It don’t worry me

di Simone Borri

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Probabilmente è stato uno dei più grandi registi cinematografici americani di tutti i tempi. Ma Robert Bernard Altman era talmente fuori da ogni schema, sia quello hollywoodiano che quello del cinema indipendente, che non ha mai avuto la soddisfazione di sentirselo dire fino in fondo. Nominations all’Oscar ne ha avute, ben sette, e alla fine – ma proprio alla fine, sei mesi prima di andarsene – gli è arrivato anche l’Oscar alla carriera, il premio più ipocrita che il cinema americano possa conferire. Profeta in patria non lo è mai stato, troppo poco americano, o forse fin troppo. Leoni, Palme e Orsi d’Oro ne ha avuti invece in quantità. Alla vecchia Europa, questo yankee che criticava impietosamente gli yankees andava a genio.

RobertAltman200324-002I suoi film parlano tutti di cosa c’é dietro le quinte del sogno americano. Americano lui di seconda generazione, padre tedesco e madre irlandese, nessuno meglio di lui poteva sapere – e raccontare – quanto era dura sfondare oltre Atlantico, nella vita e nel cinema. Ci aveva provato in tutti i modi, collaborando a serie televisive di grande successo, come Alfred Hitchcock presenta, U.S. Marshall e Bonanza. Sempre ai margini, sempre messo da parte un attimo prima di arrivare al successo, Altman rmaneva indigesto al sistema per le battute dal carattere spiccatamente anticonformista e di tipo dissacrante nei confronti di esercito, religione e istituzioni.

A 45 anni, nel 1970, poteva dire ormai con certezza di non avercela fatta, quando i tempi cambiarono improvvisamente rendendo agli occhi di pubblico ed addetti ai lavori un pregio ciò che fino a quel momento avevano considerato un difetto.

RobertAltman200324-003M.A.S.H., l’epopea dei medici e paramedici americani nella Guerra di Corea, fu un grande successo di quelli che non tramontano mai, apprezzato proprio per la sua critica ad un militarismo che – all’epoca della guerra successiva, quella del Vietnam, mostrava a chiare lettere tutta la sua stupidità.

Robert Altman divenne un regista di culto, e riprese a sfornare opere pregiate che vincevano premi, ricevevano critiche positive, ma al botteghino non facevano sfracelli.

RobertAltman200324-004L’America viveva negli anni settanta il suo momento più contraddittorio. Non amava se stessa, non si piaceva – in preda alla contestazione giovanile che svelava impietosamente tutte le sue contraddizioni –, ma non amava neanche sentirselo dire. Altman le sue contraddizioni le metteva in fila una per una, fotogramma per fotogramma, con quella sua tecnica registica particolare, capace di andare a pescare storie comuni e dettagli personali in quantità e di narrare tutto insieme.

Come in Nashville, il suo capolavoro. La storia della kermesse di country music a cui si unisce la convention per le primarie presidenziali nella capitale del Tennessee che è considerata anche la capitale dei festival musicali, con tutto il suo campionario di varia umanità e di piccole e grandi miserie della politica, della società e dello star system di provincia, coglie nel segno.

Keith Carradine

Keith Carradine

I protagonisti sono tutti, in varia misura, poco accattivanti. La vita per le strade d’America – da Los Angeles a New York a Nashville – è poco accattivante, o così almeno appare sempre dalle immagini girate da Altman nei suoi film. E può anche andare peggio, perché c’é sempre in agguato qualcuno ancora più disperato della media della disperazione comune che può trasformare qualsiasi giornata, qualsasi evento, qualsiasi situazione in tragedia.

It don’t worry me, canta l’attricetta Barbara Harris a cui viene messo alla fine il microfono in mano per distrarre la folla dopo il folle gesto dello spettatore che spara alla star acclamata. Ci riesce, intonando quell’inno alla mediocrità che è la riuscitissima canzone cantata durante il film da Keith Carradine. Non mi preoccupa, niente mi preoccupa. L’uomo qualunque esce sempre fuori, ed ha sempre ragione, sia che non si preoccupi davvero o che si fotta di paura.

Ci sembra un brano del giorno calzante. Ricorda niente? Niente di attuale?

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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