Mia per sempre

di Barbara Chiarini

Domenica Rita Adriana Bertè, in arte Mia Martini (Bagnara Calabra, 20 settembre 1947 – Cardano al Campo, 12 maggio 1995)

Domenica Rita Adriana Bertè, in arte Mia Martini (Bagnara Calabra, 20 settembre 1947 – Cardano al Campo, 12 maggio 1995)

Giusto ieri, nel nostro articolo dedicato al Festival di Sanremo, avevamo pronunciato il suo nome.

Oggi dunque, a prescindere dal vincitore di questa Kermesse, a prescindere da quello che tutti i giornali scriveranno fin dalle prime ore dell’alba, noi andremo controcorrente per  soffermarci su colei che  per noi è stata la vera protagonista (sebbene non visibile) di questa 70esima edizione sanremese, la presenza canora più forte, la più percepita e partecipata: colei la cui storia, al tempo, mancò di un lieto fine, l’ immensa e mai dimenticata Mia Martini.

L’eco tragica della sua avventura umana si avverte ancora a distanza di molti anni, tra rimpianti tardivi e pentimenti inutili. Il Festival  ha un debito di gratitudine con quella donna del Sud esposta crudelmente e per troppo tempo al vento cattivo dell’ ignoranza che, fingendo fosse superstizione, è invece sfociata nella silenziosa violenza dell’emarginazione. 

Una voce straordinaria: probabilmente, al femminile, la più bella della musica leggera del Novecento, insieme a quella di Mina: la sorella di Loredana Berte’ salì per la prima volta sul palco di Sanremo nel 1982. Stava per essere inghiottita dal buco nero della calunnia;  per quanto strano possa sembrare, in quell’Italia là (ma pure in quella di oggi, temo) esistevano persone disposte ad attribuire ai loro simili, alcuni  nefasti poteri come  per esempio: «…non lo sai che il tale porta male?». 

Povera Mia e poveri noi! Era così brava con un microfono davanti che ben avrebbe potuto ignorare il coro delle maldicenze: ma siamo tutti fragili, soprattutto quando ci si sente soli. E lei fu lasciata sola: nonostante abbia presentato canzoni ineguagliabili come  E non finisce mica il cielo (che in un contesto normale avrebbero vinto sicuramente il festival), invece non è mai andata oltre al Premio della Critica,  vale a dire quello stesso trofeo che oggi, ribattezzato, porta il suo nome. 

Festival di Sanremo, 70esima edizione, Tiziano Ferro

Festival di Sanremo, 70esima edizione, Tiziano Ferro

La verità  è che la Martini era troppo per il Festival. Era troppo brava, troppo avanti, troppo sensibile. Si immedesimava nel brano che interpretava, lo dominava con la forza dello spirito: poteva permettersi qualunque virtuosismo.

Quando, nel 1989, la nebbia dei veleni prese a diradarsi, riapparve al concorso canoro con un gioiello che portava la firma anche di Bruno Lauzi, uno dei padri della scuola genovese: la canzone si intitolava Almeno tu nell’universo e di certo stiamo parlando di un brano che, nel tempo, non ha certo fatto piangere soltanto Tiziano Ferro! 

Chi mai nella vita non si è riconosciuto ( magari giusto per un attimo), in quel verso che dice «Sai, la gente è sola – Come può lei si consola». E sentirlo arrivare dalla rauca voce della Martini era come avvertire una lama sottile che entra nel cuore. 

Per non parlare di quando arrivò solamente seconda, nel 1992 con il brano  Gli uomini non cambiano, scritto niente meno che da un trio di autori del calibro di un Giancarlo Bigazzi, Marco Falagiani e Giuseppe “Beppe” Dati.

Festival di Sanremo, 70esima edizione: Achille Lauro e Annalisa

Festival di Sanremo, 70esima edizione: Achille Lauro e Annalisa

E quando giovedì, nella serata dedicata alle cover dei successi sanremesi, l’ho vista messa in scena (perché tutto si poteva fare tranne che ascoltare!)  da un Achille Lauro travestito da David Bowie in coppia con Annalisa, sono rimasta piuttosto interdetta. Ma così gira il mondo e tutto fa spettacolo! 

Chissà, forse è vero che gli Uomini non Cambiano, ma se oggi, ad oltre trent’anni dalla sua morte, è così grande la voglia di riportare su quel palco una delle più brave interpreti della canzone italiana,  è altresì vero che quelle sue lotte, alla fine, hanno avuto un senso.

E comunque sia andata l’interpretazione della scorsa sera a noi va bene ugualmente perché  è  ugualmente emerso quel tratto unico che  faceva di Mimì una creatura anomala rispetto al contenuto nazionalpopolare di un evento quale è Sanremo.  

Vogliamo essere sinceri fino infondo? Di lei, ci ricordiamo tutti. 

Di tanti primi classificati, invece, abbiamo smarrito felicemente la memoria!

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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