Le campane di Notre-Dame

di Simone Borri

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Era nato il 26 febbraio 1802 a Besançon in Borgogna, provincia francese, provincia del Primo Impero napoleonico. Figlio di un generale rimasto a governare l’Italia dopo la campagna di Bonaparte, non era destinato al mestiere delle armi, ma a quello della penna.

E che mestiere. Victor Hugo era destinato a diventare uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi non solo francesi, ma in assoluto. Figurarsi se poteva inquadrarsi nella Restaurazione che pretese di riportare l’Europa all’Ancien Régime dopo il 1815. La Francia stessa a malapena poteva, e covava sogni di revanscismo mischiati a quelli di liberalismo. Tra le file dei letterati in cui il giovane Victor-Marie si arruolò già da adolescente, imperversava la nascente nouvelle vague del Romanticismo.

Victor-Marie Hugo (Besançon, 26 febbraio 1802 – Parigi, 22 maggio 1885)

Victor-Marie Hugo (Besançon, 26 febbraio 1802 – Parigi, 22 maggio 1885)

Il giovanotto aveva le idee chiare, abbondanti numeri per esprimerle letterariamente e una ambizione sconfinata. «Voglio essere o Chateaubriand o niente», scriveva nel suo diario già a quattordici anni. François-René de Chateaubriand era considerato già dai suoi contemporanei il capostipite del Romanticismo. Victor Hugo l’avrebbe di gran lunga superato. Poeta, commediografo e romanziere, a neanche trent’anni avrebbe consegnato alla storia della letteratura i suoi primi capolavori immortali. Come quell’Ernani che smontò senza pietà o timore reverenziale ma con grande risultato artistico nientemeno che la poetica di Aristotele che ingessava il teatro da quasi duemila anni, mandando in soffitta le sue famigerate unità di tempo, di luogo e di azione, insieme ad altre convenzioni artificiose. Nel teatro di Hugo, i popolani parlano finalmente da popolani, imprecando e dicendo volgarità, e non più da aristocratici forbiti.

Anche nei romanzi di Hugo i popolani sono ritratti come erano veramente. Hugo li aveva osservati, aveva vissuto in mezzo a loro, si era fatto paladino dei loro diritti. Progressista senza essere socialista, nato sotto l’Impero del primo Napoleone, si sarebbe battuto contro l’affermarsi di quello del terzo, e avrebbe vissuto a lungo in esilio, tornando in patria solo dopo la vittoria prussiana a Sedan del 1870.

Dall’esilio, avrebbe raccontato con realismo pari al talento la vera vita del popolo parigino ne I miserabili, quella degli emarginati nell’Uomo che ride, per citare soltanto i suoi massimi capolavori. Quando morì, nel 1885, il popolo francese gli tributò il massimo degli onori tumulandolo nel Pantheon accanto ad Alexandre Dumas e ad Emile Zola. Gli Dei della letteratura francese.

La massima suggestione ed efficacia poetica di tutta la sua opera l’aveva forse raggiunta già in quella gioventù in cui si era scoperto grande scrittore e grande alfiere del Romanticismo al di là di ogni modello e archetipo. L’anno dopo Ernani, aveva dato alle stampe Notre-Dame de Paris, la favola tragica di Quasimodo ed Esmeralda, lo storpio campanaro innamorato della bella e sfortunata zingara, perseguitata dalle autorità ecclesiastiche incarnate dal giudice Claude Frollo, il vero mostro di quella storia.

Capolavoro del romanzo gotico e romantico per eccellenza, la tragedia dal finale tutt’altro che lieto sarebbe stata scelta a sorpresa dalla più grande fabbrica di favole per bambini ed adulti del secolo successivo, la Walt Disney Productions, per la realizzazione del 34° lungometraggio classico della major californiana dei cartoni animati.

Capolavori a confronto: il Gobbo della Walt Disney e quello di Gustave Doré

Capolavori a confronto: il Gobbo della Walt Disney e quello di Gustave Doré

La decisione, malgrado Hugo sia a tutt’oggi uno degli autori più amati, destò notevoli perplessità. Al botteghino e presso la critica The Hunchback of Notre-Dame, la storia riadattata del gobbo campanaro, ebbe un’accoglienza incerta. L’aspetto di Quasimodo e la sua storia triste e cupa spaventavano i bambini, ma commuovevano gli adulti come quando li avevano incontrati sulle pagine del libro. E il lieto fine, con Esmeralda che contrariamente al libro si salva ed il gobbo che trionfa sul malvagio giudice, non guastava affatto.

Il gobbo di Notre-Dame è un gioiellino, così come il libro da cui è tratto è una pietra preziosa. Walt Disney come Victor Hugo. Il tutto, come sempre, impreziosito da grande musica, come quella appositamente composta da Alan Menken e Stephen Schwartz. Le campane di Notre-Dame, in particolare, catapultano subito lo spettatore nella torbida e magica atmosfera della più gotica e inquietante delle storie Disney, tratta dalla più tragica e suggestiva delle pièces di Victor Hugo.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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