La sfida delle sfide

di Barbara Chiarini

Firenze nel Quattrocento, Andrea Orani

Firenze nel Quattrocento, Andrea Orani

Firenze è speciale in ogni sua cosa e non perché noi fiorentini siamo creature anomale ma semplicemente perché la nostra città ha francamente fatto la storia! 

Tanto per fare un esempio, sarà capitato a molti di voi di trovare che nei libri di storia la data di inizio del Rinascimento viene il più delle volte stabilita nel 1492, in coincidenza con l’anno della scoperta dell’America. Ma, secondo voi, a Firenze si potrebbe davvero accettare questa data come univoca? 

Ovviamente NO (!) perché a Firenze, quando si parla di Rinascimento da un punto di vista artistico, ci si può, o meglio, ci si deve riferire ad un unico e solo evento artistico: il famoso concorso del 1401, indetto per la realizzazione della seconda porta del Battistero di San Giovanni!

Filippo di ser Brunellesco Lapi (Firenze, 1377 – Firenze, 15 aprile 1446), architetto, ingegnere, scultore, matematico

Filippo di ser Brunellesco Lapi (Firenze, 1377 – Firenze, 15 aprile 1446), architetto, ingegnere, scultore, matematico

E quando si parla di Rinascimento socio-culturale la maggior parte di noi fiorentini non può fare a meno di identificarlo se non con la tragica epidemia causata dalla peste nera che colpì gravemente la nostra città nel 1348, decimandone la popolazione: questo e soltanto questo per noi, di generazione in generazione, è sempre stato considerato quale l’evento generatore di un nuovo modo di intendere la vita e cominciare tutto da capo!

Campanilismo e date a parte, è altrettanto ovvio che certi riconoscimenti invece ci trovano concordi con il resto del mondo e dunque apprezziamo con orgoglio e fierezza il fatto che tre grandi artisti quali Donatello, Filippo Brunelleschi e Masaccio abbiano ricevuto i propri natali nella nostra città e siano stati universalmente individuati quali i sommi esponenti del Rinascimento.

Ed in qualità di concittadini è lecito pregiarci di essere tra quei pochi eletti che in merito alle loro vite abbiamo già svelato ogni mistero e siamo a conoscenza di tutto quello che li riguarda, addirittura non ci sfuggono aneddoti e curiosità che invece buona parte di tutti gli altri italiani ignora!

Credo pertanto che in molti sappiano del soggiorno romano che si concesse il nostro architetto Filippo Brunelleschi nel 1402 quando, deluso dall’esito del concorso per la Porta del Battistero che aveva visto come vincitore Lorenzo Ghiberti, decise di vendere alcune delle sue proprietà immobiliari e di recarsi a Roma, in compagnia dell’ amico Donatello. La permanenza in città permise ad entrambi di osservare da vicino e studiare l’Antico: architetture, statue, colonne, cammei. Spesso li si vedeva addirittura scavare nel terreno per far riaffiorare reperti archeologici sepolti, tanto da guadagnarsi il meritato soprannome di Quelli del tesoro! 

Ma eccoci giunti al nostro divertentissimo aneddoto odierno, che vede come coprotagonista appunto il nostro Donato di Niccolò di Betto Bardi, a tutti noto come Donatello.

Ve lo voglio raccontare esattamente come Giorgio Vasari lo riportò nella sua enciclopedica opera Vite de’ più Eccellenti Scultori, Pittori e Architetti.

Correva l’anno 1406 quando al nostro Donatello venne commissionata  la realizzazione di un crocifisso. L’artista portò a termine con straordinaria fatica l’opera lignea ed, essendo convinto di aver compiuto un’opera di rara bellezza, volle mostrarla all’amico Filippo, per averne il parere.

Ma il Brunelleschi – che stando alle parole con le quali Donatello magnificava l’opera sua, si aspettava di vedere molto miglior cosa – quando la vide, venne da sorridere. Rimasto stupito della sua strana reazione, Donato iniziò a esortarlo che, per quanta amicizia correva fra loro, gliene dicesse il suo sincero parere.

Donato di Niccolò di Betto Bardi (Firenze, 1386 – Firenze, 13 dicembre 1466), scultore, pittore e orafo

Donato di Niccolò di Betto Bardi (Firenze, 1386 – Firenze, 13 dicembre 1466), scultore, pittore e orafo

Il Brunelleschi non seppe trattenersi e dunque, senza mezzi termini, gli rispose che gli pareva che l’amico avesse messo in croce  piu facilmente un contadino che non il corpo di Gesù Cristo «il quale fu delicatissimo ed in tutte le parti il più perfetto che nascesse giammai».

