Il discorso del re

di Simone Borri

Colin Firth e Geoffrey Rush nel Discorso del Re

Colin Firth e Geoffrey Rush nel Discorso del Re

Non avrebbe dovuto diventare re. Ma gli eventi presero un corso tale che non soltanto la corona d’Inghilterra finì per essere deposta proprio sulla sua testa, ma ciò avvenne alla vigilia di quella che sarebbe passata alla storia come l’ora più buia del suo paese, e che Winston Churchill avrebbe poi ribattezzato come la sua ora più grande.

Giorgio V Windsor era stato un grande re, carismatico. Era stato il sovrano che aveva guidato la nazione alla vittoria nella Grande Guerra. Era morto nel gennaio del 1936, lasciando la scena quando già dal continente soffiavano i primi venti di una nuova possibile e assai più devastante guerra, a seguito del riarmo della Germania ad opera di Adolf Hitler.

Al centro a sinistra Giorgio VI, al centro a destra Edoardo VIII

Al centro a sinistra Giorgio VI, al centro a destra Edoardo VIII

Dei due figli maschi del re scomparso, la successione toccava al primogenito Edward. Bello, aitante e dotato di un certo carisma come il padre, era, ragionando in termini moderni, un personaggio da jet set. Anzi, fu proprio lui ad inventare il jet set, inaugurando la stagione degli scandali reali e della vita delle teste coronate raccontata dai rotocalchi.

La sua unione con la divorziata americana Wallis Simpson, sospettata per di più a torto o a ragione di simpatie e di liaisons filo-tedesche, spaccò in due l’Inghilterra e impose entro la fine di quel fatidico e drammatico 1936 una scelta pesantissima all’erede di Giorgio V, nel frattempo salito al trono come Edoardo VIII: o l’amore o il trono.

Tutti sanno quale fu la scelta del giovane re. Alla fine di quell’anno la corona più prestigiosa del mondo passò sulla testa del più giovane fratello, il principe Albert duca di York. Il quale soffriva molto il confronto con l’assai più fotogenico e popolare fratello maggiore. Il re che prese il nome di Giorgio VI era d’aspetto e di portamento un uomo decisamente classificabile come normale. A common man, afflitto per di più da un fastidioso handicap, la balbuzie, che gli rese un supplizio i primi anni di apparizioni e di discorsi in pubblico secondo quanto stabiliva il protocollo reale.

Colin Firth ed Helena Bonham Carter (Elizabeth duchessa di York) nel film

Colin Firth ed Helena Bonham Carter (Elizabeth duchessa di York) nel film

Tutti sanno anche questa, di storia. Anche se non ne conoscevano molti particolari almeno fino all’uscita nel 2010 dello splendido film di Tom Hooper: The King’s Speech, Il discorso del re. La splendida interpretazione di Colin Firth nei panni dell’afflitto ma volitivo sovrano e di un altrettanto ispirato Geoffrey Rush nei panni del suo logopedista australiano – per tacere di tutti gli altri azzeccatissimi protagonisti del film, a cominciare dalla giovanissima Freya Wilson nei panni dell’attuale sovrana Elisabetta II, allora principessa bambina e primogenita del re – hanno reso in maniera superba quella drammatica vicenda culminata nel più drammatico dei discorsi della storia inglese.

Il discorso, tutti sanno anche questo, è quello tenuto da Sua Maestà a Buckingham Palace, in uno studio appositamente allestitogli dalla BBC, il 3 settembre 1939, subito dopo la dichiarazione di guerra di Gran Bretagna e Francia alla Germania nazista a seguito dell’invasione della Polonia. Il mondo ancora libero riuscì a sentire per radio le parole di quel re coraggioso come il popolo a cui le rivolgeva. Gli spettatori del film di Hooper hanno potuto assistere alla magistrale direzione d’orchestra del logopedista Lionel Logue che detta i tempi e le pause del discorso ad un Giorgio VI che quel giorno si merita finalmente il nome che porta, dimostrandosi un re non meno degno del padre. Capace di guidare un paese alla vittoria per la seconda volta nella vita della sua generazione.

3 settembre 1939, Giorgio VI si rivolge alla nazione

3 settembre 1939, Giorgio VI si rivolge alla nazione

l’Inghilterra ricorda e tributa imperitura gloria ai discorsi del suo premier Winston Churchill, ma anche questo discorso del re non resterà di minore importanza, nel tempo a venire.

DiscorsodelRe200206-005Re Giorgio VI sopravvisse insieme al suo paese alla più terribile delle guerre finora combattute dall’uomo, e si spense a Sandrigham, nella tenuta reale dove tutt’ora sua figlia Elisabetta si reca per la villeggiatura reale, il 6 febbraio 1952. Da quel giorno sua figlia ha festeggiato in carica addirittura il giubileo di zaffiro (65 anni) e oggi celebra il 68° anniversario della sua successione al trono della Corte di San Giacomo, il trono di Gran Bretagna. Se Dio continuerà a salvare la Regina, come prega il suo popolo in ogni circostanza in cui canta l’inno nazionale, per Elisabetta figlia di Giorgio – il re che fece il discorso più difficile ed importante della storia inglese – si profila la possibilità di passare alla storia come la più longeva delle sovrane.

Per accompagnare degnamente questa storia lunga e densa di eventi importanti, abbiamo scelto di ripetere il brano del giorno di qualche tempo fa. Era appena terminata la fiction RAI La porta rossa, della quale su questa Sinfonia n. 7 in la maggiore Op. 92 composta da Ludwig van Beethoven scorrevano i titoli di coda. Tom Hooper l’aveva già scelta qualche anno prima per fare da colonna sonora al discorso recitato da Colin Firth. Un’ottima scelta per un grande film che ha raccontato una storia ancora più grande.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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