I Buonomini di Firenze

di Barbara Chiarini

I Buonomini di San Martino

I Buonomini di San Martino

Nella Firenze del 1300, il commercio rappresentava l’anima  o meglio la forza della città: il boom economico aveva portato i notabili (e non i nobili) ad arricchirsi al punto tale da potere non soltanto diventare i più importanti banchieri in Europa ma addirittura a prestare la nostra moneta d’oro, il Fiorino, persino ai sommi capi del clero nonché ai sovrani.

Guadagni grandiosi alla pari di rovinose cadute costituivano questo nuovo sistema economico considerato, dai più esperti in materia, il precursore dell’economia moderna: basti pensare all’utilizzo che facevano i mercanti fiorentini della cosiddetta Lettera di Scambio, niente meno che la progenitrice dell’assegno e della cambiale.

Ad influire sulla fortuna delle ricchezze dei mercanti era di notevole rilevanza anche l’andamento politico altalenante: a Firenze, in particolare, molti di voi ricorderanno che si usava l’esilio e la confisca dei beni per sconfiggere il partito opposto, oppure (in maniera ancora piu subdola)  alle volte si decideva di applicare delle leggi che avrebbero perseguito finanziariamente le famiglie avversarie, fino alla loro disfatta (come spesso successe durante la signoria della famiglia dei Medici).

Insomma, in poche parole, le sorti economiche erano legate ad un filo e  non era fatto raro che molte famiglie, dapprima ricche e potenti, si ritrovassero a perdere tutto il loro capitale e a restare senza il becco di un quattrino ( vedi: A Firenze non si resta mai al verde!).

Nella citta gigliata i mercanti che facevano bancarotta, oltre al danno economico, ricevevano pure una punizione pubblica: come vi ho gia raccontato in un’altra storia la pena consisteva nell’incatenare il condannato e una volta calategli le braghe, ne venivano battute le natiche ripetutamente sulla detta Pietra dello Scandalo ( vedi: La Pietra dello Scandalo), ancora oggi ben visibile nel lastrico che ricopre il selciato della Loggia del Mercato Nuovo.

Ma con la nostra storia di oggi vorrei raccontarvi altro, prendendo spunto dalle parole di Giancarlo Bigazzi, quando scriveva :« (…) si avesse in onore il fallimento (…)», iniziando a raccontare della Chiesa di San Martino e della Congregazione Parrocchiale detta dei Buonuomini.

La congregazione dei Buonomini, dipinto cinquecentesco

La congregazione dei Buonomini, dipinto cinquecentesco

Tutto nacque dall’idea di un frate, tale Fra’ Antonino Pierozzi, che fu priore del Convento di San Marco: essendo egli persona dotata di profondo acume e spirito di osservazione, non mancò certo di rilevare quanto fosse provvidenziale intervenire per alleviare un’urgenza sociale che si stava facendo impellente.

 Piero Bargellini riportava nel suo libro I Buonomini di San Martino: «Al tempo di fra’ Antonio dei consigli, oltre alla categoria dei soliti poveri accattoni, che sostavano sul sacrato della chiesa o bussavano alle porte dei conventi, esisteva una speciale categoria, che con acutezza psicologica frà Antonio chiamava “ i Poveri vergognosi”».

In altre parole, coloro che erano nati ciechi o storpi, come altri ammalati cronici, talvolta non si vergognavano della loro disgrazia; al contrario, di sovente la ostentavano, addirittura la esageravano. Verso questi poveri era rivolta la carità di tutti i cristiani, nonché di tutti quegli ordini religiosi che più che monaci avevano preferito considerasi frati.

San Martino ritratto nel gesto di offrire il mantello ad un povero

San Martino ritratto nel gesto di offrire il mantello ad un povero

Dunque i Poveri Vergognosi a cui il frate rivolse il proprio aiuto tramite la Congregazione dei Buonomini, furono coloro che, nati da  famiglie agiate, si erano invece ritrovati a finire in rovina: poveri, sconfitti, umiliati pubblicamente, emarginati, vergognosi pure di chiedere una mano per elemosinare.

Frate Antonio, voleva prendersi cura di loro, dei ricchi caduti in disgrazia; uomini che, pur subendo una vergogna sociale pubblica, con il loro fallimento non perdevano l’orgoglio e quindi non  erano intenzionati a chiedere aiuto a nessuno.  Al contrario, molti  tra loro covavano tacitamente la sofferenza ed il rancore al punto tale da arrivare a pensare di agire al fine di vendicarsi facendo uso della violenza, addirittura intenzionati perfino a commettere un omicidio.

Dunque l’aiuto che  il priore del Convento di San Marco voleva offrire loro, doveva essere offerto con la massima discrezione, in maniera privata, quasi segreta, in modo da non offenderli  ulteriormente nell’ orgoglio già  gravemente ferito e oltraggiato. 

Fu così che Antonino dei Consigli (questo era divenuto il suo soprannome per via delle sagge risposte che dispensava a chiunque gli chiedesse consiglio in merito ad una corretta condotta morale), nella primavera dell’anno 1442 decise di riunire dodici giovani uomini di varia estrazione sociale,  per costituire la nuova congregazione.

Il messaggio era molto chiaro: la carità non conosce distinzioni di classe . 

 E questo era lo scopo della Congregazione dei Buonomini, una carità rivolta ai poveri vergognosi (ovvero ai ricchi decaduti).

Frate Antonio scelse come sede della Confraternita la Chiesetta di San Martino, il santo dei poveri, colui che divise il proprio mantello con un mendicante trovato mezzo nudo per strada.

Firenze, Chiesa di san Martino

Firenze, Chiesa di san Martino

La chiesa era ubicata nel centro di Firenze, accanto alla Torre della Castagna, lungo l’attuale Via dei Magazzini. L’edificio era stato da poco costruito e consacrato dallo stesso priore di San Marco.

Quando i Buonomini si trovavano ad avere le casse vuote, per avere aiutato i loro bisognosi,  si rivolgevano alla popolazione mediante un rituale progettato anch’esso nel silenzio e nella segretezza, nell’assoluto rispetto degli insegnamenti dati da frate Antonino.

Per raccontarvi come, ho preferito affidarmi, ancora una volta, alle parole del nostro storico Piero Bargellini: «Per propiziarsi la divina Provvidenza con un segno esteriore di pietà, essi accendevano una candelini sulla porta d’ingresso dell’oratorio, in modo che tutti i passanti la potessero vedere. “ I Buonomini sono ridotti al lumicino !”, dicevano i fiorentini passando di lì !».  

Da quel momento Essere ridotti al lumicino, è  divenuto un modo di dire comune per indicare qualcuno che versa in condizioni di estremo bisogno.

La Compagnia dei Buonomini, per coloro che non lo sapessero, esiste ancora anche se il lumicino non è piu stato acceso dal lontano 1949.

 La storia di oggi finisce qui ma tornerò  presto a parlarvi ancora di questa chiesetta che cela in sè dei particolari estremamente interessanti.

Un saluto da Firenze, città sempre magica, che in ogni suo angolo nasconde, per nostra fortuna, tante antiche storie che possono essere ancora un sano insegnamento per tutti noi.

Firenze, l’oratorio dei Buonomini

Firenze, l’oratorio dei Buonomini

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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