Decameron – Quarta giornata

di Barbara Chiarini

Cade di lunedì, il re è Filostrato ed il tema è dato dagli amori infelici: « Si ragiona, sotto il reggimento di Filostrato di coloro il cui amore ebbero infelice fine»

C’era una volta…

Così iniziano tutte le favole che ci raccontavano quando eravamo bambini. Qualsiasi fosse la trama, qualsiasi fosse la storia, potevamo essere sicuri: il lieto fine era dietro l’angolo. Crescendo abbiamo capito che questo lieto fine a volte, tardava ad arrivare e altre volte ancora,  non si palesava proprio.

Soprattutto quando il protagonista delle storie è un sentimento che si chiama amore. L’amore può essere bellissimo, fiabesco, ma anche pericoloso, totalitario, quanto totalizzante; l’amore può condurre all’estasi ma anche all’infelicita.

Tristano e Isotta

Tristano e Isotta

Dall’antichità a oggi non c’è epoca e non c’è autore che non abbia dedicato qualche verso o qualche pagina a questo sentimento, una delle esperienze più brucianti e dolorose dell’uomo. Naturalmente, ogni età è stata infelice a modo suo. Così gli antichi hanno sentito incombere sulla loro pena d’amore il fato, il disegno misterioso e imperscrutabile degli dei, come accade a Saffo oppure ad Orfeo ed Euridice, che ci offrono forse la vicenda più straziante, con quel rientro dall’oltretomba, che fallisce proprio alla fine. Tutto psicologico è invece il caso già moderno di Enea e Didone, che Virgilio narra con una sensibilità molto vicina alla nostra. Lontanissima è invece la tragica storia di Abelardo ed Eloisa, gli amanti della Parigi medioevale, vittime non si sa se della teologia o dell’ambizione. Assai popolari gli infelici innamorati medioevali, Tristano e Isotta e Paolo e Francesca, che per il grande pubblico recano i nomi di Wagner e di Dante, che li rese protagonisti nel suo Inferno. Non possono ovviamente mancare Romeo e Giulietta, sui quali il caso ormai moderno (quello che inquietava Machiavelli), agisce in modo crudelmente distruttivo. Per finire con il primo dei grandi amanti senza speranza sdoganati dal Romanticismo: Jacopo Ortis. Il suo amore nobile e infelice non ha speranza, perché è troppo assoluto;  il nesso amore-morte consuma la prima delle sue tragedie ottocentesche, preannuncio di una lunga sequenza di analoghe infelici passioni. 

Romeo e Giulietta

Romeo e Giulietta

E purtroppo, di amori infelici non è piena solo la letteratura, ma anche la storia: a cominciare da Cleopatra, l’ultima Regina del Regno Tolemaico d’Egitto e Antonio, uno dei triumviri che governavano Roma dopo la morte di Cesare; un grande amore contraddistinto da gelosie, litigi e continue riappacificazioni ma anche dal desiderio comune di rendere grande l’Egitto insieme, nel nome del quale preferiranno procurarsi la morte piuttosto che cadere nelle mani del nemico.

Maria Callas e Aristotele Onassis

Maria Callas e Aristotele Onassis

E ancora tornano alla mente Maria Callas e Aristotele Onassis: quando si conobbero erano entrambi all’apice della notorietà, lei era il soprano più famoso e lui probabilmente l’uomo più ricco del mondo. Ben presto il loro amore si trasformò in un incubo fatto di tradimenti, violenti litigi, gelosie e bugie. Lui la costrinse ad allontanarsi dalle scene e le promise di sposarla ma non mantenne mai la parola, trascinando la Divina in un baratro di disperazione e antidepressivi.

Tante le storie d’amore con un finale tragico, come l’incidente stradale che causò la morte della Principessa di Monaco, l’attrice Grace Kelly. Tante le  principesse a cui fu strappato il sorriso dalle labbra per via di un matrimonio infelice,  come Soraya, che fu moglie dello scià di Persia, Reza Pahlavi.

Il Principe Ranieri di Monaco con la Principessa Grace nel giorno del matrimonio

Il Principe Ranieri di Monaco con la Principessa Grace nel giorno del matrimonio

E ancora, senza che scorra sangue blu nelle vene, possiamo ricordare il luttuoso destino della famiglia Kennedy.

Ma  su tutte, una merita di essere sempre ricordata: vuoi perché  ha come protagonista la più importante famiglia d’Europa, vuoi perché i Windsor sono stati i reali più chiacchierati ma anche i più seguiti e amati tra le famiglie coronate, vuoi perché all’ improvviso comparve lei,  Diana Spencer, la bella ventiduenne che divenne Altezza Reale sposando Carlo d’Inghilterra il 29 luglio del 1981.

Carlo e Diana incantarono il mondo intero con la loro fiaba d’amore. 

