Ciao Alessandro

di Patrizia Iannicelli

AlessandroRialti200406-001

Una domenica di aprile, la primavera inoltrata, il silenzio irreale, di questo tempo sospeso, con la noia e i gesti cadenzati da settimane, sta volgendo al termine, quando una notizia terribile e inaspettata ci sveglia dal torpore e ci fa sussultare.

Intorno alle 21.30 ci viene comunicata una grave perdita, una colonna del giornalismo fiorentino, Alessandro Ciccio Rialti, ci ha lasciati! Restiamo sgomenti, increduli, sapevamo di un problema fisico, di qualche giorno prima, ma in serata ci avevano tranquillizzati che tutto potesse rientrare.

Un professionista esemplare rispettato dai colleghi, dai dirigenti, dai calciatori, dagli addetti ai lavori, ma soprattutto sempre dalla parte dei tifosi, presente e attento agli umori della piazza, con i quali discuteva senza reticenze, con la schietta sincerità e ironia della sua fiorentinità di cui andava orgoglioso.

Per decenni ha raccontato sul suo Corriere dello Sport Stadio la storia e i protagonisti della Fiorentina, e anche se da pochi mesi in pensione, non aveva mai abbandonato. Non aveva mai ceduto alle lusinghe di altri giornali, da Roma a Milano, sempre legato ad una testata, corrispondente dalla sua città e della sua squadra.

Nelle conferenze era l’apripista delle domande, perché anche nei momenti delicati, sapeva attenuare le tensioni, con una battuta che portava ad una risata, ma quando era necessario sapeva imporsi senza giri di parole, andando dritto alla questione. Le notizie, come accadeva un tempo, le cercava sul campo, in prima linea, per un’intervista o un personaggio del momento, ma spesso restava per strada per raccogliere un commento, un parere anche del singolo tifoso, lui che era stato, prima di diventare un professionista, un tifoso.

Un pezzo di storia della Fiorentina, che ci ha tramandato, dai grandi protagonisti come Antognoni, Baggio, Batistuta, all’entusiasmo delle vittorie, il delirio di Wembley e Liverpool, alla tristezza dovuta al fallimento,un connubio di sentimenti contrastanti che trasparivano dai suoi occhi, a seconda delle diverse situazioni.

Negli ultimi tempi spesso si autodefiniva vecchio, non certo per la sua età anagrafica (circa 69 anni, ndr), ma veniva considerato il veterano come professionista di esperienza che poteva spaziare dallo sport, alla cultura, all’attualità alla politica. Chi scrive questo ricordo ha avuto la fortuna di conoscerlo in prima persona, da molti anni, dai ritiri della squadra, agli ambienti in zona stadio (bar e sedi tifosi) fino ad arrivare nella sala stampa, senza mai notare la differenza da un ambiente all’altro, si parlava senza annoiarsi, senza banalità, entrando spesso nel personale.

Le armi che lo hanno reso un fuoriclasse, senza retorica o false lusinghe, restano la sua  competenza, la sua grande umanità e la sua innata simpatia. Il destino crudele lo ha portato via troppo presto, quanta storia poteva scrivere e raccontare, quanto mancherà a tutti noi, quanta tristezza e lacrime in queste giornate di sole.

Ciao Ale, ti chiamavo così, mi sembra di vedere il tuo sorriso sornione, consapevole di aver perso una persona cara.

La redazione di bloogger.it  in questo doloroso momento è vicina alla famiglia, dalla moglie ai figli, a tutti coloro che lo hanno amato.

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