Gotta catch ‘em all!

di Simone Borri

Pokemon200227-001Appartengo alla generazione che ha avuto una infanzia resa meravigliosa dai cartoni animati di Walt Disney, di Hannah & Barbera, della Warner Bros. Paperino, l’orso Yoghi, Gatto Silvestro sono stati compagni di avventura per noi fantastici, anche se rispetto a quanto succede oggi il tempo trascorso con loro per noi era poco: la mezz’ora della TV dei ragazzi, qualche minuto prima di cena, il film di Natale della Disney. Ma valeva la pena aspettare. E ancora oggi che ci avviciniamo all’età che allora avevano i nostri nonni, se ci capita sotto gli occhi un cartoon di Paperino ci fermiamo ancora incantati davanti alla TV.

Francobollo giapponese dedicato a Pikachu

Francobollo giapponese dedicato a Pikachu

Appartengo alla generazione che cominciava ad essere un po’ grandicella per appassionarsi e restare davanti alla TV quando l’Impero del Sol Levante lanciò i suoi manga alla conquista dell’occidente. Goldrake Ufo Robot ed il Grande Mazinga in compenso fecero strage nei cuori dei nostri fratellini e sorelline più piccoli, e anche noi – quando non c’era nessuno a guardarci e la nostra maggiore età non rischiava di essere messa in discussione – un occhio con la dovuta nonchalance glielo buttavamo.

La grafica era insoddisfacente, per chi era cresciuto a pane e Disney. Ma le storie avevano un loro fascino. La fantascienza giapponese del resto aveva conquistato i nostri cinema parrocchiali da tempo. Godzilla, i mostri ANIVA, gli alieni di Vega alla conquista della Terra e gli eroi robotizzati che combattevano per difenderla avevano aperto una breccia che Goldrake oltrepassò senza difficoltà.

Francobollo giapponese dedicato al pokemon Mew

Francobollo giapponese dedicato al pokemon Mew

Non era finita lì. Appartengo alla generazione che vide i propri bambini ancora piccoli impazzire da un giorno all’altro per dei pupazzetti strani e buffi, che all’apparenza sembravano come tanti altri ma che come tanti altri (eccezion fatta forse soltanto per i dinosauri di Jurassic Park) non si rivelarono. Una nuova ondata di mostriciattoli si rovesciava sulle nostre case, le nostre scuole, dovunque nel nostro occidente in cui la Walt Disney era ormai rimasta sola a difendere la nostra civiltà dei cartoni. Erano arrivati i Pokemon.

Pocket Monsters, mostri tascabili. Che di mostruoso non avevano nulla, anzi sembravano più che altro animaletti domestici, d’affezione. Il loro creatore, Satoshi Tajiri, era il classico giapponese moderno, combattuto tra una globalizzazione a guida anglosassone ed il richiamo di una tradizione culturale autoctona che neanche il dopoguerra aveva potuto disperdere.

GameBoy Advance anni 90

GameBoy Advance anni 90

Come tutti i bambini del suo paese, Tajiri aveva avuto il gusto (tutto tipicamente e a volte sinistramente orientale) del collezionismo di insetti ed animaletti vari. Essendo un informatico degli anni novanta, aveva avuto un’idea semplice e straordinaria: tirarne fuori un software per un gioco da consolle. Erano gli anni dell’esplosione del GameBoy della Nintendo, che stava alla Playstation come i primi PC portatili stavano ai vecchi mastodontici computer di una volta.

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Tajiri si immaginò il suo eroe, il ragazzo giapponese americanizzato Ash Ketchum, partire per il mondo alla ricerca ed alla cattura di questi animaletti dai poteri magici, a partire dal primo che sembrava fatto apposta per conquistare il cuore dei bambini: Pikachu, il pokemon giallo che sembrava tanto il cagnolino o il gattino che tutti avevano avuto o sognavano di avere regalato prima o poi da papà e mamma.

Schermata del combattimento tra pokemon su GameBoy

Schermata del combattimento tra pokemon su GameBoy

Per la prima volta, il gioco nacque prima del cartoon. Anzi, quando uscì il cartoon alla TV ed al cinema, da tempo mezzo mondo infantile giocava a Pokemon Rosso o Pokemon Blu. E collezionava i Pokemon in vendita in qualsiasi negozio di giocattoli. Il 27 febbraio 1996 uscì il primo videogame Nintendo, neanche un anno dopo il primo episodio della prima serie Pokemon spopolava alla TV giapponese, e di lì saltava in un baleno nelle nostre.

Sfera Poké

Sfera Poké

Tra mille polemiche. Per quanto Tajiri avesse immaginato combattimenti e guerrieri che non spargono mai sangue e che vengono sconfitti soltanto cadendo esausti ed addormentati per la perdita delle loro energie combattive, alla sensibilità occidentale dava fastidio il pensiiero di animali tenuti perennemente in cattività (all’interno della sfera Poké, altro feticcio infantile di quegli anni), tranne quando venivano liberati per combattere contro i campioni di altri avversari. E soprattutto, c’era sempre il fastidio di quella grafica approssimativa, che produceva mostriciattoli tutto sommato carini a vedersi ma umani dalle sembianze invariabilmente inguardabili e panorami ed effetti ripetitivi e rozzi.

Ma ai nostri bambini andava bene così, e ci zittivano sempre perdendosi nei labirinti e nelle avventure della Nintendo, o davanti alla televisione dove Ash Ketchum e Pikachu ogni giorno rinnovavano una magia che a noi pareva assurda e per loro pareva invece reale e totale.

Paperino alla fine era stato catturato da Pikachu, e adesso era confinato nella sfera Poké dei nostri figli. Tajiri aveva vinto la guerra dei cartoons e sconfitto il colosso Disney, vendicando Yamamoto. Era il Signore dei Cartoni. Lo sarebbe rimasto almeno fino all’avvento di Dragonball. Ma questa è un’altra storia.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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