith Emerson, degli Emerson, Lake & Palmer, ha rivisitato in chiave elettronica.

Autore originario nel 1942 era stato il pianista di colore Meade Lux Lewis, che come un novello poeta futurista ne aveva fatto un inno a quel nuovo prodigio della tecnologia che era il cavallo di ferro, il treno che correva snodandosi nella pianura americana portando avanti e indietro i protagonisti degli anni della Depressione e della rinascita.

Il ritmo scatenato di Lewis avrebbe trovato un degno interprete ed epigono in Keith Emerson, e in noi ragazzi degli anni settanta degli affascinati spettatori ed ascoltatori, un po’ immalinconiti semmai dal fatto di ascoltarlo alla fine della puntata del programma che avremmo atteso con ansia fino alla settimana successiva.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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