Lo stesso Vasari ci racconta come: «udendosi mordere Donato, e più a dentro che non pensava, dove sperava esser lodato» rispose al Brunelleschi con queste taglienti parole: «Se così facile fosse fare come giudicare, il mio Cristo ti parrebbe Cristo e non un contadino, però piglia del legno e pruova a farne uno ancor tu».

Allora Filippo, senza più accennare alla faccenda, una volta che fu tornato a casa cominciò a mettere mano alla scultura di un Crocifisso di legno e, cercando di sopravanzare quello di Donatello, per non  voler essere a propria volta condannato con un cattivo giudizio, impiegò molti  e molti mesi di lavoro per concluderlo a somma perfezione.

Cristo contadino, Firenze, Basilica di Santa Croce. Autore Donatello 1407-1408

Cristo contadino, Firenze, Basilica di Santa Croce. Autore Donatello 1407-1408

Terminata l’opera, volle invitare a pranzo Donatello ed egli accettò; fu così, che dopo essersi fermato al Mercato Vecchio per comprare uova, latte e formaggio per il pranzo, il Brunelleschi consegnò a Donatello il cartoccio della spesa, dicendogli di avviarsi verso casa sua: egli lo avrebbe raggiunto in breve tempo poiché al momento erano sopraggiunte alcune faccende che doveva inevitabilmente sbrigare. 

Donatello, così, si avviò verso casa dell’amico e quindi, una volta giunto, vi entrò: ma, una volta che fu dentro, egli si trovò di fronte al Crocifisso scolpito da Filippo: infatti, il Cristo se ne stava li, nel bel mezzo della stanza; ben illuminato  e piazzato a somma arte, dava  giusta mostra di sé.   Fermatosi come impietrito a considerarlo, Donato lo trovò così perfettamente finito che: «vinto e tutto pieno di stupore, aperse le mani che tenevano il grembiule, onde, cascatogli l’ ova, il formaggio e l’ altre robe tutte, si versò e fracassò ogni cosa»!

Allora il Brunelleschi (che ben si era già immaginato la reazione che avrebbe scaturito con la messa in scena del crocifisso), una volta rientrato e visto l’amico rimasto lì imbambolato di fronte al manufatto ligneo, gli domandò: «Che disegno è  invece il tuo Donato? che desineremo noi, avendo tu versato ogni cosa?» E Donatello rispose:«Io per me, ho per istamani avuta la parte mia; se tu vuoi la tua pigliatela: ma non più; a te è conceduto fare i Cristi e a me i contadini!» e, senza neppure desinare, se ne andò! 

I due Crocifissi in lizza si trovano oggi, uno nella Cappella Bardi  nella Basilica di Santa Croce  (il Cristo-contadino di Donatello), l’altro nella Basilica di Santa Maria Novella, all’interno della Cappella Gondi. Aldilà del gustoso aneddoto, le due sculture sono particolarmente significative della concezione stilistica dei due grandi artisti: laddove Donatello persegue un criterio di realismo figurativo, venendo meno al rispetto formale che si doveva ad un soggetto sacro e solenne, sostituendone le sembianze con quelle di un contadino (uomo umile, mancante della perfezione nelle proporzioni, gravato di sofferenza e umanità): infatti, il corpo giace in una posa sgraziata, l’agonia sottolineata dai lineamenti contratti, la bocca dischiusa, gli occhi semiaperti. 

Cristo ligneo, Firenze basilica di Santa Maria Novella, autore Filippo Brunelleschi

Cristo ligneo, Firenze basilica di Santa Maria Novella, autore Filippo Brunelleschi

Al contrario, il Brunelleschi si attiene invece  ad una canone estetico idealizzato. Mentre il primo, cioè, mette in croce un uomo vero e realistico, contorto nello spasmo di una sofferenza suprema, il secondo mette nella sua opera una rappresentazione che parte dal concetto di Cristo come canone della perfezione morale di ogni uomo e dunque di ogni perfezione, ivi inclusa la perfetta compostezza e la leggiadrìa del corpo, sebbene disteso in croce.

Concludo ricordando che Brunelleschi e Donatello, in ragione della fama raggiunta dalla rispettiva maestrìa, furono spesso rivali in occasione delle gare con cui si appaltava la realizzazione di opere d’arte pubbliche, commissionate al tempo dalla Signoria fiorentina. Per fare solo l’esempio storicamente più memorabile,  entrambi furono due dei contendenti che si disputarono l’assegnazione della realizzazione delle Porte del Battistero.  

Ma al proposito tutti ricorderanno che, alla fine, fra i due litiganti godette il terzo, ovvero il famoso orafo Lorenzo Ghiberti, che impiegò tutto il resto della sua vita per realizzare le meravigliose porte, fra cui quella passata alla storia come  la Porta del Paradiso. 

Ma questa è ancora un’altra storia!

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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