Padri e figli. E delfini.

di Simone Borri

Papà Mimmo e Massimo nel 1993

Papà Mimmo e Massimo nel 1993

Festa del Papà come in tempo di guerra. Chi ce l’ha ancora, dovrà festeggiarlo in casa, con quello che c’é e con il morale che c’é. Chi non ce l’ha più o ce l’ha lontano, dovrà accontentarsi di un pensiero. E della speranza di recuperare presto la festività di San Giuseppe e tutti i sentimenti riscoperti o ravvivati in questi giorni.

I delfini tornano nella Laguna di Venezia, approfittando del blocco totale imposto a quell’altra bestia che si chiama uomo. E’ una bella immagine, una immagine che rincuora e che fa da contraltare a tante altre meno felici che circolano in questi giorni, a cominciare da quelle di Bergamo.

Una immagine che ci suggerisce il brano del giorno. Domenico Modugno sta alla canzone italiana come Gianni Rivera al nostro calcio. Nel 1993, quando ormai sentiva avvicinarsi la fine dei suoi giorni terreni, poteva dire di essersi tolto grandissime soddisfazioni. Oltre ai successi canori e televisivi, anche quella di veder avviata la carriera del figlio Massimo, una voce anche la sua niente male.

Papà Mimmo e Massimo qualche anno prima....

Papà Mimmo e Massimo qualche anno prima….

Nacque l’idea a padre e figlio di incidere una canzone insieme. Non era semplice per Mimmo, provato dai malanni successivi all’attacco di cuore che aveva avuto due anni prima e da cui non si era completamente ripreso. Forse anche per questo la canzone, quando uscì, commosse tutti. Vedere quel padre che stringe i denti e ritrova la voce degli anni d’oro per quel dialogo con il figlio in cui gli dà – e probabilmente riceve -una grande lezione di vita, l’ultima, era struggente quanto la melodia.

La canzone era stata scritta da Luigi Lopez e da quel Franco Migliacci che 35 anni prima aveva firmato il primo grande successo di Modugno padre, Nel blu dipinto di blu, la nascita della moderna canzone italiana. Mimmo e Massimo la cantarono in pubblico seduti l’uno di fronte all’altro, come se si stessero parlando, ed in effetti era quello che facevano.

Modugno200319-003Come nella poesia di Kipling, Se, il padre spiega al figlio il segreto di una vita degna di essere vissuta. Il figlio gli risponde a tono, dimostrandogli che è pronto a viverla. Libero e spensierato come quei Delfini che ritornano a popolare i nostri mari, ora che la bestia uomo è ferma ai box.

Domenico Modugno si spense circa un anno dopo a Lampedusa. Vola nel blu dipinto di blu, adesso. A noi resta la sua voce, che dà un senso ancora a tante cose e può darne anche a questa strana Festa del Papà. In fondo, anche San Giuseppe si rese conto di essere padre in circostanze non proprio ordinarie. E come un delfino, fu ben felice di nuotare con quel suo cucciolo così particolare in quel mare che la vita gli aveva messo a disposizione.

Buon 19 marzo a tutti, padri e figli. Siamo delfini, giochiamo con la sorte.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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