A suggellare l’idillio, un matrimonio da favola: nella catterdrale di St. Paul, a Londra, l’ormai prossima Principessa del Galles, Diana Spencer,  aveva più di un miliardo di persone a guardarla. Duemilacinquecento invitati, 600 mila persone nelle strade di Londra, più di 750 milioni incollate davanti alle televisioni di tutto il mondo per seguire la diretta di quelle nozze reali: osservatori incantati, davanti a quella ragazza dal sorriso dolce che, a venti anni appena, sposava l’erede al trono d’Inghilterra, avanzando timidamente all’altare al braccio del padre Earl, avvolta in un abito avorio più grande di lei e con uno strascico lungo ben sette metri, coronando il sogno che ogni donna brama fin da bambina; diventare principessa.

Più di un miliardo di persone a guardarla mentre lei – da allora semplicemente e per tutti «Lady D» – in quel momento, di occhi ne cercava solo due: quelli del suo futuro marito, certa che con il suo principe avrebbe vissuto un amore felice, una vita splendida come nelle favole.

Londra, Cattedrale di St. Paul, 29 luglio 1981

Londra, Cattedrale di St. Paul, 29 luglio 1981

Invece, la storia non è andata affatto così : gli esperti reali ritengono che Carlo e Diana fossero in disaccordo fin dall’inizio della loro relazione, come affermerà  anche la biografa Penny Junor: «una discrepanza di proporzioni epiche tra i due, che non erano abbastanza forti emotivamente da darsi l’un l’altro quello di cui avevano bisogno».

In altre parole, secondo la Junor, non soltanto il comportamento del Principe di Galles fu causa del malessere; una parte dell’instabilità emotiva di Diana, la quale pare avesse iniziato quella relazione con problemi pregressi, non aveva assolutamente niente a che fare con il marito. Probabilmente, i suoi erano problemi che si portava dietro da una infanzia infelice e da un pessimo rapporto intercorso con entrambi  i genitori. Tuttavia, anche la biografa sospetta che nella felicita della coppia si sia da sempre insinuata l’ingombrante presenza dell’attuale Duchessa di Cornovaglia, Camilla, primo e forse unico, vero amore di Carlo.

In altre parole, quella che agli occhi ed  ai riflettori del mondo era stata venduta come la favola d’amore più bella di tutti i tempi si rivelò essere di poco differente da una sordida storia comune, imbastita sul tradimento e sulla falsità, in cui a farne le spese per prima fu certamente la giovane Diana, condannata a vivere in una prigione di solitudine, sebbene reale.

Carlo e Diana al tempo del fidanzamento

Carlo e Diana al tempo del fidanzamento

Col tempo sono emersi anche i molti altri problemi che affliggevano la principessa, dalla bulimia, alla depressione.  Molteplici anche i suoi tentativi di suicidio a causa dell’indifferenza con cui  il marito le si rivolse da subito, come pure per via delle difficili relazione con la suocera e della burocratica ed etichettata vita di corte alla quale fu costretta a sottomettersi : una serie di elementi che ne hanno, a ragione, giustificato il comportamento ed alimentato il mito: Lady D., alias la Principessa Triste, colei a cui il popolo britannico – e non solo quello – si legherà per sempre.

Per via di quel matrimonio «un po’ troppo affollato» (come ella stessa ebbe a definirlo), Diana  diviene agli occhi del mondo la vittima indiscussa: la moglie tradita, la madre ferita, la donna umiliata dall’eterna rivale in amore. Una triste verità in quanto Camilla,  per Carlo, non fu mai solamente un’amante bensì molto di più ed i fatti lo hanno poi dimostrato ampiamente.

Ad eccezione dei loro figli, William e Harry, che erano al tempo ancora molto piccoli, chiunque a corte viene a sapere che tra Carlo e Diana le cose non funzionano. 

Ma agli occhi del mondo, un matrimonio reale non può essere violato da niente e da nessuno: così, mentre Carlo trascorre il suo tempo sempre più tra le braccia dell’amante di una vita, Lady D. si perde in una girandola di amori disattenti, senza discrezione, quasi felice di mettere in difficoltà il marito e la Corona.  

Carlo e Diana con i figli William e Harry

Carlo e Diana con i figli William e Harry

Purtroppo, ad un certo punto, Diana arriva a spingersi oltre il limite concesso; vuole colpire e affondare il responsabile di quel fallimento, di quel dolore che l’ha portata al disagio mentale e alla bulimia. Con l’aiuto di alcuni amici fa arrivare ad un giornalista  dei nastri registrati in cui racconta i suoi undici anni di matrimonio, i suoi undici anni di inferno!

L’intento è screditare Carlo, far sapere alla nazione di essere la vittima, portare il popolo dalla sua parte. Non pensa alla separazione, non la vuole, ciò che desidera è ristabilire la sua verità. Soprattutto, la sua speranza è che qualcuno metta fuori gioco Camilla, una volta per tutte.

Il 7 giugno 1992, sul Sunday Times esce, nero su bianco, la cronaca del suo matrimonio, fallito per colpa di un’altra donna quanto di un marito incapace di rispettare la sua sposa. 

