La bambina con la valigia

di Simone Borri

EgeaHaffner200207-002

Si avvicina il Giorno del Ricordo. Anche quest’anno chi ha celebrato con enfasi pochi giorni prima la Giornata della Memoria, si prepara a vivere una pesante amnesia pochi giorni dopo per il Ricordo.
E’ dura ricordare, soprattutto quando si tratta delle proprie malefatte. Molto meglio – per chi le ha commesse e tuttavia ancora si trova di riffa o di raffa a governare il paese – il Silenzio. D’ordinanza o fuori ordinanza, purché sia silenzio.
Colpisce in particolare, per quanto si tratti di una persona che proprio non riesce mai a stare zitto a proposito di qualunque argomento (purché trattato con vuota ed indisponente retorica), quello del sig. Mattarella, che ancora tra l’altro non ha speso una parola per stigmatizzare la vergognosa presa di posizione dell’ANPI (ormai ridotto ad ente inutile e fiancheggiatore del partito democratico né più e né meno delle Sardine) a proposito delle Foibe.
Il Silenzio degli Innocenti sarebbe previsto anche quest’anno da pare delle nostre Istituzioni. O al limite, la gazzarra degli antagonisti dei centri sociali qualora gli italiani che si sentono ancora tali insistessero a commemorare i Martiri delle Foibe nelle rare strade e piazze a loro intitolate nelle nostre città.
E tuttavia, quest’anno un’aria diversa in qualche modo si respira, alla faccia di un presidente e di un governo che non rappresentano più nessuno se non la propria parte. Quella che paga loro lo stipendio.
L’anno scorso chiusi le mie commemorazioni salutando Norma Cossetto e la memoria del suo martirio, finalmente rievocata dopo 70 di stupro continuativo e consapevole da parte delle sinistre di fatto fiancheggiatrici degli assassini slavi.

Egea Haffner

Egea Haffner

Sorridi, Norma, abbiamo vinto, chiusi così l’ultimo articolo. Era qualcosa di più di un auspicio, la gente – non solo gli istriani sopravvissuti – usciva fuori e finalmente trovava il coraggio di raccontare la sua storia. E trovava finalmente audience nella nostra comunità nazionale. Sempre meno del Festival di Sanremo, s’intende, ma insomma il film Red Land l’aveva visto il 18% dello share di pubblico televisivo, tanta roba.
Quest’anno riparto da Sorridi, Egea, abbiamo vinto. Egea è una signora di settantotto anni che adesso vive a Rovereto. Settantatre anni fa o giù di lì era quella bambina in fuga da Pola con in mano una valigia ed un cartello con su scritto esule giuliana. Una foto che da allora fa stringere il cuore a tutti coloro che non si sono fatti avvelenare l’anima o corrompere per interesse dalla dottrina comunista e dai suoi derivati.
Si riparte da lei. Si riparte soprattutto con una attenzione da parte dell’opinione pubblica che fino a poco tempo fa era un sogno sperare di ottenere. La bambina con la valigia è sopravvissuta come i reduci di Auschwitz, ma a differenza loro adesso non chiede cittadinanze onorarie, né l’istituzione di commissioni parlamentari, né discorsi di Mattarella.
Chiede solo rispetto per la memoria del suo babbo infoibato e per la sofferenza che – sono certo per esperienza quasi diretta – in questi settant’anni trascorsi non l’ha mai abbandonata.
Sono certo che abbiamo vinto davvero. E quel rispetto Norma, Egea e tutti gli altri stavolta finalmente lo avranno.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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