Dopo di lui la musica non fu più la stessa

di Barbara Chiarini

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Il 26 Marzo1827 a 57 anni, si spegnava uno dei più grandi compositori di cui la musica abbia avuto dono, Ludwig van Beethoven. Dopo di lui la musica non fu più la stessa.

Era nato a Bonn, il 16 dicembre 1770, ed ebbe un’infanzia assai infelice: educato dal padre, un dissoluto musicista di corte, ne subì fin da piccolo l’atteggiamento estremamente duro e autoritario.

Dotato di capacità musicali quasi uniche, fu sfruttato dal padre che lo esibiva in pubblico quale fanciullo prodigio sottoponendolo ad una rigida disciplina che condizionò, di fatto, tutta la sua vita.

Costretto dunque giovanissimo a mantenere la sua famiglia, per via dell’alcolismo del genitore, riuscì tuttavia ad accreditarsi una carriera come organista e l’ambiente elitario di Bonn lo accolse.

Crescendo, divenne un uomo tetro e sospettoso, suscettibile e misantropo, convinto che tutti volessero imbrogliarlo; non aveva buone maniere o modi accattivanti, era decisamente collerico: trovava espressione del suo tormento interiore e dei suoi problemi esistenziali soltanto con il suo lavoro, la musica.

Decisivo per la sua fama fu l’incontro a Vienna con Franz Joseph Haydn, di cui divenne amico, che lo avvicinò ai temi del celebre classicismo viennese e gli organizzò il primo concerto ufficiale all’Hoftheater il 29 marzo 1795.

Avviata anche la pubblicazione di alcune sue opere musicali, raggiunse ben presto la popolarità: anni di buona fortuna, che alla nascente gloria di compositore unirono i successi come pianista, molto ammirato negli ambienti nobili e intellettuali.

Ludwig van Beethoven è stato un compositore geniale che ha rivoluzionato la storia della musica essenzialmente e soprattutto perché la musica gli veniva dal cuore. Si è fatto un gran parlare sulle numerose malattie di cui il compositore pare soffrisse fin da giovane. L’unica di cui si ha assoluta certezza fu, purtroppo, la sordità: si manifestò presto, intorno ai suoi trent’ anni. A causa dei problemi di udito, incofessati per anni pure agli amici più intimi, Beethoven si isolo’ progressivamente da tutte le persone che lo circondavano, compromettendo le sue poche relazioni sociali e affettive .

Nel 1819, otto anni prima della sua morte, era già completamente sordo: nonostante ciò Beethoven continuò a comporre e nei primi decenni dell’Ottocento scrisse le sue opere più famose, dalla Terza Sinfonia detta Eroica alla Nona Sinfonia in Re minore Op. 125 (che comprende l’Inno alla gioia), anticipando, a dire della critica odierna, le istanze del Romanticismo musicale.

A mio vedere, una è la caratteristica che distingue Beethoven da tutti gli altri musicisti che lo precedettero – a parte il genio e la forza senza eguali -, ovvero il fatto che egli si considerò un artista, un creatore e difese i suoi diritti d’artista e di creatore, considerandosi per il suo lavoro, pari di grado a re e a nobili. La sua concezione di società era decisamente rivoluzionaria per il tempo, perché già si basava sul principio dell’ uguaglianza.

Beethoven è stato il più formidabile pensatore musicale. In molti hanno voluto vedere in lui il ponte tra il periodo classico e quello romantico, ma è soltanto una etichetta di comodo e neppure troppo esatta. In realtà nella sua musica c’è ben poco di romantico. Come ebbe a scrivere di lui Harold C. Schonberg: «Beethoven non parlò il linguaggio dei romantici: aveva cominciato col comporre nella tradizione classica e poi era andato al di là del tempo e dello spazio, usando un linguaggio che lui stesso aveva forgiato. Un linguaggio compresso, enigmatico ed esplosivo, espresso in forme escogitate da lui».

«Quel che ho nel cuore deve venire fuori e così lo scrivo». Così infatti diceva di se stesso Beethoven!

Alla sua morte nel 1827, l’amico Anton Schindler trovò in un cassetto segreto del suo scrittoio un documento, noto come Testamento di Heiligenstadt, in cui il musicista confessava la disperazione per la sua sordità, e unappassionata lettera indirizzata a una non meglio specificata immortale amata.

Schindler sostenne che questa donna fosse Giulietta Guicciardi (1784-1856), allieva di Beethoven assieme alle sue cugine e suo grande amore segreto. La famosa sonata per pianoforte Al chiaro di luna (1801) pare infatti fosse dedicata proprio a lei.

Un genio triste e solitario dunque, che espresse attraverso la musica quel che aveva nel cuore, impulsivo, appassionato, irato, innamorato; forse non un vero e proprio romantico ma certamente uno di quelli che più profondamente sentì la necessità di generare un’armonia tra arte, pensiero e idealità morale .

Dalla sua composizione, la Nona sinfonia è stata tratta la melodia che dal 1972 viene utilizzata per rappresentare l’Unione Europea. L’opera fu composta nel 1823 da Beethoven, mettendo in musica l’Inno alla gioia, scritto dall’ amico Friedrich von Schiller nel 1785.

L’inno simbolizza non solo l’Unione Europea, ma anche l’Europa in generale. L’Inno alla gioia esprime la visione idealistica di Schiller sullo sviluppo di un legame di fratellanza fra gli uomini, visione condivisa anche da Beethoven.

L’inno è privo di testo , tutti lo sanno , ma è il linguaggio universale della musica a parlare, esprimendo in note gli ideali di libertà, pace e solidarietà perseguiti dalla Nuova Europa.

Per chi ci crede ancora…

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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