Decameron – Ancora dieci giorni

di Barbara Chiarini e Simone Borri

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Proemio (*)

ovvero, dove I due autori si interrogano, ciascuno seguendo il corso dei propri pensieri e comunque rigorosamente ad un metro di distanza, sulle storie che racconteranno e sul senso che possono avere

(b.) In un altro momento doloroso della storia, quando la crisi umana stava sfociando in una crisi spirituale, quando i vincoli umani, civili e religiosi che costituiscono gli stessi fondamenti di una società stavano per sgretolarsi, in un lontano XIV secolo, Giovanni Boccaccio immaginò che dieci giovani superstiti, rimasti orfani o abbandonati dalla rispettive famiglie, decidessero di uscire dalle mura cittadine per sottrarsi alla morsa del morbo della peste, ritirandosi in una villa sulle pendici di Fiesole. Qui si posero il problema di trovare delle attività per far trascorrere il tempo e per non pensare all’epidemia che dilagava.

(s.) Sembravano cose di un tempo ormai lontano, come hai detto tu. Un medioevo che il progresso aveva relegato ormai nei libri di storia e di letteratura. Un passato a cui guardare più o meno orgogliosamente distaccati come il Pinocchio bambino aveva guardato il Pinocchio di legno, alla fine del romanzo di Collodi («Com’ero buffo quand’ero burattino…..»). E invece ci risiamo. Il nostro progresso di cui eravamo così orgogliosi è stato azzerato in pochi giorni. Siamo di nuovo chiusi in casa, in preda al terrore. E non abbiamo niente di meglio da fare per ingannare il tempo che raccontarci storie.

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(b.) Ai ragazzi del Boccaccio era nata infatti spontanea l’idea di sedersi tutti quanti in cerchio e raccontare a turno delle novelle. Trasformati in dieci novellatori, nell’arco di dieci giornate, davano sfogo alla loro immaginazione, scrivendo e raccontando cento novelle, ciascuna inserita in una propria cornice narrativa. Poi, sul finire del giorno, intonavano una ballata e sceglievano il re della giornata seguente. I temi spaziavano: dall’elogio della fortuna e dell’intraprendenza mercantile, agli amori infelici e gioiosi, fino alle beffe oppure agli esempi di magnificenza e cortesia.

decameron200324-005(s.) Noi siamo in due, per di più alle prese con un mondo che nel frattempo – se possibile – si è fatto molto ma molto più complicato. Con una vita domestica da mandare avanti (per quanto in condizione di segregati), un lavoro da reinventarsi ed un giornale da tenere sempre vivo, per non lasciare soli e disinformati i nostri lettori, nel nostro piccolo. E i temi d’attualità chissà se oggi possono essere gli stessi?

(b.) Il libro di Boccaccio è tutto qui: il racconto inteso come un rimedio efficace in un tempo di profonda crisi sociale, le storie come un antidoto alla paura della morte. Niente di strano perché è una verità assoluta che la scrittura e quindi conseguentemente la lettura siano uno dei fondamenti nella civiltà umana.

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(s.) Quante volte ce lo siamo detti? Scrivere è uno sfogo dell’anima. Per i più fortunati diventa arte. Per gli altri, per molti, diventa terapia. Leggere e scrivere può essere anche in questi giorni un potente antibiotico di supporto.

(b.) Sì, la fobia del Coronavirus è un problema pesantissimo, ma può essere anche l’occasione per ricordarci l’importanza della scrittura e della lettura in tempi di sconfortante vacuità comunicativa quale tutti stiamo vivendo in questo XXI secolo.

Ecco perché la nostra redazione ha voluto incanalare i dubbi, le paure, la rabbia ed ogni altro genere di emozione, ancora una volta, ancora di più nella scrittura, cercando di catalizzare il contraddittorio momento che tutti stiamo vivendo in dieci racconti di attualità, emulando lo spunto creativo che oltre sei secoli fa indusse Boccaccio a scrivere il Decameron per mano di quei dieci giovani che, per sopravvivere con la mente e con il corpo ai tempi cupi della peste, trovarono la volontà di riunirsi e costituire una lieta brigata di novellatori.

