Buon compleanno, eroe

di Simone Borri

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Lui è di Springfield, non quella dei Simpson (che è una città immaginaria), ma quella della contea di Hampden, Massachussetts. Papà Bing era lo sceriffo della serie televisiva Bonanza. Lui era il ragazzino di varie altre serie, Gunsmoke, Daniel Boone, Il fuggitivo.

Nato nel 1951 il 17 di marzo, era predestinato come eroe disneyano per eccellenza. Infatti la Disney lo mise sotto contratto a nove anni, nel 1960, per la durata di dieci anni. Nel 1976 partecipò alle audizioni per il personaggio di Han Solo, poi andato all’allora sconosciuto Harrison Ford. Ma lui aveva un’altra strada da percorrere.

Kurt Russell si affermò come l’eroe prediletto di John Carpenter (La Cosa, Grosso guaio a Chinatown). Poi fu con Meryl Streep in Silkwood. Passava dal dramma alla commedia con facilità estrema, e per i suoi scanzonati personaggi avventurosi ed avventurieri rifiutava sempre le controfigure.

E’ stato il soldato Jack O’Neill che deve risolvere il mistero dello Stargate di Roland Emmerich. L’eroico firemen Stephen McCaffrey in Fuoco AssassinoBackdraft («Giù uno, giù tutti!») che lanciò come regista Ron Howard, l’ex Richie Cunningham di Happy Days. Era sul Poseidon nel remake di Wolfgang Petersen. Tarantino gli fece una lunga corte, non lo ottenne per Django Unchained ma lo imbarcò nel cast degli Hateful Eight, e poi di nuovo nel recente C’era una volta Hollywood.

Ha recitato accanto a mostri sacri come Sylvester Stallone, Tom Cruise, Mel Gibson, che spesso gli hanno rubato la scena. Ma i suoi personaggi si sono sempre fatti amare e convincono, come quando ha interpretato Herb Brooks, il leggendario coach della squadra U.S.A. di hockey che fece il Miracolo nel 1984 a Lake Placid, battendo la favoritissima Unione Sovietica nella finale olimpica.

A parere di chi scrive, però, di questa lunga e pregevole galleria di personaggi ce n’é uno che più di tutti lo ha consegnato alla storia del cinema.

1997fugadaNewYork200317-002Era il 1981, regista di nuovo l’amico John Carpenter. Il film è a tutt’oggi uno dei capolavori della fantascienza apocalittica, ed è ambientato in un mondo post-catastrofico che in questo periodo credo possa avere una particolare suggestione. 1997 Fuga da New York. La metropoli ormai ridotta ad un supercarcere dove vengono reclusi i peggiori delinquenti di un mondo senza più controllo da parte delle autorità. E dove cade per l’appunto l’aereo presidenziale.

Kurt Russell, come il James Bond di Sean Connery, entra in scena dopo qualche minuto dall’inizio del film. Viene convocato per recuperare e mettere in salvo il presidente. La parte doveva originariamente andare a Clint Eastwood, e lo script si ispirava per esplicita ammissione della produzione al Giustiziere della notte di Charles Bronson.

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Ma il personaggio di Bob Plisskeen è tagliato su misura per lui, Kurt Russell, e finalmente gli rende giustizia. Tra tanti personaggi di derivazione più o meno disneyana, ecco finalmente un grande antieroe. Quando si accomoda sulla sedia offertagli dal comandante della fortezza New York (Bob Hauk, interpretato dal grande Lee Van Cleef, già punta di diamante dell’epopea di Sergio Leone), inquietante con quella benda nera sull’occhio e quell’espressione sul volto di chi è pericolosamente disincantato da tutto e da tutti, che cosa gli sibila tagliando corto con i convenevoli?

Chiamami Jena…..

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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