Chi vespa mangia le mele!

di Barbara Chiarini

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Gregory Peck e Audrey Hepburn in Vacanze romane (1953)

Purtroppo e per fortuna, nell’immediato Dopoguerra i magnifici aeroplani che aveva fabbricato la Piaggio non servivano più. Fu così che il 29 marzo del 1946 il brillante ingegnere aeronautico Corradino d’Ascanio, inventore dellelica a passo variabile, fu costretto da Enrico Piaggio ad abbandonare il sogno di costruire il primo elicottero italiano per dedicarsi interamente a un piccolo scooter che sarebbe entrato nella storia come fenomeno di costume.  Fu da subito uno dei più grandi prodigi dellindustria motoristica mondiale e delle più geniali intuizioni ingegneristiche della storia, un simbolo indelebile della volontà di rinascita di un popolo.

Sapete certamente di che cosa sto parlando. Si tratta della Vespa. Chi tra noi, figli di quegli anni (chi più, chi meno!) non ha desiderato possederne una?

Nata per riconvertire gli stabilimenti aeronautici Piaggio e diventata a sorpresa una vera e propria pietra miliare della cultura materiale contemporanea, ancora oggi è considerata unicona di stile e il simbolo delleccellenza italiana nel mondo, tanto da essere esposta in modo permanente al MoMa di New York.

Il primo sfortunato prototipo della Vespa risale al 1945 quando lingegner Renzi Spolti progettò negli stabilimenti di Biella (dove lazienda aveva spostato uomini e macchinari dopo loccupazione della sede di Pontedera da parte dellesercito tedesco nel 1943) la MP5 Paperino, così denominata in analogia alla Topolino, la prima macchina del popolo.

Il Paperino, pur vagamente simile ai futuri modelli di Vespa, presentava un ampio tunnel centrale che gli conferiva un aspetto goffo, tanto da meritarsi dalla critica l’appellativo di brutto anatroccolo!

Corradino D'Ascanio ed Enrico Piaggio (al centro) con il prototipo della Vespa

Corradino D’Ascanio ed Enrico Piaggio (al centro) con il prototipo della Vespa

Il progetto fu presto accantonato e il modello non venne più prodotto né commercializzato. Enrico Piaggio comprese che per realizzare qualcosa di realmente innovativo avrebbe dovuto scegliere un progettista la cui mente fosse sgombera da ogni concetto costruttivo riguardante una motocicletta. Scelse così di affidarne la progettazione all’Ing. D’Ascanio, progettista di alcuni modelli sperimentali di elicotteri e soprattutto uomo che detestava le motociclette: quindi la persona ideale per inventare qualcosa di completamente nuovo.

L’ingegnere detestava dover scavalcare una moto per sedercisi sopra, così sfruttò le sue conoscenze di progettista aeronautico per inventare la prima moto a scocca portante, priva di struttura tubolare in acciaio e, grazie a questo, priva di tunnel centrale. Adottò una sospensione anteriore ispirata a quella dei carrelli per aerei e creò un motore concettualmente derivato dai motori daccensione aeronautici. Spostò il cambio sul manubrio, ritenendolo molto più pratico da usare, coprì il motore con il telaio per rimediare alle frequenti perdite dolio che macchiavano i pantaloni (soluzione, questa, già adottata nellMP5), infine aggiunse la ruota di scorta, in quanto la maggior parte delle strade dellepoca erano in sterrato ed i motociclisti erano costretti a frequenti forature da rimediare con soluzione e toppe.

Enrico Piaggio: Sembra una vespa!

Enrico Piaggio: «Sembra una vespa!»

In ultimo, ma non meno importante, modellò la posizione di guida attorno al disegno di un uomo comodamente seduto su una poltrona, affinché la guida prolungata risultasse la meno affaticante possibile. Insomma, D’Ascanio fu la persona ideale per dare vita a qualcosa di nuovo. Secondo la leggenda, quando Enrico Piaggio la vide, rimase talmente sorpreso dalla forma del mezzo – parte centrale molto ampia e vita stretta – da esclamare subito: «sembra una vespa!».