Infondo, anche noi, chiusi nelle nostre case, ci sentiamo un po’ come loro……

(s.) Già…. E come detto, siamo molti meno di loro. Di storie possiamo raccontarvene dieci, una al giorno. Con la speranza, tra dieci giorni, di essere assai più vicini a….. riveder le stelle.

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Prima giornata.

Cade di mercoledì 24 marzo. Essa è retta da Pampinea che non stabilisce nessun tema. Ciò nonostante le novelle sono prettamente religiose

Seconda giornata.

Cade di giovedì 25 marzo. Essa è retta da Filomena che per la prima volta stabilisce un tema al novellare, il tema della fortuna, quello di vicende o avventure imprevedibilmente a lieto fine, ovvero: «di chi da diverse cose infestato sia oltre alla sua speranza riuscito a lieto fine».

Terza giornata.

Cade di domenica 29 marzo, perché il venerdì ed il sabato non si novella. Essa è retta da Neifile che impone che si narri del tema dell’ingegno usato per realizzare i propri obiettivi e desideri, una cosa a lungo desiderata, ottenuta poi ritrovata: «Si ragiona, sotto il reggimento di Neifele, di chi alcuna cosa molto da lui desiderata con industria acquistasse o la perduta ricoverasse»

Quarta giornata

Cade di lunedì 30 marzo, il re è Filostrato ed il tema è dato dagli amori infelici: «si ragiona, sotto il reggimento di Filostrato di coloro il cui amore ebbero infelice fine»

Quinta giornata

Cade di martedì 31 marzo e regna Fiammetta: il tema sono gli amori contrastati ma conclusi felicemente, la felicita raggiunta dagli amanti dopo avventure e casi straordinari :«sotto il reggimento di Fiammetta si ragiona di ciò che alcun amante, dopo alcuni fieri o sventurati incidenti, felicemente avvenisse».

Sesta giornata

Cade di mercoledì 1 aprile. È retta da Elissa. Si narra di motti spiritosi e risposte argute, che ti tolgano dai guai: «Sotto il reggimento di Elissa si ragiona di chi con alcun leggiadro motto, tentato, si riscuotesse o con pronta risposta o avvenimento fuggì perdita o pericolo o scorno»

Settima giornata

Cade di giovedì 2 aprile: regna Dioneo che stabilisce come tema le beffe fatte per amore e per paura dalle donne ai loro amanti: «sotto il reggimento di Dioneo si ragiona delle beffe le quali o per amore o per salvamento di loro le donne hanno già fatte ai suoi mariti, senza essersene avveduti o si»

Ottava giornata

Cade di domenica 5 aprile: regna Lauretta e si narra di tutte le beffe fatte, di ogni genere: «Sotto il reggimento di Lauretta si ragiona di quelle beffe che tutto il giorno o donna a uomo o uomo a donna o l’uno uomo all’altro si fanno»

Nona giornata

Cade di lunedì 6 aprile. Essa è retta da Emilia e si parla di ciò che più gli piace

Decima giornata

Cade di martedì 7 aprile ed è sotto il regno di Panfilo. Si narra sui temi della liberalità e della magnificenza, di chi con cortesia e magnanimità ha avuto avventure d’amore o d’altro genere: «Sotto il reggimento di Panfilo si ragiona di chi liberamente o vero magnificamente alcuna cosa operasse intorno o’ fatti d’amore o d’altra cosa».

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(*) Proemio, parola arcaica e bruttissima con cui nell’italiano d’altri tempi si indicava l’introduzione, dal Greco πρός (“davanti”) e οίμος (“melodia”). Ciò che stava prima della narrazione dei cantori che come Omero tramandavano oralmente la letteratura del tempo

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