La regina Elisabetta II va su tutte le furie, capisce immediatamente che la nuora ha collaborato, che ne è la mente. Diana nega e continuerà a negare, forte dell’opinione pubblica che si schiererà compatta con lei. Carlo dice di volersi separare, Diana non vuole. Come  aveva fatto per il figlio Andrea e la moglie Sarah, Elisabetta impone sei mesi di riflessione e chiede ai due di trascorrere qualche giorno insieme. Ma Diana sale in macchina e riparte per Londra, da sola.

A quel punto sarà la Corona a scegliere per entrambi, dichiarando al mondo intero quanto i  sovrani hanno stabilito: «Dopo aver considerato la situazione attuale la Regina ha dato loro la sua opinione, sostenuta dal duca di Edimburgo, secondo la quale è auspicabile un divorzio precoce». 

Otto mesi dopo aver ricevuto quell’ultimatum, il 28 agosto 1996, Diana e Carlo divorziano ufficialmente. 

Piegata da un volere più grande di lei, spogliata anche del titolo di Sua Altezza Reale, Diana diviene  per tutti soltanto la Principessa del Galles, un’ulteriore umiliazione per Lady D che, da quel momento, si dovrà inchinare al suo ex marito, ai figli e ad una serie di reali minori.

Ma il destino sarà ancora più avverso e più crudele .

Passa poco, neanche un anno e nella notte di domenica 31 agosto, la Principessa Triste perde la vita in un tragico incidente stradale nel Tunnel dell’Alma, a Parigi. 

Diana Spencer è in compagnia del produttore Dodi Al-Fayed, suo nuovo fidanzato. La loro macchina sta attraversando  in piena notte la galleria: per sfuggire ai paparazzi che li perseguitano da giorni al fine di ottenere uno scoop sulla vicenda, l’autista perde il controllo della vettura e va a sbattere contro uno dei pilastri del tunnel.

Carlo e Diana, uno degli ultimi scatti insieme

Carlo e Diana, uno degli ultimi scatti insieme

Una morte improvvisa che la colpisce nel fiore degli anni, all’ apice della bellezza,  nonché forse, della  tanto agognata felicità; essere ricambiata in amore .

Tutto ingiusto, orribile quanto tristemente inevitabile.

Sebbene dopo il divorzio non avesse più il titolo Altezza Reale, a Lady Diana vengono comunque riservate le pubbliche esequie, certamente più in seguito alle reazioni del popolo britannico, fortemente legato alla Principessa, che ad altro. 

Il funerale fu celebrato il 6 settembre 1997. Un giorno grigio e buio per la famiglia, per l’Inghilterra e per il mondo intero. 

Impossibile dimenticare i quasi  tre milioni di sudditi che si riversarono a Londra, in quell’occasione,  per rendere omaggio alla Principessa del Popolo.

Londra, 6 Settembre 1997 , Funerale di Lady Diana

Londra, 6 Settembre 1997 , Funerale di Lady Diana

Di quel giorno verranno ricordate due cose: l’immagine angosciosa di due ragazzi rigidi e feriti, che camminano faccia a terra dietro la bara di una madre che li ha abbandonati troppo in fretta (al tempo William aveva quindici anni, mentre Harry solo dodici). E poi, un momento di vera magia: nel silenzio dell’Abbazia di Westminster, comunque gremita di gente, ecco echeggiare le note e la voce del cantante Elton John il quale, per rendere omaggio alla sua sfortunata amica, canta una nuova versione di Candle in the Wind, canzone scritta in onore di Marilyn Monroe anni prima, e riadattata per lei, la Principessa Triste.

I sudditi inglesi, o meglio, i  fan di tutto il mondo, hanno visto in Diana una donna buona, generosa e ben disposta verso il prossimo. Lo hanno dimostrato i fiori, le lettere lasciate di fronte a Buckingham Palace o sullo stesso luogo dell’incidente.

La principessa insieme ai figli William e Harry

La principessa insieme ai figli William e Harry

Di lei è  rimasto il ricordo di una donna semplice, fragile, il ricordo di una donna comune, che non si è mai vergognata di dimostrare le proprie debolezze al mondo, vittima di un sistema più grande e più forte di lei, una piccola grande Principessa alla ricerca di attenzioni, abile nel gestire la stampa britannica ma meno brava, forse, con le questioni sentimentali: una donna sensibile, alla costante ricerca di un amore vero, di quelli con la A maiuscola. Quasi non sembra un caso che abbia perso la vita nel corso di un tenero viaggio nel tentativo di costruire una nuova storia d’amore con l’elegante Dodi.

E pensare che  la nostra bella Principessa, aveva soltanto 36 anni quando è venuta a mancare. Avremmo senz’altro preferito per lei un’altro destino: come in tutte le fiabe che si rispettino, sarebbe stato gradito a tutti….un lieto fine, in barba al tema voluto da Filostrato  per questa quarta giornata decameroniana.

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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