Il nome diventò subito ufficiale. Era nata la Vespa! Il debutto in società avvenne al Circolo del Golf di Roma in una presentazione riservata a pochi fortunati ma lo stesso anno, alla Fiera di Milano, ci fu la possibilità per tutti gli italiani di potere toccare con mano linnovativo mezzo a due ruote.

Per la sua comodità, per la sua praticità e per il basso costo con cui uscì sul mercato, diventò in brevissimo tempo l’emblema della famiglia italiana, del lavoro e dei week-end fuori porta. In altre parole, la Vespa diventò l’icona dellottimismo, del benessere, della modernità, nonché il testimone damore per intere generazioni di fidanzati.

La prima pubblicità della mitica Vespa puntò tutto sull’originalità del mezzo e sui suoi pregi rispetto alle motociclette in commercio. «Non è una motocicletta – si legge sulla locandina dell’epoca – ma piuttosto una piccola vettura a due ruote. Si può continuare ad usare nella stagione invernale perché si è riparati dal fango, si viaggia rapidi, sicuri e confortevolmente, senza sporcarsi i vestiti con l’olio del motore e la polvere della strada».

vespa190328-002E fu subito negli anni Sessanta che Piaggio si rese conto del potere rivoluzionario della Vespa: erano gli anni del boom economico, della ribellione dei ragazzi, dei primi passi verso lemancipazione della donna e la Vespa incarnava tutti queste istanze di libertà. Con il lancio, nel 1963, della Vespa 50 iniziò l’era della Vespa come prodotto di massa, sogno dei giovani e simbolo di una generazione.

Prodotta in colori vivaci a adatta per la cilindrata ridotta anche ai giovanissimi, la Vespa fu poi accompagnata da una campagna pubblicitaria con lo slogan «Senza targa, senza patente» con Gianni Morandi ( idolo dei teen agers di allora) invitato a prenderne parte come testimonial deccezione. Il Vespino (come fu subito ribattezzato per le sue dimensioni ridotte ) diventò prima un cult e poi un evergreen.

Sul finire degli anni Sessanta fece poi il suo debutto l’immortale Vespa special, accompagnata dalla fortunata campagna pubblicitaria «Chi Vespa mangia le mele» ideata da Gilberto Filippetti, che siglerà per anni il grande e duraturo successo di questo modello (la Special è infatti considerata la vera icona degli anni del boom economico).

L’enorme successo, portò la Vespa ad essere protagonista della cultura di massa di quegli anni e di molti a seguire: per tutto il Novecento, ha rappresentato un mito giovanile capace di incarnare gli ideali di indipendenza e libertà, prima degli italiani e poi dei cittadini di tutto il mondo.

vespa190328-004Se ne hanno ampie testimonianze nella cinematografia dellultimo secolo: in Vacanze Romane, del 1953, Gregory Peck e Audrey Hepburn percorrono le strade della Capitale in sella ad una Vespa. Sei anni dopo, ne La dolce vita di Federico Fellini, si osservano i paparazzi romani scorrazzare a bordo dello scooter della Piaggio. Con il passare del tempo sarà praticamente onnipresente nelle pellicole italiane e conquisterà anche le scene internazionali, comparendo in famosi film quali Scarface, Good morning Vietnam e tanti altri più recenti.

Ad oggi la Vespa è uno dei prodotti di disegno industriale più famosi al mondo, simbolo del design italiano.

È dunque evidente come nonostante lo scorrere degli anni, essa sia rimasta uno degli esempi di design più riuscito al mondo. La sua linea, pur variando nel particolare, è rimasta inconfondibile nell’insieme: qualsiasi sia il modello, qualsiasi sia l’anno di produzione, le sue caratteristiche fondamentali rimangono impresse a tal punto che l’oggetto Vespa è identificabile in modo univoco.

Volendo celebrare la nascita dello scooter, il Times ha parlato di «un prodotto interamente italiano come non se ne vedevano da secoli dopo la biga romana!»

0nore dunque al popolo Italiano: pizza, maccheroni, genialità e….. Vespa!!!

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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