Decameron – Seconda giornata

di Barbara Chiarini

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Cade di giovedì. Essa è retta da Filomena che per la prima volta stabilisce un tema al novellare, il tema della fortuna, quello di vicende o avventure imprevedibilmente a lieto fine, ovvero: «di chi da diverse cose infestato sia oltre alla sua speranza riuscito a lieto fine».

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Mi sono sempre piaciute quelle poesie che, con parole semplici, riescono a trasmettere qualcosa di grandioso, quelle poesie che puoi rileggere dieci, cento volte, perché ad ogni lettura scopri che ci può essere un’ulteriore interpretazione, un significato nuovo e magari diverso da quello che avevi inteso prima, ancora una nuova lezione da imparare.

Se, una celeberrima poesia di Joseph Rudyard Kipling scritta nel 1895, ne è l’esempio.

Portrait of the author as a young man

Portrait of the author as a young man

Per ogni parola, per ogni verso che la compone, resta sempre attuale, nonostante gli anni che passano: sembra quasi una pacca sulla spalla, una poesia senza età, originariamente scritta per un bambino ma che riesce a toccare sensibilmente anche il cuore degli adulti, una poesia che offre mille spunti per migliorarsi in ogni momento della vita, un promemoria da appendere al muro e leggere tutti i giorni.

Anche e soprattutto in questi giorni in cui occorre essere tutti quanti perfettamente coscienti del potere della fortuna (come sostiene il personaggio di Filomena nella seconda giornata decameroniana), quale elemento fondamentale ma altrettanto imprevedibile nello scorrere della vita dell’uomo: se la sorte è avversa l’uomo non deve farsi sorprendere; al contrario deve concentrarsi, mantenere la calma, impegnarsi e offrire il meglio di se’ e, senza perdere la speranza, combattere l’ineluttabilità del fato.

RudyardKipling200326-002La nostra vita altro non è che una clessidra dal momento in cui viene capovolta: per vivere bene è necessario attribuire al tempo il suo degno valore e stare attenti a non sprecare neanche un minuto.

Questa poesia raccoglie e al contempo rievoca, una serie di precetti e istruzioni su come comportarsi in determinati frangenti della vita: meglio ancora potremmo dire che in essa e con essa l’autore intende spiegare come soltanto colui che riesce a conseguire determinati comportamenti può davvero essere degno di definirsi Un Uomo.

L’arte poetica ha sempre uno scopo conclusivo, un intento, una morale ed in questa lirica, più della forma ritmica, più della narrativa, emerge la sua natura educativa.

In sintesi, Kipling sostiene che si diventa davvero uomini soltanto al momento in cui si raggiunge una stabilità e un’autocoscienza tali da non perdere la calma anche quando chi ci circonda è in preda al panico; oppure quando si imparano alcune virtù come parlare, pensare, perdonare, amare, sognare, rischiare e non farsi condizionare.

RudyardKipling200326-005E ancora: imparare a conoscere la perseveranza, l’autocontrollo, l’autostima, la fiducia, il coraggio di credere sempre in noi stessi, sapere mostrare tenacia e molta pazienza.

Si diventa uomini prendendo coscienza di se stessi, stando a contatto con gli altri, facendo esperienze, mantenendo fiducia in ciò che si fa e in quello che si è.

Dunque un componimento non soltanto a carattere educativo ma anche pedagogico.

Per Rudyard Kipling la parola d’ordine per accedere dall’infanzia a tutto ciò che viene dopo è tutto in due lettere: se.

Egli scrisse questa poesia, contenuta nel libro Rewards and Fairies, indirizzandola al figlio John (il quale morirà al fronte durante la Prima Guerra Mondiale), per dargli i suoi consigli su come diventare un vero uomo, abbastanza forte da potere affrontare le avversità della vita.

Ma oltre ad emanare un sincero e caloroso sentimento paterno, egli mette in evidenza il giusto mezzo per garantire un’esistenza degna di questo nome, vale a dire le qualità che un uomo deve coltivare: nessun individuo deve privarsi del sogno che è il sale della vita, né dell’ambizione che è necessaria per raggiungere più elevati obiettivi ma sempre dovrà conservare la consapevolezza di sapere accettare una sconfitta poiché siamo destinati a cadere molte volte nel corso delle nostre vite e l’unica grande virtù che un uomo possiede è quella di sapersi rialzare e ricominciare.

JohnKipling200326-007Certamente sono tutte parole che ciascun figlio vorrebbe ascoltare dal proprio genitore: purtroppo non si può dire che saper vivere in questo modo risulti un’impresa facile perché l’uomo è istinto, è impulso, talvolta senza controllo.

Tutti quanti noi possiamo però custodire con cura ogni parola di questa poesia e metterla in quella valigia, in quel bagaglio di conoscenza che ciascuno porta con se’ durante il lungo viaggio della vita e al bisogno ricordare di consultarla, come si farebbe con una bussola per indicarci con certezza dove stia il nord oppure il sud.

Quello che stiamo vivendo è esattamente uno di quei momenti in cui occorre dare un’occhiata alla bussola al fine di non perdere la giusta rotta e proseguire in un viaggio che, volenti o meno, ci vede tutti a bordo.

Allora, miei cari amici, perché non la rileggiamo ancora una volta insieme?

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Se riuscirai a non perdere la testa quando tutti la perdono intorno a te, dandone a te la colpa

se riuscirai ad aver fede in te quando tutti dubitano, e mettendo in conto anche il loro dubitare

se riuscirai ad attendere senza stancarti nell’attesa, se, calunniato, non perderai tempo con le calunnie

o se, odiato, non ti farai prendere dall’odio, senza apparir però troppo buono o troppo saggio;

se riuscirai a sognare senza che il sogno sia il padrone

se riuscirai a pensare senza che pensare sia il tuo scopo,

se riuscirai ad affrontare il successo e l’insuccesso trattando quei due impostori allo stesso modo

se riuscirai ad ascoltare la verità da espressa distorta da furfanti per intrappolarvi gli ingenui

o a veder crollare le cose per cui dai la tua vita e a chinarti per rimetterle insieme con mezzi di ripiego

se riuscirai ad ammucchiare tutte le tue vincite e a giocartele in un sol colpo a testa-e-croce,

a perdere e a ricominciar tutto daccapo, senza mai fiatare e dir nulla delle perdite

se riuscirai a costringere cuore, nervi e muscoli, benché sfiniti da un pezzo, a servire ai tuoi scopi

e a tener duro quando niente più resta in te tranne la volontà che ingiunge: “tieni duro!”

se riuscirai a parlare alle folle serbando le tue virtù, o a passeggiar coi Re e non perdere il tuo fare ordinario

se né i nemici o i cari amici riusciranno a colpirti, se tutti contano per te, ma nessuno mai troppo

se riuscirai a riempire l’attimo inesorabile e a dar valore ad ognuno dei suoi sessanta secondi

il mondo sarà tuo allora, con quanto contiene, e – quel che è più, tu sarai un Uomo, ragazzo mio!

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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