Grazie di esistere

di Simone Borri

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Adesso ci dicono tutti grazie. Perfino il presidente della repubblica si è scomodato stavolta, e tutti gli assessori e i direttori delle nostre aziende sanitarie si sono accodati in fretta e furia. Chissà quanti si ricorderanno di noi infermieri quando l’emergenza sarà finita. Una pacca sulle spalle e via. Di uno stipendio più decente e del riconoscimento giuridico e morale che ci spetterebbe da decenni se ne riparlerà se tutto va bene al prossimo coronavirus, o comunque alla prossima disgrazia. Che sicuramente saremo messi in condizione di non poter affrontare efficacemente né più e né meno che come questa volta.

I medici fanno il loro dovere come noi, ma il loro status almeno è fuori discussione e qualcuno vorrebbe addirittura metterli al governo al posto dei politici, perché «la medicina non è democratica». I medici in gamba sono soddisfatti di poter fare i medici al meglio delle proprie capacità, che nessuno disconosce da tempo immemorabile.

Noi no, noi siamo considerati dei leva e metti padelle, e se qualcuno si spertica in elogi e ringraziamenti adesso è solo perché è fottuto dalla paura, e spera nella nostra compassione e competenza quando si troverà disteso a sua volta sul nostro lettino. Quando il virus sarà sconfitto, negherà tre volte come fece Pietro con Cristo di aver mai avuto bisogno di noi. Tornerà ad ignorarci, nel migliore dei casi, oppure a sputarci addosso, a menarci, a fare a pezzi le strutture con cui facciamo miracoli ogni giorno per curare il prossimo, con la miseria che ci viene data in busta paga e quella che ci viene messa a disposizione in reparto.

Le donne si videro riconosciuti i diritti civili e politici nelle due guerre mondiali, perché gli uomini erano tutti al fronte e a casa la baracca non c‘era chi la mandasse avanti. Fu allora che ci si rese conto di cosa significava realmente la parità di diritti. Facciamo che stavolta tocchi a noi infermieri. Altrimenti, la prossima volta ci saremo ancora, ma i miracoli che facciamo ogni giorno alla fine non basteranno più.

Al signor presidente della repubblica suggeriamo di ringraziare nel prossimo discorso, oltre alle forze dell’ordine, alla protezione civile ed agli operatori del 118, anche cassiere e cassieri dei supermercati. Che da un mese si vedono scorrere davanti al naso ed alla bocca la più ingiovabile e arrogante delle razze umane possibili e tuttavia non battono ciglio. Fanno il loro dovere come noi, ed al pari di noi assicurano quotidianamente la sopravvivenza di quel poco di civiltà che ci è rimasto.

#andràtuttobene. Ma ricordatevi di noi anche quando tutto questo sarà finito. E’ l’unico ringraziamento che vogliamo.

Il personale medico e paramedico del S. Luca di Lucca

Il personale medico e paramedico del S. Luca di Lucca

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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